Dal genocidio alla speranza: un sacerdote in Ruanda

Pasteur Uwubashye è sacerdote della diocesi di Nyundo, in Ruanda. Il suo vocazione è al servizio della riconciliazione e della formazione di altri sacerdoti. È nato a Kigeyo, nel distretto di Rutsiro, nella parte occidentale del Paese, e attualmente si trova a Roma, dove sta frequentando il primo anno della Laurea in Filosofia presso la Pontificia Università della Santa Croce, grazie a un contributo della Fondazione CARF.

La storia di Pasteur inizia con un'infanzia segnata dall'orfanità e dalla figura determinante di suo nonno, catechista per decenni, che gli insegnò a pregare in famiglia e ad amare la Eucaristia. È anche la storia di una diocesi profondamente segnata dal genocidio del 1994, in cui trentacinque sacerdoti furono assassinati e la comunità cattolica rimase gravemente ferita.

Pasteur ha un obiettivo chiaro: aiutare il popolo ruandese a riscoprire il valore di ogni persona umana, dopo una violenza che ha negato tale valore in modo radicale. Per questo insiste sul fatto che la formazione che riceve non è solo per lui, ma per i giovani con cui ha lavorato, per i sacerdoti della sua diocesi e per un Paese che ancora cerca la riconciliazione e la pace.

«Il mio nome è Pasteur Uwubashye e sono un sacerdote della diocesi di Nyundo, in Ruanda. Sono nato il 4 marzo 1988 nel settore di Kigeyo, distretto di Rutsiro, nella provincia occidentale.

I miei genitori, Gérard Musugusugu e Pascasie Nabonibo, sono deceduti quando ero ancora un bambino.

Comunidad parroquial de la diócesis de Nyundo, en Ruanda, reunida tras una celebración junto a su sacerdote.
Fedeli di una parrocchia a Nyundo, in Ruanda, insieme al loro sacerdote dopo una celebrazione.

Un nonno catechista che gli ha insegnato a pregare

«Da allora sono stato cresciuto da mio nonno paterno, Gérard Mvunabandi, che è stato catechista per quarantacinque anni nella mia parrocchia natale di Biruyi. Ha influenzato profondamente la mia Vita cristiana. A lui devo la mia fede.

Fin da piccolo mi ha insegnato a pregare. Ogni mattina e ogni sera pregavamo insieme in famiglia, e ogni membro aveva un giorno assegnato per guidare la preghiera. In questo modo ho imparato le preghiere del mattino e della sera, il Rosario, e anche ad assistere gli altri nella preghiera.

Mio nonno mi ha trasmesso l'amore per la Santa Messa. Nutriva grande rispetto e affetto per i sacerdoti, che gli facevano spesso visita. Questo rapporto di vicinanza ha suscitato in me un profondo amore per la Chiesa e il desiderio di diventare sacerdote. Il giorno della mia ordinazione è stato per lui motivo di grande gioia. È deceduto nel marzo 2023, all'età di 93 anni.

Quindici anni di formazione: alla ricerca della sua vocazione sacerdotale

Dopo aver frequentato la scuola primaria e secondaria nel seminario minore San Pio X di Nyundo, Pasteur ha completato gli studi ecclesiastici superiori ed è stato ordinato sacerdote il 13 luglio 2019 dal vescovo Anaclet Mwumvaneza, nella sua parrocchia natale di Biruyi.

È stato assegnato alla parrocchia di Nyange come economo parrocchiale, coordinatore pastorale dei bambini e direttore del coro. Nel 2021 è stato nominato cappellano. diocesano per la pastorale giovanile nella zona di Kibuye, incarico che ha svolto per sei anni.

«Ringrazio Dio per i frutti di questo ministero, in particolare per l'aumento del numero di cori e per il coinvolgimento di bambini e giovani nella vita della Chiesa. Chiesa», spiega. La diocesi di Nyundo è divisa in due zone: Gisenyi, a maggioranza cattolica, e Kibuye, dove convivono diverse confessioni religiose.

In quest'ultima, Pasteur e altri sacerdoti si sono impegnati per avvicinare i giovani, riunirli, aiutarli ad amare la Chiesa, incoraggiarli a pregare, a partecipare ad attività salutari e a sostenersi a vicenda nella fede.

Durante la pandemia di Covid, molti giovani hanno offerto assistenza alle persone più vulnerabili quando la fame minacciava numerose famiglie. Questa solidarietà ha lasciato un segno profondo nella comunità e ha portato diversi giovani di altre confessioni religiose ad avvicinarsi alla Chiesa cattolica.

Il genocidio del 1994 e la scelta degli studi

Il Ruanda continua a essere segnato dalle divisioni etniche tra Hutu e Tutsi, che hanno portato al genocidio dei Tutsi nel 1994. Questo evento continua a influenzare la vita sociale e spirituale del Paese.

Per questo motivo, Pasteur ha deciso di studiare etica e antropologia: «il popolo ruandese ha ancora bisogno di riscoprire il valore della persona umana e il senso della sua esistenza».

Nella sua diocesi, Nyundo, il genocidio ebbe un impatto particolarmente grave: oltre a migliaia di fedeli uccisi, morirono circa trenta sacerdoti. La ricostruzione fu lenta e difficile.

Grazie all'impegno del vescovo dell'epoca, furono restaurate chiese e presbiteri e furono incoraggiate le vocazioni. Oggi la diocesi conta circa 120 sacerdoti al servizio di 30 parrocchie.

Estudiantes y religiosas en un centro educativo católico de la diócesis de Nyundo, en Ruanda, junto a sacerdotes.
Studenti, suore e sacerdoti in un istituto scolastico, dove la formazione umana e cristiana è parte essenziale della missione pastorale.

