Mi permetta di scrivere qualche riga, dopo aver letto un suo articolo pubblicato in una rivista parrocchiale. E mi permetta di esprimermi liberamente, dopo un buon numero di anni di lavoro sacerdotale e dopo anni, durante i miei studi universitari, di aver vissuto in un “ateismo alla ricerca di Dio”.
Trovare Dio leggendo libri
Mi congratulo con lei per la sincerità con cui si esprime e le raccomando di continuare a mantenere il profondo desiderio di trovare Dio leggendo libri come quello che ha ora tra le mani, che ha già fatto molto bene a un buon numero di persone.
Le sue parole: «Sono ateo per una maledizione e perché non mi sento in grado di smettere di esserlo», mi portano a pensare che non ha abbandonato la sua determinazione a ricevere un giorno la fede in Gesù Cristo., Dio e il vero uomo (presumo che lei sia battezzato). Se è così, le suggerisco di non tentare di “razionalizzare” il concetto che si è fatto di questo Dio che sta cercando.
È venuto sulla terra per essere più vicino a noi, per trasmetterci l'amore di padre e madre con cui ci ha creati, e per renderci più facile incontrarlo faccia a faccia. E per dirci che sarà sempre con noi in tutte le situazioni in cui ci facciamo tanto male, a causa dei nostri peccati. Ecco perché Le consiglio di leggere, passo dopo passo e senza interruzioni, i quattro Vangeli e gli Atti degli Apostoli.
E li legga chiedendo a Gesù di aumentare la sua fede, chiedendo allo Spirito Santo di accompagnarla nella lettura. E legga, lasciando che ciò che legge entri nella sua mente e nel suo cuore goccia a goccia: la Grazia di Dio farà il suo lavoro e aprirà i suoi occhi spirituali per finire a fare un Atto di Fede nella presenza reale di Gesù Cristo nell'Eucaristia.
Le faccio una domanda: Di tanto in tanto entra in chiesa, si avvicina al tabernacolo e chiede al Signore di darle la fede di credere che Lui è lì? Non aspettatevi una risposta immediata, una sensazione forte o folgorante. Il Signore parla lentamente, in silenzio, in penombra, affinché possiamo usare la libertà e l'amore e continuare a cercarLo e a parlarGli.
Vorrei aggiungere questa preghiera di un soldato della Seconda Guerra Mondiale. L'ha scritta prima di ricevere l'ordine di assaltare una trincea nemica. Dopo l'assalto, morì.
Quando l'uomo scopre Dio al limite
"Ascolti, oh Dio! Non ho mai parlato con Lei in vita mia, ma oggi ho voglia di fare festa. Fin da bambina mi è sempre stato detto che Lei non esiste... E io, come un'idiota, ci ho creduto. Non ho mai contemplato le Sue opere, ma stasera ho visto dal cratere di un melograno il cielo pieno di stelle e sono rimasta affascinata dal loro splendore.
Non so, o Dio, se mi darai la tua mano, ma ti dico che mi capisci... Non è forse una cosa strana che in mezzo a un inferno spaventoso mi sia apparsa la luce e io ti abbia scoperto? Non ho altro da dirle. Sono felice, perché ti ho incontrato.
A mezzanotte dobbiamo attaccare, ma non ho paura, Lei ci vede. Hanno dato il segnale! Devo andare. Com'è stato bello con lei!
Voglio dirle, e lei lo sa, che la battaglia sarà dura: forse questa notte verrò a bussare alla sua porta. E anche se non sono stata sua amica fino ad ora, quando verrò, mi farà entrare? Ma cosa mi succede? Sto piangendo? Mio Dio, guardi cosa mi è successo. Solo ora ho cominciato a vedere chiaramente... Mio Dio, me ne vado... Sarà difficile tornare. Strano, ora non ho più paura della morte!".
Il percorso concreto: la preghiera e la lettura del Vangelo
Un tale grido può scaturire dal cuore di qualsiasi uomo che, camminando sulla terra, abbia mai alzato gli occhi al cielo. Con i suoi gemiti, con i suoi sorrisi, con il suo pianto al portale di Betlemme, il Signore continua a bussare alle porte dei cuori di tutti i suoi figli, di tutte le sue figlie, in tutto il mondo, sia che abbiano sentito parlare di Lui, sia che il nome con cui l'Arcangelo lo ha chiamato, Gesù, sia mai arrivato alle loro orecchie.
La accompagno con le mie preghiere alla Beata Vergine Maria., La prego di non mancare di salutarla di tanto in tanto, e con un ricordo speciale durante la Santa Messa, e resto a sua disposizione se lo ritiene opportuno.
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Ernesto Juliá, (ernesto.julia@gmail.com) | Pubblicato precedentemente in Religione confidenziale.
Gesù di Nazareth: la figura più influente della storia
È esistito davvero Gesù di NazarethCosa possiamo dire di lui da un punto di vista storico? È possibile distinguere tra il Gesù della storia e il Cristo della fede?
Queste domande, che hanno attraversato secoli di dibattiti culturali e accademici, costituiscono il punto di partenza della libroGesù di Nazareth: mito o storia?, dello scrittore e ricercatore italiano Gerardo Ferrara, recentemente disponibile anche in spagnolo.