Carenza di formatori e necessità di supporto

Tuttavia, dopo il genocidio, molti sacerdoti furono assegnati in via prioritaria alle parrocchie bisognose, limitando così la possibilità di inviarne alcuni a seguire studi superiori. Ciò ha ridotto il numero di formatori disponibili nei seminari maggiori e in altri servizi diocesani che richiedono una preparazione accademica.

Attualmente, la diocesi dispone di un numero molto limitato di formatori stabili. Per questo motivo, esiste un programma di formazione continua per sacerdoti, volto a condividere le conoscenze acquisite da coloro che hanno avuto la possibilità di studiare all'estero.

Il vescovo continua a investire nella formazione sacerdotale, ma le risorse sono limitate. In questo contesto, il sostegno di istituzioni come la Fondazione CARF è fondamentale.

Studiare a Roma per servire meglio

Dal 10 settembre 2025, Pasteur si trova in Italia, presso l'Università Pontificia della Santa Croce. Considera questa esperienza come un'opportunità che porterà benefici non solo a lui, ma anche alla sua diocesi e al suo Paese.

Ringrazia il suo vescovo per la fiducia, l'università per l'accoglienza e la Fondazione CARF per l'aiuto ricevuto, un sostegno molto prezioso per una diocesi che ancora subisce le conseguenze del genocidio e necessita di sacerdoti ben formati per servire al meglio il suo popolo.


Gerardo FerraraLaureata in Storia e Scienze politiche, specializzata in Medio Oriente.
Responsabile per gli studenti dell'Università della Santa Croce a Roma.



Solennità di Maria, Madre di Dio

Il 1 gennaio, la Chiesa cattolica celebra la Solennità di Santa Maria, Madre di Dio. Non si tratta di una conclusione benevola del periodo natalizio né di un'aggiunta devozionale al calendario liturgico. È un'affermazione dottrinale di primaria importanza: in Maria si gioca la verità di chi è Gesù Cristo. Per un cattolico del 2026, questa festa continua a essere un riferimento decisivo per comprendere la fede, la dignità della persona e il senso cristiano del tempo.

L'origine della solennità di Santa Maria

La celebrazione di Maria come Madre di Dio affonda le sue radici nei primi secoli del cristianesimo. Non nasce da una devozione popolare sfrenata, ma da una controversia teologica centrale: chi è realmente Gesù di Nazareth. Nel V secolo, la discussione su Nestorio – che rifiutava di chiamare Maria Theotokos (Madre di Dio) e preferiva il titolo Christotokos (Madre di Cristo) – ha costretto la Chiesa a precisare la propria fede.

Il Concilio di Efeso (431) dichiarò che Maria è veramente Madre di Dio perché il Figlio che nasce da lei è una sola Persona, divina, che assume pienamente la natura umana. Non si tratta di affermare che Maria preceda Dio o sia origine della divinità, ma di affermare che Il soggetto della nascita è Dio fatto uomo.. Separare la La maternità di Maria La negazione della divinità di Cristo implica frammentare il mistero dell'Incarnazione.

Da allora, la maternità divina è diventata una pietra miliare della fede cristiana. La liturgia romana ha fissato questa celebrazione il 1° gennaio, otto giorni dopo Natale, seguendo l'antica tradizione biblica dell'ottava, per sottolineare che il Bambino nato a Betlemme è lo stesso Signore professato dalla Chiesa.

Il significato teologico: Maria garantisce la veridicità dell'Incarnazione

Celebrare Maria come Madre di Dio è, prima di tutto, un'espressione di gratitudine per il dono della vita. confessione cristologica. La Chiesa non concentra la propria attenzione su Maria per isolarla, ma per proteggere il nucleo della fede: Gesù Cristo è vero Dio e vero uomo. Maria non è un'aggiunta, ma il luogo concreto in cui Dio entra nella storia.

La maternità di Maria implica che Dio ha assunto una genealogia, un corpo, un tempo. Non si incarna in modo simbolico o apparente. In lei, Dio accetta di dipendere, crescere, essere accudito. Per questo motivo, questa solennità ha conseguenze profonde per l'antropologia cristiana: la carne, la storia e la maternità non sono realtà secondarie, ma spazi in cui Dio agisce.

Da questo punto di vista, Maria non è una figura idealizzata o distante. È una donna reale, inserita in un contesto storico concreto, che risponde liberamente all'iniziativa di Dio. La sua fede non elimina l'oscurità né l'incertezza, ma le attraversa. Il Vangelo del giorno la presenta mentre “conserva tutte queste cose e le medita nel suo cuore”: una fede riflessiva, non ingenua; silenziosa, ma salda.

Una festa per iniziare l'anno: tempo di pace cristiana

Il fatto che questa solennità sia celebrata il primo giorno dell'anno non è casuale. La Chiesa propone di iniziare il tempo civile da una prospettiva teologica: il tempo ha senso perché Dio vi è entrato. Per il cattolico del 2026, immerso in una cultura frenetica, frammentata e caratterizzata dall'incertezza, questa affermazione risulta particolarmente attuale.

Inoltre, dal 1968, il 1° gennaio è associato alla Giornata Mondiale della Pace. Non come uno slogan, ma come una conseguenza logica: se Dio ha assunto la condizione umana, ogni vita umana ha una dignità inviolabile. Maria, come Madre di Dio, diventa anche un punto di riferimento per una visione cristiana della pace, intesa non solo come assenza di guerra, ma come ordine giusto, riconciliazione e cura dei più vulnerabili.

In un contesto globale caratterizzato da conflitti armati, tensioni culturali e crisi di significato, questa solennità ricorda che la pace non si costruisce solo con strutture, ma con uno sguardo corretto sull'essere umano. La maternità di Maria afferma che nessuno è sacrificabile e che la storia non è priva di significato.