Lungi dal proporre un complesso trattato accademico, il libro invita il lettore a seguire il percorso della ricerca storica intorno alla figura del Nazareno, Il libro è un'indagine sulle fonti antiche, sugli studi contemporanei e sul contesto culturale del Giudaismo del primo secolo.
Interpretazioni dell'esistenza storica di Gesù di Nazareth
Per secoli l'esistenza storica di Gesù non è stata messa seriamente in discussione. Fu a partire dall'Illuminismo che emersero nuove domande e metodi critici, dando vita a un intenso dibattito storiografico. In questo contesto, il filosofo francese Jean Guitton propose tre possibili risposte al problema storico di Gesù: la soluzione critica, che riconosce la sua esistenza ma rifiuta gli elementi soprannaturali; la soluzione mitica, secondo la quale Gesù non è mai esistito; e la soluzione di fede, che considera la testimonianza del popolo di Gesù. Vangeli. Il libro esamina queste prospettive per collocare il lettore all'interno del dibattito contemporaneo.
Il contesto religioso del Giudaismo nel 1° secolo
Da lì, Ferrara propone un viaggio attraverso il mondo in cui visse Gesù. Il lettore scopre il complesso mosaico religioso e sociale del Giudaismo del primo secolo: Farisei, Sadducei, Zeloti ed Esseni; gruppi che rappresentavano i diversi modi di vivere la Legge e l'identità di Israele sotto la dominazione romana. La comprensione di questo contesto è essenziale per interpretare molte delle tensioni presenti nel libro di Giovanni Paolo II. Vangeli.
Il significato del nome di Gesù
Uno degli aspetti più suggestivi del libro è l'attenzione ai dettagli linguistici e culturali. Per esempio, il nome stesso di Gesù -Yehoshua in ebraico - significa letteralmente Dio salva, il che ci permette di comprendere meglio la dimensione simbolica che la sua figura acquisì all'interno della tradizione biblica e del giudaismo del suo tempo.
L'aspettativa messianica nel mondo ebraico
L'autore esamina anche l'intensa aspettativa messianica che caratterizzò il mondo ebraico negli anni immediatamente precedenti al nascita di Gesù. Varie tradizioni e testi antichi parlavano dell'arrivo di un liberatore dalla Giudea. Anche gli storici romani come Publio Cornelio Tacito o Gaio Svetonio Tranquillo menzionano che in Oriente c'era la convinzione che un sovrano destinato a governare il mondo sarebbe emerso da quella regione.
La possibile spiegazione storica della Stella di Betlemme
Tra gli aspetti più curiosi del saggio c'è l'analisi storica della cosiddetta stella del Presepe. Alcuni studi astronomici, riprendendo un'intuizione dello stesso Johannes Kepler, hanno collegato questo fenomeno a una straordinaria congiunzione dei pianeti Giove e Saturno nella costellazione dei Pesci nell'anno 7 a.C., un evento che potrebbe essere stato interpretato nell'antichità come un segno della nascita di un grande re.
Il libro affronta anche questioni storiche specifiche legate ai racconti evangelici: il censimento ordinato da Augusto, il regno di Erode il Grande, la complessa situazione politica della Giudea sotto il dominio romano e il contesto religioso in cui nacque la predicazione di Gesù.
Articoli di stampa
In tutto il saggio ci sono numerosi riferimenti a studiosi che hanno segnato la ricerca moderna sul Gesù storico - tra cui David Flusser, Joachim Jeremias o Joseph Ratzinger - la cui ricerca ha contribuito a rinnovare il dialogo tra storia, filologia ed esegesi biblica.
Il volume è il risultato dell'adattamento e della riorganizzazione di una serie di articoli pubblicati dall'autrice negli ultimi anni in riviste culturali e storiche, tra cui Omnes y Fatti per la storia. Ora raccolti in un unico volume, questi testi offrono una sintesi chiara e accessibile di alcuni dei dibattiti più rilevanti sulla figura storica di Gesù.
L'edizione spagnola è pubblicata anche in formato stand-alone attraverso Amazon, con l'obiettivo di facilitarne la diffusione internazionale e di rendere questo materiale disponibile ad un pubblico più ampio interessato allo studio storico del cristianesimo.
L'influenza storica e culturale di Gesù
Al di là delle questioni strettamente religiose, la figura di Gesù di Nazareth ha segnato profondamente la storia dell'umanità. Anche pensatori non cristiani come Friedrich Nietzsche, Richard Rorty o Benedetto Croce hanno riconosciuto la straordinaria influenza culturale del cristianesimo nella formazione della civiltà occidentale.
In un momento in cui il dibattito pubblico oscilla spesso tra scetticismo superficiale e semplificazione ideologica, Gesù di Nazareth: mito o storia? ci invita a riscoprire il valore del metodo storico, dello studio serio delle fonti e del dialogo tra storia, cultura e fede, per avvicinarci alla figura più decisiva della storia dell'umanità.
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Sull'autore, Gerardo Ferrara.
Nato in Italia nel 1978, si è laureato in Scienze Politiche, con una specializzazione in Medio Oriente, presso il prestigioso Università Orientale di Napoli, e ha trascorso molti anni all'estero (Spagna, Francia, Argentina, Tunisia, Libano, Israele) per studio e lavoro.