Maria, Madre di Dio e madre dei cristiani oggi

Per il credente contemporaneo, la solennità di Santa Maria, Madre di Dio, non è una celebrazione arcaica. Essa interpella direttamente la vita cristiana. Maria appare come modello di fede matura, capace di integrare ragione, libertà e obbedienza. La sua maternità non è passiva: implica responsabilità, rischio e perseveranza.

San Josemaría Escrivá sottolineava che rivolgersi a Maria non è una fuga sentimentale, ma una scuola di vita cristiana concreta. In essa si impara ad accogliere la volontà di Dio nelle cose ordinarie, a vivere la fede senza clamore e a sostenere la speranza quando non tutto è comprensibile.

A questo punto, il lavoro di istituzioni come la Fondazione CARF assume particolare rilevanza. Formare sacerdoti e seminaristi per una Chiesa fedele alla verità dell'Incarnazione implica trasmettere una teologia solida, radicata nella tradizione e capace di dialogare con il mondo attuale. La maternità divina di Maria non è un tema marginale, ma una chiave per una formazione integrale: dottrinale, spirituale e pastorale.

Un inizio che orienta l'intero anno

La solennità di Santa Maria, Madre di Dio, pone il cristiano, all'inizio dell'anno, di fronte a una verità decisiva: Dio non è un'idea né una forza astratta, ma qualcuno che ha voluto avere una madre. Da lì si ordina tutto il resto: la fede, la morale, la vita sociale e la speranza.

Celebrarla nel 2026 significa riaffermare che la fede cristiana continua ad avere qualcosa di concreto da dire sulla realtà, sul tempo e sulla persona. Maria non oscura Cristo, ma lo mostra nella sua verità più radicale. Pertanto, iniziare l'anno sotto la sua protezione non è solo un gesto di devozione, ma una presa di posizione: confidare che la storia, anche con le sue ombre, rimanga aperta a Dio.


26 dicembre, Santo Stefano: il primo martire

Ogni 26 dicembre, la Chiesa Celebra la festa di Santo Stefano, commemorando il primo martire cristiano. piùrtir cristiano. La sua storia, sebbene breve, è una testimonianza impressionante di fede, coraggio e amore per il Vangelo. Conosci le sue origini e come è diventato uno dei modelli di santità più emblematici della Chiesa?

Chi era Santo Stefano?

San Esteban fu uno dei primi sette diaconi scelti dagli apostoli per assistere nel servizio alla comunità cristiana a Gerusalemme. La sua missione principale era quella di prendersi cura delle vedove e dei più poveri, assicurandosi che nessuno rimanesse senza assistenza.

Il libro dei Atti degli Apostoli ci informa che Esteban era un uomo pieno di fede e dello Spirito Santo (Atti 6, 5). Era anche noto per la sua saggezza e per i segni e i miracoli che compiva tra il popolo, il che gli attirava sia ammiratori che detrattori.

San Esteban, primer mártir de la cristiandad
San Stefano è raffigurato come diacono, con la dalmatica, la palma del martirio e le pietre che evocano la sua lapidazione. L'opera sottolinea la sua serenità e la sua dedizione al Vangelo.

Il martirio di Santo Stefano

La predicazione di Stefano suscitò polemiche tra alcuni leader religiosi del suo tempo. Fu falsamente accusato di blasfemia contro Mosè e contro Dio e condotto davanti al Sinedrio, il consiglio supremo dei Ebrei.

Durante la sua difesa, pronunciò un discorso potente e coraggioso in cui ripercorse la storia di Israele e denunciò la resistenza del popolo ad accettare la volontà di Dio. Questo discorso fece infuriare i suoi accusatori, che lo portarono fuori dalla città e lo lapidarono a morte.

Mentre diventava il primo martire, Stefano, pieno di Spirito Santo, esclamò: «Signore Gesù, accogli il mio spirito.» e, con il cuore pieno di perdono, disse: «Signore, non imputare loro questo peccato.» (Atti 7, 59-60). La sua morte è un riflesso dell'amore e della misericordia di Cristo sulla croce.

"Esteban, pieno di grazia e potenza, compiva grandi prodigi e segni tra il popolo» (At 6,8). Il numero di coloro che credevano nella dottrina di Gesù Cristo era sempre più grande. Tuttavia, molti – sia perché non conoscevano Cristo, sia perché lo conoscevano male – non consideravano Gesù come il salvatore.

«Cominciarono a discutere con Stefano, ma non riuscivano a resistere alla sua sapienza e allo Spirito con cui parlava. Allora sobillarono alcuni a dire: “Lo abbiamo udito pronunciare parole blasfeme contro Mosè e contro Dio” (At 6,9-11).

San Esteban fu il primo martire del cristianesimo. Morì pieno dello Spirito Santo, pregando per coloro che lo lapidavano. «Ieri, Cristo È stato avvolto in fasce da noi; oggi, Egli copre Stefano con il manto dell'immortalità. Ieri, la ristrettezza di una mangiatoia ha accolto Cristo bambino; oggi, l'immensità del cielo ha accolto Stefano trionfante. Il Signore è disceso per elevare molti; il nostro Re si è umiliato per esaltare i suoi soldati.

Vivere la gioia del Vangelo

Anche noi abbiamo ricevuto l'entusiasmante missione di diffondere l'annuncio di Gesù Cristo con le nostre parole e soprattutto con la nostra vita, mostrando la gioia del Vangelo. Forse San Paolo, presente a quell'evento, sarebbe rimasto colpito dalla testimonianza di Stefano e, una volta diventato cristiano, avrebbe tratto da lì la forza per la propria missione.