I suoi interessi spaziano dalla musica (ha studiato pianoforte), alla linguistica e alla filologia, agli studi sul Cristianesimo, l'Ebraismo e l'Islam, alla storia e alla cultura del popolo ebraico e alle culture e letterature del Medio Oriente.
Ha pubblicato i romanzi L'assassino di mio fratello, nel 2013, e La scuola di maglia, nel 2016.
È anche docente, saggista e traduttore di diverse lingue, in particolare spagnolo, francese, inglese e portoghese. Ha collaborato con la RAI, la BBC e altri giornali italiani e internazionali (Omnes, tra gli altri in Spagna) come esperto di storia e politica e per la traduzione di video, articoli e documentari.
4 citazioni di Papa Leone XIV sui seminaristi e la formazione dei sacerdoti
Al di là degli incontri e delle celebrazioni previste per la visita di Papa Leone XIV, c'è un filo conduttore che attraversa molti dei suoi discorsi dall'inizio del pontificato: la necessità di prestare particolare attenzione alla formazione dei seminaristi; di coloro che si preparano a diventare sacerdoti: ad essere Cristo stesso.
La formazione dei sacerdoti secondo Papa Leone XIV
Nel corso del 2025 e del 2026, in vari incontri e documenti, Papa Leone XIV ha delineato una visione coerente del sacerdozio e della formazione dei seminaristi. Non si tratta di dichiarazioni isolate, ma di un insegnamento costante che si concentra sulla profondità, la maturità e la preparazione integrale necessarie per la persona che sarà un altro Cristo.
Ecco alcune delle sue dichiarazioni più significative e il contesto in cui sono state fatte.
1. «Il seminario è sempre un segno di speranza per la Chiesa».»
Discorso ai seminaristi spagnoli il 28 febbraio 2026. Ricevendo le comunità dei seminari spagnoli, Leone XIV ha ricordato che ogni seminario è una fonte di speranza per tutta la Chiesa. Ovunque ci siano giovani che rispondono alla chiamata di Dio e si preparano per il sacerdozio, la Chiesa scopre che il Signore è ancora all'opera nella storia.
Ma questa speranza non nasce solo dal numero di vocazioni, bensì dal cammino interiore che si coltiva in seminario: imparare a guardare la realtà con fede, vivere in relazione con Dio e lasciare che questo sguardo soprannaturale dia unità a tutta la formazione.
In questo modo, il seminario diventa un luogo in cui vengono preparati pastori in grado di riconoscere l'azione di Dio nella vita concreta delle persone.
2. «La fedeltà che genera il futuro è ciò a cui i sacerdoti sono chiamati oggi».
Lettera apostolica La fedeltà che genera un futuro, dell'8 dicembre 2025. In questa lettera programmatica, il Santo Padre propone una visione del sacerdozio in termini di perseveranza. La fedeltà non è semplicemente una costanza esteriore, ma una risposta quotidiana alla chiamata ricevuta.
Parlando di una fedeltà che genera il futuro, il Papa collega la vita concreta del sacerdote con il futuro della Chiesa. Una formazione solida è il terreno dove questa fedeltà impara ad essere sostenuta anche nei momenti di difficoltà.
3. «La formazione è un viaggio relazionale. Diventare amici di Cristo significa essere formati nella relazione, non solo nella competenza».»
Incontro con il Dicastero per il Clero, 26 giugno 2025. Rivolgendosi ai formatori, ai sacerdoti e ai seminaristi, Leone XIV ha ricordato che la formazione sacerdotale non può essere ridotta all'acquisizione di conoscenze o di competenze pastorali.
Il suo cuore è una relazione personale con Cristo. Il seminario è il luogo in cui questa amicizia viene appresa e coltivata: una familiarità con il Signore che coinvolge l'intera vita del futuro sacerdote, il suo cuore, la sua intelligenza e la sua libertà, e lo modella gradualmente nell'immagine del Buon Pastore.
Formare dei sacerdoti, quindi, non significa solo trasmettere dei contenuti, ma accompagnare un percorso di vita con Cristo per essere Cristo stesso per gli altri.
4. «Il seminario deve essere una vera scuola degli affetti».
Giubileo dei seminaristi, 24 giugno 2025. Durante il Giubileo dedicato ai seminaristi, il Papa ha sottolineato che il seminario non è solo un luogo di studio. È un luogo dove si impara a integrare la dimensione affettiva, a ordinare i propri sentimenti e a crescere nell'equilibrio umano.
Parlando di una scuola degli affetti, Leone XIV ha sottolineato la maturità personale come condizione indispensabile per il ministero. La preparazione intellettuale è necessaria, ma porta frutti solo quando si basa su una personalità unificata e capace di relazioni sane.
La visita del Papa in Spagna
Dal 6 al 12 giugno, Papa Leone XIV visiterà la Spagna, come ha annunciato la CEE. Sarà un evento storico per la Chiesa nel nostro Paese. Milioni di persone parteciperanno alle riunioni di culto, alle celebrazioni della Santa Messa e agli eventi pubblici.
Ogni volta che un Papa visita un Paese, non lascia solo immagini o titoli di giornale. Lascia qualcosa di più profondo: smuove le coscienze, risveglia le domande trascendenti dei giovani e dei giovani di cuore, conferma una moltitudine di vocazioni e rafforza le decisioni personali che spesso vengono prese in silenzio. Nella storia recente, le visite papali sono state momenti di grazia che hanno segnato intere generazioni.
Questa visita arriva anche in un momento in cui il Santo Padre insiste con chiarezza quotidiana su un messaggio di pace per il mondo e nell'ambito del sacerdozio, la necessità di sacerdoti ben formati. Non è sufficiente che ci siano vocazioni; è necessario accompagnarle, sostenerle e offrire loro una preparazione integrale. Investire nella loro formazione oggi è un modo concreto di prendersi cura del futuro della Chiesa.
Un sogno che sfida tutti
In molti Paesi del mondo ci sono giovani con una vocazione, provenienti da luoghi in cui la fede è forte, ma le risorse finanziarie sono molto scarse. È qui che il suo aiuto fa la differenza. Il suo sostegno diventa essenziale.
La Fondazione CARF lavora proprio su ciò che chiede Papa Leone XIV: incoraggiare la formazione integrale (umana, spirituale e accademica) dei seminaristi e dei sacerdoti diocesani in 130 Paesi.
Ogni donazione contribuisce a far sì che queste parole del Santo Padre non rimangano un desiderio, ma diventino una realtà concreta.
La lettera apostolica 'Una fedeltà che genera futuro' chiede di rinnovare l'identità e la missione del sacerdozio attraverso la formazione permanente, la fraternità e la sinodalità, mettendo in guardia dall'efficienza e dal quietismo, e chiedendo un nuovo impulso vocazionale per la Chiesa.
Lettera del Santo Padre al presbiterio dell'Arcidiocesi di Madrid in occasione dell'assemblea presbiterale "Convivium", che si è svolta recentemente con la partecipazione di quasi tutti i sacerdoti, oltre 1.200.
Non è forse vero che la pace che ci viene offerta è paradossalmente una “pace armata”? Ma questa falsa “pace” è il risultato della paura. L'insistenza di Papa Leone XIV, anche se sembra essere solo nel suo tentativo, prende altre strade.
In occasione del 60° anniversario della Dichiarazione conciliare 'Gravissimum Educationis', Papa Leone XIV ha pubblicato una lettera apostolica intitolata «Disegnare nuove mappe di speranza».
Domenica delle Palme: significato biblico e storia
La Domenica delle Palme segna l'inizio della Settimana Santa e ricordiamo l'ingresso trionfale di Cristo a Gerusalemme. San Luca scrive: «Mentre si avvicinava a Betfage e a Betania, vicino al Monte degli Ulivi, mandò due dei suoi discepoli, dicendo loro: "Andate alla casa colonica di fronte a voi. Quando entrerete, troverete un asinello legato che nessuno ha ancora cavalcato. Slegatelo e portatelo qui. Se qualcuno vi chiede perché lo slegate, ditegli: "Il Signore ha bisogno di lui». Così andarono e trovarono tutto come il Signore aveva detto loro.
Cosa celebriamo la Domenica delle Palme?
La Domenica delle Palme è l'ultima domenica prima del Triduo Pasquale. È anche conosciuta come la Domenica della Passione, che segna l'inizio delle celebrazioni della Settimana Santa.
È una festa cristiana della pace. I rami, con il loro antico simbolismo, ci ricordano ora l'alleanza tra Dio e il suo popolo. Confermati e consolidati in Cristo, perché Lui è la nostra pace.
Nella liturgia della nostra Santa Chiesa cattolica, leggiamo oggi queste parole di profonda gioia: I figli degli Ebrei, portando rami di ulivo, andarono incontro al Signore, gridando e dicendo: Gloria nel più alto dei cieli.
Al suo passaggio, racconta Luca, la gente stese le vesti sulla strada. E quando furono vicini alla discesa del monte degli Ulivi, i discepoli, in gran numero, presi dalla gioia, cominciarono a lodare Dio a gran voce per tutte le meraviglie che avevano visto: Benedetto il Re che viene nel nome del Signore, pace nei cieli e gloria nel cielo.
"Con le opere di servizio possiamo preparare al Signore un trionfo più grande di quello del suo ingresso a Gerusalemme"., San Josemaría Escrivá.
Settimana Santa: l'origine della Domenica delle Palme
In questo giorno, i cristiani ricordano l'ingresso di Cristo a Gerusalemme per consumare il suo mistero pasquale. Per questo motivo, da tempo si leggono due Vangeli nella Santa Messa di questo giorno.
Come spiega Papa Francesco, "questa celebrazione ha un doppio sapore, dolce e amaro, gioioso e doloroso, perché in essa si celebra l'ingresso del Signore a Gerusalemme, acclamato dai suoi discepoli come re, e allo stesso tempo si proclama solennemente il racconto evangelico della sua passione. Così il nostro cuore sente quel doloroso contrasto e sperimenta in qualche misura ciò che Gesù sentì nel suo cuore in quel giorno, il giorno in cui si rallegrò con i suoi amici e pianse su Gerusalemme".
Si trova nel Domenica delle Palme, Mentre Nostro Signore inizia la settimana decisiva per la nostra salvezza, San Josemaría raccomanda di «lasciare da parte le considerazioni superficiali, andare a ciò che è centrale, a ciò che è veramente importante". Guardare: il nostro obiettivo è quello di andare in paradiso. In caso contrario, nulla vale la pena. Per andare in paradiso è indispensabile la fedeltà alla dottrina di Cristo. Per essere fedeli, è indispensabile perseverare con costanza nella lotta contro gli ostacoli che si oppongono alla nostra felicità eterna...".