«Il bene tende sempre a comunicarsi. Ogni autentica esperienza di verità e di bellezza cerca di espandersi, e chiunque viva una profonda liberazione acquisisce una maggiore sensibilità verso i bisogni degli altri (...). Ritroviamo e accresciamo il fervore, la dolce e confortante gioia di evangelizzare, anche quando è necessario seminare tra le lacrime. E che il mondo di oggi – che a volte cerca con angoscia, a volte con speranza – possa così accogliere la Buona Novella, non attraverso evangelizzatori tristi e scoraggiati, impazienti o ansiosi, ma attraverso (...) coloro che hanno ricevuto, prima di tutto in se stessi, la gioia di Cristo» (esortazione apostolica Evangelii Gaudium di Papa Francesco, 2013).

Cosa possiamo imparare da Santo Stefano?

San Esteban ci insegna l'importanza di difendere la nostra fede con coraggio e umiltà, ma anche con amore e perdono verso coloro che ci perseguitano. Il loro esempio ci invita a riporre piena fiducia in Dio, anche nei momenti più difficili.

Ci ricorda anche il valore del servizio. Come diacono, Ha dedicato la sua vita ad assistere i più bisognosi, mettendo in pratica il comandamento dell'amore per il prossimo in modo concreto.

Il patrono dei diaconi

San Esteban È considerato il patrono dei diaconi e di coloro che soffrono. persecuzione per la sua fede. La sua testimonianza ha ispirato generazioni di cristiani nel corso della storia.

Nella liturgia, la sua festa del 26 dicembre ci invita a riflettere sul significato del martirio come totale donazione a Cristo.

In un mondo che spesso rifiuta i valori del Vangelo, Santo Stefano ci incoraggia a vivere la nostra fede con autenticità e coraggio.

San Esteban, primer mártir de la cristiandad
Martirio di Santo Stefano, Juan de Juanes al Museo del Prado.

Una riflessione

La testimonianza del primo martire, Santo Stefano, continua ad essere rilevante ai giorni nostri. In che modo possiamo essere testimoni di Cristo nella nostra vita quotidiana? Forse non affrontiamo persecuzioni fisiche, ma possiamo incontrare sfide nel cercare di vivere con coerenza la nostra fede in un mondo che spesso si mostra indifferente o critico.

Il Vangelo della sua festa riflette la fedeltà del primo discepolo di Gesù che ha dato testimonianza di lui davanti agli uomini. Fedeltà significa somiglianza, identificazione con il Maestro. Come Gesù, Stefano predicava ai suoi fratelli di razza, pieno della sapienza dello Spirito Santo, e compiva grandi prodigi a favore del suo popolo; come Gesù, fu portato fuori dalla città e lì lapidato, mentre perdonava i suoi carnefici e consegnava il suo spirito al Signore (cfr. Atti degli Apostoli, 6,8-10; 7,54-60).

Prendersi cura dell'ambiente

Tuttavia, possiamo chiedere a Gesù: come non preoccuparci quando si avverte la minaccia di un ambiente ostile al Vangelo? Come ignorare la tentazione di paura o del rispetto umano, per evitare di dover resistere?

Ancor più quando tale ostilità emerge all'interno della stessa famiglia, come già predetto dal profeta: “Il figlio insulta il padre, la figlia si ribella alla madre, la nuora alla suocera: i nemici dell'uomo sono quelli della sua stessa casa” (Michea, 7,6). È vero che Gesù non ci offre una tecnica per uscire indenni dalla persecuzione. Ci offre molto di più: l'assistenza dello Spirito Santo per parlare e perseverare nel bene, dando così una fedele testimonianza dell'amore di Dio per tutta l'umanità, compresi i persecutori.

In questo primo giorno dell'Ottava di Natale c'è ancora spazio per la gioia, poiché ciò che più desideriamo, ciò che più ci rende felici non è la nostra sicurezza, ma la salvezza per tutti.

Santo Stefano ci invita a ricordare che la forza per vivere e difendere la nostra fede proviene dallo Spirito Santo. Confidiamo in Lui e seguiamo il suo esempio di amore, perdono e servizio.

Nel Fondazione CARF, Preghiamo per i cristiani perseguitati in tutto il mondo e ci impegniamo a formare seminaristi e sacerdoti diocesani che, come Santo Stefano, diffondano con coraggio il messaggio di Cristo. Uniamoci in preghiera per loro.



28 dicembre, festa della Sacra Famiglia, culla dell'amore

La famiglia è definita come una scuola d'amore. Quest'anno, poiché il Natale non cade di domenica, celebriamo la festa l'ultima domenica dell'anno invece del venerdì precedente.

«Il Redentore del mondo ha scelto la famiglia come luogo della sua nascita e della sua crescita, santificando così questa istituzione fondamentale di ogni società». Papa San Giovanni Paolo II, messaggio dell'Angelus, 30 dicembre 2001.

Gli insegnamenti

Il famiglia La famiglia è un'intima comunione di vita e di amore, fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna, aperta al dono della vita umana e dell'amore per sempre. Questa festa indica la Sacra Famiglia di Nazareth come il vero modello di vita. Tutte le famiglie del mondo dovrebbero sempre rivolgersi alla protezione della Sacra Famiglia per imparare a vivere nell'amore e nel sacrificio.

La famiglia è definita come una scuola d'amore e una Chiesa domestica. La famiglia è il luogo provvidenziale in cui ci formiamo come esseri umani e come cristiani. La nostra famiglia è il luogo in cui cresciamo in saggezza, età e grazia davanti a Dio e agli uomini.