Le foglie di palma, scrive Sant'Agostino, sono un simbolo di omaggio, perché significano vittoria. Il Signore stava per conquistare, morendo sulla Croce. Stava per trionfare, nel segno della Croce, sul Diavolo, il principe della morte.
Egli viene a salvarci e noi siamo chiamati a scegliere la sua via: la via del servizio, del dono di sé, della dimenticanza di sé. Possiamo intraprendere questo cammino fermandoci in questi giorni a guardare il Crocifisso, la "sede di Dio"., Papa Francesco.
Il significato della Domenica delle Palme
Il Vescovo Javier Echevarría, ci fa capire il significato cristiano di questa festa: "Noi, che non siamo nulla, siamo spesso vanitosi e arroganti: cerchiamo di distinguerci, di attirare l'attenzione; cerchiamo di essere ammirati e lodati dagli altri. L'entusiasmo della gente di solito non dura. Pochi giorni dopo, coloro che lo avevano accolto con applausi invocheranno la sua morte. E noi ci lasceremo trasportare da un entusiasmo passeggero?
Se in questi giorni notiamo il divino svolazzare della grazia di Dio, che ci passa vicino, facciamole spazio nella nostra anima.Stendiamo i nostri cuori a terra, piuttosto che palme o rami d'ulivo. Siamo umili, mortificati e comprensivi verso gli altri. Questo è l'omaggio che Gesù si aspetta da noi.".
Come il Signore entrò nella Città Santa a dorso d'asino", dice Benedetto XVI, "così la Chiesa lo ha sempre rivisto nelle umili vesti del pane e del vino".
La scena della Domenica delle Palme si ripete in un certo modo nella nostra vita. Gesù si avvicina alla città della nostra anima sulle spalle dell'ordinario: nella sobrietà dei sacramenti; o nei suggerimenti gentili, come quelli che San Josemaría ha sottolineato nell'omelia di questa festa: "Vivi con puntualità l'adempimento del tuo dovere; sorridi a coloro che ne hanno bisogno, anche se la tua anima è in pena; dedica, senza sosta, il tempo necessario alla preghiera; vieni in aiuto a coloro che ti cercano; pratica la giustizia, estendendola con la grazia della carità".
Papa Francesco ha sottolineato che nulla può fermare l'entusiasmo per l'ingresso di Gesù; nulla ci impedisce di trovare in Lui la fonte della nostra gioia, della gioia autentica, che rimane e dà pace; perché solo Gesù ci salva dai legami del peccato, della morte, della paura e della tristezza.
La Domenica delle Palme nella Bibbia
La liturgia della Domenica delle Palme mette sulle labbra dei cristiani questo cantico: Alzate gli architravi, o porte; alzate gli architravi, o porte antiche, perché entri il Re della gloria.
Primo Vangelo della Domenica delle Palme (Luca 19,28-40)
Quando ebbe detto questo, proseguì davanti a loro, salendo a Gerusalemme. E quando si avvicinò a Betfage e a Betania, presso il monte chiamato Monte degli Ulivi, mandò due discepoli, dicendo:
-Andate al villaggio di fronte; quando vi entrerete, troverete un asino legato, sul quale nessuno è ancora salito; slegatelo e portatelo qui. E se qualcuno vi chiederà perché lo slegate, gli direte: "Perché il Signore ne ha bisogno".
Gli inviati andarono e lo trovarono proprio come aveva detto loro. Quando slegarono l'asino, i loro padroni dissero loro: -Perché stai slegando l'asino?
-Perché il Signore ne ha bisogno", hanno risposto.
Lo portarono da Gesù. Allora gettarono i loro mantelli sull'asino e vi fecero salire Gesù. Mentre procedeva, stesero i loro mantelli lungo la strada. Quando si avvicinarono, mentre scendevano dal Monte degli Ulivi, tutta la moltitudine dei discepoli, piena di gioia, cominciò a lodare Dio a gran voce per tutti i prodigi che avevano visto, dicendo:
Benedetto il Re che viene nel nome del Signore! Pace in cielo e gloria nel più alto dei cieli!
Alcuni farisei della folla gli dissero: "Maestro, rimprovera i tuoi discepoli.
Disse loro: "Vi dico che se tacciono, le pietre grideranno".
Vangelo della Domenica delle Palme (Marco 11, 1-10)
Avvicinandosi a Gerusalemme, a Betfage e a Betania, presso il monte degli Ulivi, mandò due dei suoi discepoli e disse loro:
-Andate nel villaggio di fronte a voi e, appena entrati, troverete un asino legato, sul quale nessuno è ancora salito; slegatelo e riportatelo indietro. E se qualcuno vi dice: "Perché fate questo?", rispondetegli: "Il Signore ha bisogno di lui e lo riporterà subito qui".
Si allontanarono e trovarono un'asina legata a un cancello, fuori da un incrocio, e la slegarono. Alcuni di quelli che erano lì dissero loro:
-Che cosa stai facendo per slegare l'asino?