Deve essere un luogo di dialogo tra Dio e l'uomo, aperto alla Parola e all'ascolto. Con il sostegno del preghiera in famiglia che unisce con forza. San Giovanni Paolo II raccomandava vivamente la recita del Santo Rosario all'interno delle famiglie e aveva ben presente quella frase che dice: «La famiglia che prega unita, rimane unita».

Ecco perché la Festa della Sacra Famiglia ci invita ad abbracciare, vivere e proclamare la verità e la bellezza della famiglia, secondo il piano di Dio.

Una familia en Torreciudad rezando como la Sagrada Familia nos enseñó, unidos.
Una famiglia a Torreciudad che rende grazie alla Vergine.

Fonte di vocazioni sacerdotali

L'identità di Cristo e la sua missione hanno preso forma nella storia e nel mondo all'interno della Sacra Famiglia. Possiamo dire che questo è il modello all'interno del quale, nella stragrande maggioranza dei casi, avviene la chiamata del Signore ai figli delle famiglie cristiane per la loro consacrazione e vocazione al sacerdozio. Ecco perché il ruolo delle famiglie cristiane è fondamentale per l'emergere delle vocazioni.

Sia il sacerdozio e la vita consacrata sono doni gratuiti del Signore ed è indiscutibile che la stragrande maggioranza delle vocazioni nasce all'interno di famiglie che credono e praticano, da ambienti in cui si vivono i valori della Sacra Famiglia di Nazareth.

Nella scoperta di questa vocazione, il ruolo dei genitori nella formazione dei figli è fondamentale. Nessuna istituzione può sostituire il loro ruolo nell'educazione, soprattutto nella formazione della coscienza. Qualsiasi interferenza in questa sfera sacra deve essere denunciata perché viola il diritto dei genitori di fornire ai propri figli un'educazione conforme ai loro valori e alle loro convinzioni,

Culla della vocazione all'amore

Nel Familiaris consortioPapa Giovanni Paolo II ha insegnato che "il matrimonio cristiano e la famiglia cristiana edificano la Chiesa: perché nella famiglia cristiana la persona umana non solo viene fatta nascere e introdotta progressivamente nella comunità umana attraverso l'educazione, ma attraverso la rinascita della persona umana, attraverso la rinascita della persona umana, attraverso una nuova vita, attraverso una nuova vita, attraverso una nuova vita, attraverso una nuova vita, attraverso una nuova vita, attraverso una nuova vita, attraverso una nuova vita. battesimo e l'educazione alla fede, in cui il bambino viene anche introdotto nella famiglia di Dio, che è la Chiesa".

La casa che vive seguendo l'esempio della Sacra Famiglia è una scuola di preghiera. Fin da piccoli, i bambini imparano a mettere Dio spontaneamente al primo posto, riconoscendolo ed entrando in dialogo con Lui in ogni circostanza. TÈ anche una scuola di fede vissuta, dove l'apprendimento non avviene in modo teorico, ma è incarnato nel lavoro quotidiano. Inoltre è una scuola di diffusione missionaria come promotori attivi delle vocazioni consacrate.

Vivere il Vangelo non è facile oggi, ancor più in questi tempi. Tuttavia, Nel Vangelo troviamo la via per vivere una vita santa a livello personale e familiare, Un percorso impegnativo ma affascinante. Possiamo seguire l'esempio di Gesù di Nazareth e ringraziare la sua intercessione.

In ogni casa ci sono momenti felici e tristi, sereni e difficili. Vivere il Vangelo non ci esime dallo sperimentare difficoltà e tensioni, dal trovare momenti di forza felice e momenti di fragilità triste. Dobbiamo capire che è lo Spirito Santo a guidare ogni essere umano oggi. Ma dobbiamo ascoltare lo Spirito che parla in noi; abbiamo bisogno di uno sguardo di fede per cogliere la realtà al di là delle apparenze.

Monsignor Javier Echevarría al santuario di Torreciudad ha alluso al fatto che è la casa familiare "dove si forgiano le varie vocazioni nella Chiesa", e ha espresso il desiderio che le famiglie siano "veramente cristiane, che considerino la chiamata di alcuni dei loro figli al sacerdozio una grande benedizione divina".

Discernimento della vocazione nella casa cristiana

Papa Francesco ci offre nell'Esortazione Apostolica Christus vivitdieci linee guida per riflettere sulla festa, sull'educazione domestica e per facilitare il processo di discernimento vocazionale dei bambini.

Forgiare nella carità


Bibliografia:

- Sinodo dei Vescovi, 2001.
- Conferenza Episcopale Spagnola 2022.
- Udienza di Papa Francesco, 2019.
- Esortazione apostolica post-sinodale Christus VivitPapa Francesco, 2019.


«È nostra responsabilità nei confronti della Chiesa universale: benefattori della Fondazione CARF

Margarita, Manuel, Alex, David e Luis sono alcuni dei benefattori della Fondazione CARF che collaborano alla campagna. Che nessuna vocazione vada perduta.Ci spiegano perché collaborano con la Chiesa universale nella formazione integrale, accademica e spirituale dei seminaristi e dei sacerdoti diocesani. 

Responsabilità nei confronti della Chiesa universale

Margarita e Manuel: «Abbiamo conosciuto il CARF grazie ad Alejandro Cantero, ex presidente della Fondazione CARF, scomparso alcuni anni fa. Parlava con grande entusiasmo di questa importante attività, di cui siamo stati testimoni durante il nostro primo viaggio a Roma, in occasione di un incontro internazionale, quando abbiamo visitato la Pontificia Università della Santa Croce e il seminario internazionale Sedes Sapientiae.