Risposero loro come Gesù aveva detto loro e glielo permisero. Poi portarono l'asino a Gesù, vi gettarono sopra i loro mantelli ed egli vi montò. Molti stesero i loro mantelli sulla strada, altri i rami che tagliavano dai campi. Quelli che andavano avanti e quelli che seguivano dietro gridavano:
-Beato colui che viene nel nome del Signore, beato l'avvento del Regno del nostro padre Davide, beato l'avvento del Regno del nostro padre Davide, beato l'Osanna nel più alto dei cieli, beato colui che viene nel nome del Signore, beato l'avvento del Regno del nostro padre Davide, beato l'Osanna nel più alto dei cieli.
Poi entrò a Gerusalemme nel Tempio e, dopo aver osservato attentamente ogni cosa, uscì a Betania con i dodici, mentre si faceva sera.
"Ci sono centinaia di animali più belli, più abili e più crudeli. Ma Cristo guardava a lui, l'asino, per presentarsi come re al popolo che lo acclamava. Perché Gesù non sa che farsene dell'astuzia calcolatrice, della crudeltà dei cuori freddi, della bellezza appariscente ma vuota. Nostro Signore apprezza la gioia di un cuore gentile, il passo semplice, la voce senza falsetto, gli occhi chiari, l'orecchio attento alla sua parola di affetto. Così egli regna nell'anima"., San Josemaría Escrivá.
Quando sono iniziate le processioni della Domenica delle Palme?
La tradizione di celebrare la Domenica delle Palme è antica di centinaia di anni. Da secoli la benedizione degli ulivi fa parte di questa festa, così come le processioni, La Santa Messa e la narrazione della Passione di Cristo durante la stessa. Oggi sono celebrati in molti Paesi.
I fedeli che partecipano alla processione da Gerusalemme, che risale al IV secolo, Portano anche rami di palma, di ulivo o di altri alberi nelle loro mani e cantano le canzoni della Domenica delle Palme.. I sacerdoti portano i mazzi di fiori e guidano i fedeli.
In Spagna, un allegro La processione della Domenica delle Palme commemora l'ingresso di Gesù a Gerusalemme.. Riuniti insieme cantiamo osanna e agita i palmi delle mani in segno di lode e di benvenuto.
I rami di ulivo ricordano che la Quaresima è un tempo di speranza e di rinnovamento della fede in Dio. Si ritiene che siano un simbolo della vita e della risurrezione di Gesù Cristo.. Ricordano anche la fede della Chiesa in Cristo e la sua proclamazione come Re del cielo e della terra.
Al termine del pellegrinaggio, è consuetudine collocare le palme benedette accanto alle croci nelle nostre case per ricordare la vittoria pasquale di Gesù.
Questi stessi ulivi saranno preparati per il successivo Mercoledì delle Ceneri. Per questa importante cerimonia vengono bruciati i resti delle palme benedette la Domenica delle Palme dell'anno precedente. Queste vengono cosparse di acqua santa e poi profumate con l'incenso.
Canti per la Domenica delle Palme
Un breve elenco di inni consigliati per la celebrazione della Domenica delle Palme:
Canto processionale: TU REGNERAI.
Canzone d'ingresso: HOSANNA, HOSANNA.
Dal Salmo 21: DIO MIO, DIO MIO, PERCHÉ MI HAI ABBANDONATO?
Acclamazione prima del Vangelo: ONORE E GLORIA A TE, SIGNORE GESÙ.
Versetto: CRISTO HA PRESO SE STESSO PER NOI.
Canto d'offertorio: PRENDIAMO IL SIGNORE.
Santo: SANTO, SANTO, SANTO - Alberto Taulé.
Agnello di Dio: LAMBRO DI DIO.
Canto di comunione: SIGNORE, DOVE ANDREMO?
Canto di riflessione: Nella tua croce stai oggi.
Canzone di partenza: AL PIE DE LA CRUZ.
Prima delle letture: GLORIA A TE, SIGNORE.
Bibliografia: Papa Francesco, Omelia, domenica delle Palme 2017 Benedetto XVI, Gesù di Nazareth. San Josemaría, Cristo sta passando. San Josemaría, Forgia.
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Domande e risposte
- Cosa significa la Domenica delle Palme?
Il Domenica delle Palme è una delle celebrazioni più importanti della cristianità, che segna la fine dell'anno. inizio della Settimana Santa. Rappresenta la fine della Quaresima e l'inizio della commemorazione della passione, morte e risurrezione di Gesù.
- Cosa simboleggia il bouquet della Domenica delle Palme?
Commemora l'ingresso trionfale di Gesù Cristo a Gerusalemme. Si celebra una settimana prima della Sua gloriosa Risurrezione in trionfo sulla morte e sul peccato. Gesù entrò a Gerusalemme su un asino e le persone che erano venute per le celebrazioni ebraiche della Pasqua deposero a terra i loro mantelli e piccoli rami di alberi, mentre cantavano una parte del Salmo 118: «Benedetto colui che viene nel nome del Signore».
25 marzo, l'Annunciazione del Signore
La Chiesa celebra la Solennità del Annunciazione del Signore su 25 marzo, La festa dell'Incarnazione, un punto di svolta nella storia della salvezza, è nota anche come Incarnazione del Signore. Conosciuta anche come l'Incarnazione del Signore, questa festa ricorda il momento in cui l'Arcangelo Gabriele annuncia alla Vergine Maria che sarà la madre del Figlio di Dio. Il suo «avvenga per me secondo la tua parola» (Lc 1, 38) rappresenta un modello di fede e di abbandono totale alla volontà divina.
Il significato dell'Annunciazione e dell'Incarnazione del Verbo
Il mistero dell'Annunciazione è inseparabile dall'Incarnazione, poiché è il momento in cui Dio assume la natura umana. San Josemaría Escrivá, fondatore del L'Opus DeiHa sottolineato la grandezza di questo evento, affermando che "Dio ci chiama a santificarci nella vita ordinaria, come Maria ha accettato la sua missione con umiltà".
Maria, modello di vocazione e dedizione
Nostra madre, la Vergine Maria è un esempio per tutti i cristiani, specialmente per quelli chiamati al sacerdozio. La sua risposta fiduciosa e senza riserve è un riflesso della volontà che tutti i cristiani hanno di essere chiamati al sacerdozio. seminarista e sacerdote deve avere di fronte alla chiamata di Dio.
L'Annunciazione e la difesa della vita
In Spagna, la Conferenza Episcopale celebra il 25 marzo la Giornata per il Vita, ricordando il valore sacro della vita umana fin dal concepimento. Nel 2026, il motto è «La vita, un dono inviolabile», un appello alla protezione della vita in tutte le sue fasi. «L'aborto - sottolineano i prelati - non potrà mai costituire un diritto, poiché non esiste il diritto di eliminare una vita umana».
Tuttavia, la Conferenza Episcopale non si concentra solo sul grembo materno, ma si rivolge anche alle madri e ai padri che affrontano le difficoltà della gravidanza. Per questo motivo, indicano che dalla CEE «vogliamo promuovere un'alleanza sociale per la speranza a favore del tasso di natalità, L'obiettivo è, da un lato, costruire insieme le condizioni necessarie affinché i nostri giovani possano prendere in considerazione la possibilità di formare un'associazione. famiglia aperta alla vita e, d'altra parte, affinché nessuna donna debba ricorrere all'aborto perché si sente sola o senza risorse.
L'impegno dei sacerdoti e dei seminaristi
Per il sacerdoti diocesani e per i futuri pastori sostenuti dal Fondazione CARF, Questa festa ha un significato speciale. La difesa della vita fa parte della loro missione, testimoniando il Vangelo in una società che spesso relativizza il valore dell'esistenza umana.
L'impegno dei sacerdoti e dei seminaristi non si basa solo sulla difesa della vita fin dal concepimento, ma anche nel loro lavoro pastorale di accompagnamento delle persone in ogni fase della loro vita.
Il tuo formazione li prepara, dal punto di vista psicologico e spirituale, ad essere guide nella fede e guide nei momenti difficili. Ispirate dal sì di Maria, sono chiamate ad essere annunciatrici di speranza, promuovendo una cultura della vita e dell'amore cristiano.
Inoltre, questa festività la invita ad approfondire la sua vocazione, riaffermando il suo impegno nell'evangelizzazione e nell'insegnamento della dottrina cristiana.
In tempi in cui la dignità umana deve affrontare molteplici sfide, la loro testimonianza è particolarmente rilevante. L'Annunciazione è per loro un promemoria della loro missione di essere la presenza vivente di Cristo nel mondo, trasmettendo il messaggio di salvezza con parole e azioni.
Vivere il sì di Maria: un impegno per tutti i cristiani
Il partito dell'Annunciazione non solo ci invita a meditare sul sì della Maria, Rinnoviamo anche la nostra dedizione a Dio con fiducia e gioia.
Maria, con la sua accettazione umile e coraggiosa, ci insegna che ogni cristiano, indipendentemente dal suo stato di vita, è chiamato a dare il proprio sì a Dio nella quotidianità della vita di tutti i giorni.
Per i seminaristi e sacerdoti La giornata per i diocesani è un giorno di riflessione speciale sulla loro vocazione e sul loro impegno ad essere difensori della vita e della fede.
Tuttavia, questa chiamata non è esclusiva per loro. Ciascun fedele, a partire dalla propria realtà, può rendere presente a Cristo nel mondo attraverso i loro atti di carità, la loro testimonianza cristiana e la loro fiducia nella provvidenza di Dio.
L'Annunciazione ci ricorda che ciascuno di noi, in quanto parte della persone di Dio, possiamo essere uno strumento nelle Sue mani, portando speranza, amore e fede a coloro che ci circondano.
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Eredità di costruzione della fede: il valore dell'eredità della solidarietà per la Chiesa
Le eredità e i lasciti fanno spesso pensare a proprietà, beni o denaro trasmessi dai genitori ai figli o ad altri cari. Ma un'eredità di solidarietà può andare ben oltre il materiale.è lasciare un segno di fede che duri nel tempo, una testimonianza che continui a portare frutto nella Chiesa anche dopo la nostra scomparsa.
La storia della Chiesa è piena di esempi di come i lasciti, grandi o piccoli, abbiano sostenuto la sua missione e reso possibile che il Vangelo raggiungesse milioni di persone.
Il rapporto tra la cultura, l'arte, la carità e la Chiesa cattolica è probabilmente il contratto di patrocinio più lungo e fruttuoso dell'umanità. Per secoli, la Chiesa è stata una guida spirituale e il principale "direttore creativo" dell'Occidente.