In questo viaggio siamo stati in grado di realizzare la il vero senso di universalità della ChiesaI sacerdoti e i seminaristi che abbiamo incontrato, giovani di razze e culture diverse ma con lo stesso entusiasmo, con lo stesso desiderio, di essere formati come sacerdoti e poi tornare nei loro Paesi di origine, dove eserciteranno il loro lavoro sacerdotale, tra la loro gente e come formatori nei seminari.

«Abbiamo verificato l'atmosfera di gioia e di servizio che pervadeva il seminario, non solo tra i giovani, ma anche con i loro formatori, dedicati alla loro formazione e alla loro vita di pietà.

Potete immaginare che le loro storie erano molto diverse, così come la loro chiamata alla vocazione, ma abbiamo capito subito che Avevamo una responsabilità nei confronti della Chiesa. Tante volte abbiamo lamentato la mancanza di vocazioni e abbiamo chiesto a Dio di averne, e ora abbiamo visto che Dio chiama i giovani, in tutto il mondo, ma hanno bisogno di essere formati e formati bene, e qui abbiamo tutti una responsabilità, affinché nessuno di loro vada perso per mancanza di mezzi.

Conoscere questi giovani, dove studiano, come vivono e il loro senso di responsabilità, sfruttare al meglio questi anni formativi e vivere con gratitudine, ha riaffermato il nostro desiderio di fare la nostra parte. 

Possiamo dirle che collaborando con la Fondazione CARF, stiamo lavorando direttamente con la Chiesa di tutto il mondo, I sacerdoti sono pilastri fondamentali, sono coloro che ci amministrano i sacramenti e, pertanto, dove un sacerdote svolge il suo lavoro, arriva la Chiesa.

L'importanza trascendentale dei sacerdoti

 Da parte sua, Luis, commenta: «Ho conosciuto la Fondazione CARF attraverso la rivista della Fondazione che mi è stata recapitata a casa. Mi ha spinto ad aiutare economicamente la Fondazione, l'importanza trascendentale dei sacerdoti dentro e fuori la Chiesa.

All'interno, per l'amministrazione dei sacramenti e per la predicazione dei Vangeli (entrambi decisivi per la santificazione di tutti i suoi membri). E all'esterno, per la propagazione della parola del Signore (sia con la parola che con l'esempio). Quanto più santi e preparati sono, tanto più efficace sarà il loro lavoro per tutti.

Vorrei incoraggiare le persone a investire nella formazione dei sacerdoti per quanto detto sopra e per la scarsità di mezzi finanziari, che purtroppo la Chiesa ha, soprattutto in questo momento.

"Collaborando con il CARF, aiutiamo direttamente la Chiesa in tutto il mondo. I sacerdoti sono pilastri fondamentali"."

'I sacerdoti sono il personale di Dio.'

Alex è un benefattore della Fondazione CARF che ha collaborato, tra le altre cose, alla formazione del seminarista Jacobo Lama della Repubblica Dominicana, che studia presso l'Università Pontificia della Santa Croce a Roma e ha appena concluso i suoi studi.

Alex si dedica alla formazione delle persone in cerca di occupazione, un obiettivo che ha trasferito anche nel suo lavoro: «I sacerdoti e i seminaristi lavorano per Dio, saranno la 'forza lavoro di Dio'. Pertanto, senza risorse economiche per la loro formazione, sarebbe molto difficile per loro svolgere questo lavoro in modo completo», afferma.

"Quando mi sono recato a Roma, ho potuto comprendere l'importanza del lavoro svolto dalla Fondazione CARF e la qualità umana dei seminaristi che vi studiano. Si tratta di seminaristi diocesani provenienti dai paesi più diversi, che poi torneranno nelle rispettive diocesi per diffondere la formazione ricevuta.

Diocesi che non dispongono delle risorse economiche necessarie, ma che sono invece una meravigliosa fonte di vocazioni, una 'materia prima' che è un dono della Chiesa e che dobbiamo preservare a tutti i costi. Ho partecipato cinque volte (la fondazione mi ha conferito la medaglia che viene assegnata dopo cinque incontri internazionali) e ogni volta torno più ammirato e incoraggiato a continuare a dare il mio contributo dopo aver guardato da questa finestra da cui si vede l'universalità della Chiesa.

"Mettere le risorse umane al servizio di Dio".

Mi occupo di aiutare le persone a trovare lavoro e quindi il tema dell'"occupazione" motiva la mia vita quotidiana. La mia collaborazione con il CARF non è estranea a questo, perché non posso fare a meno di vedere tutti questi seminaristi come "personale di Dio", coloro che saranno sul libro paga a tempo pieno, con uno stipendio poco attraente, ma che contribuiscono alla pensione massima, senza dubbio. Un lavoro con gioia garantita, per loro e per noi. E nei luoghi più diversi, lontani e inimmaginabili.

Noi imprenditori dobbiamo considerare, tra le altre cose, il ritorno su qualsiasi investimento che facciamo (ROI) e l'investimento nella formazione dei seminaristi (che è deducibile dalle tasse) è probabilmente il miglior affare che si possa fare, poiché si ottiene il cento per uno. In questi tempi abbiamo sentito parlare di lavori essenziali. Essere sacerdote, esercitare il ministero sacerdotale, è un lavoro indispensabile come pochi altri che non ammette il telelavoro.

Abbiamo una grave carenza di sacerdoti e probabilmente è la posizione più difficile da ricoprire, poiché non è sufficiente ottenere un buon voto per iscriversi all'università o ricevere una formazione. online. Si tratta di vocazione e chiamata di Dio. Pertanto, quando emerge una vocazione, e ancor più se mancano i mezzi economici, dobbiamo impegnarci per sostenerla, formarla adeguatamente e farla progredire.  

Ci lamentiamo della mancanza di sacerdoti, ma nel CARF ne abbiamo quanti ne vogliamo, da tutti i Paesi. Hanno la vocazione. Abbiamo i mezzi. Sarebbe imperdonabile se le vocazioni andassero perse a causa della mancanza di risorse finanziarie.

"Il mondo ha bisogno di sacerdoti. Sarebbe imperdonabile se le vocazioni andassero perse a causa della mancanza di risorse finanziarie".

Iglesia universal benefactores fundación CARF

David incoraggia la collaborazione con il CARF per il bene della Chiesa universale. "I sacerdoti sono molto importanti per mantenere la cultura, le tradizioni e la fede cristiana, oltre a contribuire al grande lavoro sociale che la Chiesa e i sacerdoti svolgono in molti Paesi sottosviluppati", afferma.

Dare tempo e denaro 

David: «Sono venuto a conoscenza dell'esistenza della Fondazione CARF grazie ad Alejandro Cantero, che all'epoca, nel 2005, ricopriva la carica di presidente della Fondazione. Con grande pazienza e come se avesse tutto il tempo del mondo a disposizione, mi ha illustrato le origini, la storia e gli obiettivi della Fondazione.

Gli obiettivi della Fondazione comprendono la formazione integrale dei sacerdoti diocesani e dei seminaristi di tutto il mondo, soprattutto dei Paesi più bisognosi. In primo luogo, le borse di studio vengono assegnate ai seminaristi che ne fanno richiesta e che vengono inviati dai Vescovi dei cinque continenti. 

Altri obiettivi specifici a cui la Fondazione CARF dedica la propria attività sono la promozione e il mantenimento dei centri e delle istituzioni in cui vivono o vengono formati i sacerdoti e i seminaristi: le Facoltà Ecclesiastiche dell'Università di Navarra e l'Università Pontificia della Santa Croce. 

Dopo l'ampia e completa presentazione che Alejandro Cantero mi ha fatto, mi ha proposto di collaborare come membro del Consiglio di Amministrazione che governa la Fondazione; e nonostante la grande responsabilità che questo significava per me, ho deciso di accettare la posizione. Sapevo dalle spiegazioni precedenti che la Fondazione è un'organizzazione senza scopo di lucro e ho pensato fin dall'inizio che questo mi sarebbe costato tempo e denaro; ma la motivazione che mi ha spinto ad accettare la posizione è stata la constatazione della necessità di difendere le mie tradizioni, le mie credenze e la mia cultura, considerata la mia fede cattolica e il mio credo religioso.

Cambiare il mondo 

"Ho pensato: da questa Fondazione possiamo cambiare il mondo, e come! Successivamente, lavorando presso la Fondazione CARF, ho potuto constatare personalmente come si realizzassero due caratteristiche infuse dal Battesimo, ovvero: l'anima sacerdotale e l'apostolato. Anima sacerdotale, per acquisire consapevolezza nell'assistere la tua Chiesa, che sia Santa, Romana e Universale.

Apostolato, secondo il mandato evangelico: "Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo". E chi meglio dei sacerdoti può predicare il Vangelo? Quindi non mi restava che aiutare e contribuire con i miei mezzi e secondo le mie possibilità a quell'opera prioritaria della Chiesa in cui si tocca il suo cuore, la sua spina dorsale. Come dice la teologia cattolica, la Chiesa ha bisogno dell'Eucaristia e l'Eucaristia ha bisogno dei sacerdoti.

Questa ferma decisione di dedicare tempo e lavoro alla collaborazione con CARF, condividendola con un lavoro professionale impegnativo e con i doveri di una famiglia numerosa con sei figli nel mio caso, è qualcosa che mi ha fatto molto bene e che vorrei condividere con tutte le persone che desiderano aiutarci come collaboratori o benefattori, lavorare su qualcosa di così affascinante e per il quale Dio ci ricompenserà abbondantemente.

Alcuni possono dedicare molto tempo, altri meno, ma l'importante è portare questo messaggio nel cuore e sfruttare ogni opportunità per informare ed entusiasmare gli altri sullo scopo e sul lavoro che svolgiamo.

Mi viene in mente un aneddoto che mi è stato raccontato su una Confraternita in Andalusia, che portava un'immagine in processione e, per coprire i costi, metteva sotto un barattolo con un cartoncino che diceva: con queste donazioni copriamo le spese annuali. Il modo di collaborare è il seguente: Colui che possiede molto, con molto. Colui che possiede meno, con meno. E colui che non possiede nulla, con nulla.

Tuttavia, tutti possono pregare e contribuire alla diffusione, aggiungo.

Nel CARF, anche se non si ha nulla, non importa, perché tutti possiamo pregare e chiedere a Dio per la Chiesa e che Lui ci mandi molti santi sacerdoti. È così che il mondo cambierebbe, diffondendo il cattolicesimo, parlando della Verità in lettere maiuscole, con libertà e senza imposizioni.

Il bene fatto alla Chiesa universale 

Incoraggerei molte persone a collaborare con il CARF per il bene che fanno alla Chiesa Universale e anche a loro stessi. Ed è molto importante mantenere la cultura, le tradizioni e la fede cristiana, oltre a contribuire al grande lavoro sociale che la Chiesa e i sacerdoti svolgono in molti Paesi sottosviluppati.


Sergio Rojas, sacerdote: una vocazione venezuelana nata lontano da Dio

Sergio Rojas non è cresciuto in una famiglia praticante né ha mai sognato di farlo. vocazione sacerdotale. Conosceva appena Dio e la sua vita non era incentrata sulla fede. Tuttavia, questo sacerdote del Venezuela ha scoperto che la chiamata di Dio può arrivare anche quando non la si sta cercando.

La sua storia è quella di una vocazione sacerdotale inaspettata, forgiata dall'incontro personale con Cristo e sostenuta, anni dopo, dall'aiuto concreto dei benefattori e degli amici della Fondazione CARF.

Una vocazione sacerdotale che non è iniziata in famiglia

La storia vocazionale del sacerdote Sergio Rojas non ha inizio in una parrocchia né in una famiglia Particolarmente religiosa. Al contrario. Sebbene la sua famiglia si considerasse cattolica, la fede non era realmente parte integrante della sua vita quotidiana.

«Ho sempre considerato la mia vocazione come qualcosa di molto particolare», spiega. E lo afferma con cognizione di causa: per anni Dio è stato praticamente un estraneo per lui.

Il punto di svolta è arrivato grazie alla madre del suo migliore amico. È stata lei a parlargli di Dio per la prima volta in modo diretto e concreto, e a introdurlo in una comunità del Cammino Neocatecumenale. Lì iniziò un percorso di fede che, senza che lui lo sapesse ancora, stava gettando le radici del suo vocazione sacerdotale.

Quando Dio irrompe senza chiedere il permesso

Sergio aveva intrapreso il suo cammino di fede da appena tre anni quando accadde qualcosa di inaspettato. Durante alcuni incontri nazionali del Cammino, nel momento in cui furono invitate le vocazioni, provò un'inquietudine interiore difficile da spiegare.

«È stato come una fiamma che si è accesa con forza», ricorda. Tuttavia, insieme a quella chiamata è emersa la paura. Non si sentiva pronto. Gli sembrava troppo presto. Troppo serio.

La domanda tornò a sorgere qualche tempo dopo, in modo ancora più diretto. Una suora missionaria messicana, dopo averlo conosciuto, gli rivolse una frase che non riuscì a togliersi dalla testa: «E tu, quando entrerai in seminario?».

Da quel momento in poi, l'idea non lo abbandonò più. Finché un giorno, davanti al Santissimo Sacramento, decise di smettere di opporre resistenza: «Lanciai una sfida a Dio. Gli dissi: “Se Tu lo desideri, io lo desidero”».

Quel semplice gesto segnò l'inizio definitivo del suo percorso verso il sacerdozio.

Dal Venezuela a Pamplona: formarsi per servire meglio

Già durante il seminario, il suo vescovo prese una decisione che avrebbe cambiato la sua vita: mandarlo a Pamplona (Spagna) per completare la sua formazione nel Seminario internazionale Bidasoa.

Per questo sacerdote venezuelano, Il soggiorno in Spagna non è stato solo un periodo di studio. È stata un'esperienza profondamente umana e spirituale.

«A Bidasoa mi sono sentito a casa, nonostante fossi così lontano dal mio Paese», confessa. Lì ha scoperto qualcosa di essenziale: «che la Chiesa non è un'idea astratta, ma una famiglia universale. Persone di culture, lingue e realtà molto diverse, unite dalla stessa fede».

Quell'esperienza lo aiutò a comprendere meglio il mondo in cui un giorno sarebbe stato inviato come pastore.

Molto più che studi: imparare a diventare sacerdote

Se Sergio ha acquisito qualcosa dal suo soggiorno a Pamplona, non è stato un titolo, ma un modo di vivere il sacerdozio.

«Mi sono preparato per dedicarmi completamente alla pastorale», spiega. Ha imparato a conoscere la Chiesa dall'interno, a comprendere le diverse realtà umane che avrebbe incontrato e a testimoniare Gesù Cristo in mezzo a loro.

Sergio Rojas sacerdote Venezuela vocación
Padre Sergio Rojas, sacerdote della diocesi di Margarita, accompagnato dai giovani della parrocchia.

Tra gli aspetti che hanno maggiormente influenzato la sua formazione spiccano la costante guida spirituale, la frequente confessione e il rapporto personale con Gesù nell'Eucaristia.

Tuttavia, vi fu una testimonianza che lasciò un segno particolare nella sua vita sacerdotale: quella del sacerdote Juan Antonio Gil Tamayo, suo formatore, che affrontò la malattia con una fede serena e luminosa.

«Ci ha mostrato che la forza spirituale consente di guardare oltre la sofferenza e scoprire la volontà di Dio anche sulla croce», ricorda.

Il sacerdote oggi: servire senza isolarsi

Padre Sergio Rojas non idealizza il sacerdozio. È ben consapevole delle sfide attuali e delle difficoltà che la Chiesa sta affrontando.

Per lui, la chiave è chiara: preghiera, dedizione e umiltà. Il sacerdote, afferma, è chiamato a servire, non a cercare comodità o riconoscimento.

Sottolinea inoltre l'importanza di non vivere in isolamento. «Il sacerdote deve stare con la gente, conoscere la sua realtà, condividere le sue gioie e le sue sofferenze». Tuttavia, tutto ciò ha senso solo se nasce da un incontro autentico con Gesù Cristo. «Senza preghiera, il sacerdozio perde la sua essenza», afferma questo sacerdote venezuelano.

Ringraziamenti alla Fondazione CARF: un sostegno che rende possibile la vocazione

Guardando indietro, Sergio Rojas non ha dubbi: senza l'aiuto dei benefattori e degli amici della Fondazione CARF, la sua storia sarebbe stata molto diversa.

«Senza di voi non avrei potuto viaggiare, studiare né formarmi a Pamplona», afferma con gratitudine. Non è una frase di circostanza, ma una realtà concreta: il suo vocazione sacerdotale Ha beneficiato anche della generosità di persone che hanno investito nella sua formazione.

Per questo motivo, egli assicura che ci sarà sempre una preghiera Sono grata a coloro che rendono possibile ad altri seminaristi e sacerdoti di prepararsi per servire al meglio la Chiesa.