Il Monastero Reale di San Lorenzo de El Escorial è un complesso che comprende un palazzo reale, una basilica, un pantheon, una biblioteca, un collegio e un monastero. Si trova nella città spagnola di San Lorenzo de El Escorial, a Madrid, e fu costruito tra il 1563 e il 1584.
In diversi momenti della storia, vescovi, abati e fondatori religiosi che hanno vissuto in santità Utilizzavano parte dei loro beni o redditi ecclesiastici per fondare seminari, ospizi o case di formazione. Non erano mercanti o mecenati di passaggio, erano pastori e religiosi che, con la loro vita austera, testimoniavano di avere tutto “preso in prestito” da Dio e che la loro missione era quella di prendersi cura delle anime.
Alcune comunità monastiche, seguendo la loro spiritualità, presumevano che le loro terre o rendite in eccedenza dovessero essere utilizzate per il loro mantenimento, ma anche per una missione più ampia: formare sacerdoti, sostenere missioni o aiutare le aree povere. Così, i monasteri divennero centri economici che ridistribuivano i beni per scopi ecclesiastici.
Troviamo anche eredità di fedeli laici: importanti personaggi reali o addirittura storici, come re cattolici, mercanti, famiglie con una vita cristiana visibile che, alla fine della loro vita, si sono ritrovati in un'altra famiglia, offrivano parte di ciò che possedevano alla Chiesa per sostenere scuole, orfanotrofi o formazione sacerdotale.
Questi lasciti fisici, a volte tradotti in cattedrali, monasteri o università, sono l'espressione visibile della convinzione che la fede merita di essere trasmessa e custodita per le generazioni future.
Lasciti e testamenti che cambiano la vita
Ci sono anche lasciti discreti che, sebbene invisibili, hanno trasformato il corso della Chiesa.
In molti villaggi, le cappelle e le parrocchie sono state costruite grazie alle raccolte di famiglie semplici, contadini e artigiani che hanno contribuito con quel poco che avevano. I loro nomi non compaiono nei libri di storia, ma senza di loro la fede non avrebbe messo radici in tante comunità.
Altre eredità sono ancora più profonde: l'eredità della fede trasmessa in famiglia. Pensiamo a santa Monica, che ha lasciato in eredità alla Chiesa nientemeno che Sant'Agostino, grazie al suo costante pianto e alla sua preghiera. O nei genitori di Santa Teresa di Gesù Bambino, la cui eredità spirituale è stata l'atmosfera di fede e di amore che ha fatto fiorire la santità nella loro figlia. L'eredità di un cristiano non si misura in numeri, ma nell'impatto che lascia sulle anime.
Un ponte tra terra e cielo: “Desde el Cielo” alla Fondazione CARF
Le grandi e piccole eredità della storia ci ricordano che la generosità cristiana non va mai persa, ma si trasforma sempre in vita per la Chiesa.. Vediamo la stessa realtà oggi in coloro che, in modo anonimo e discreto, decidono di lasciare un'eredità che contribuisce al futuro della Chiesa.
Come tributo e per dimostrare la nostra gratitudine, la CARF Foundation ha creato il premio Pagina Dal cieloUn memoriale in cui ricordiamo i benefattori defunti che hanno reso possibile la formazione di migliaia di sacerdoti e seminaristi diocesani e religiosi ogni anno.
La Santa Messa viene offerta ogni giorno per le loro anime presso la chiesa di San Paolo. Santuario di Torreciudad, e ogni mese si prega per loro nei collegi sacerdotali di Pamplona e Roma. I sacerdoti che hanno ricevuto l'aiuto della Fondazione CARF portano nelle loro preghiere quotidiane il ricordo di quei benefattori che ora continuano ad aiutare dal cielo.
Questo gesto consolida un'intima relazione spirituale: coloro che hanno lasciato in eredità la loro generosità non solo sostengono la Chiesa dalla terra, ma ora intercedono e accompagnano dall'eternità. È un'espressione bella e chiara del fatto che l'eredità cristiana della solidarietà non finisce con la morte, ma continua nella comunione dei santi.
Facoltà ecclesiastiche dell'Università di Navarra, Pamplona.
Il significato cristiano dell'eredità
Per un cristiano, lasciare un'eredità di solidarietà significa molto di più che distribuire beni. È una decisione spirituale, un modo per prolungare la carità oltre la propria vita.
Il Vangelo ci ricorda: «Dov'è il tuo tesoro, là sarà il tuo cuore» (Mt 6, 21). Chi decide di includere la Fondazione CARF nel proprio testamento solidale, trasforma il proprio patrimonio in una seme della fede, permettendo ad altri di incontrare Dio attraverso i sacerdoti. ben addestrato.
Oggi, la stessa logica è ancora viva: l'eredità è il ponte tra la sua vita terrena e i frutti eterni che gli altri riceveranno grazie alla sua generosità.
La sua eredità di oggi può formare sacerdoti per il domani
Attualmente, attraverso la Fondazione CARF, il suo lascito diventa un sostegno diretto ai seminaristi e ai sacerdoti diocesani di tutto il mondo.. Giovani che vogliono donarsi a Dio e servire la Chiesa universale, ma che hanno bisogno di aiuto nella loro formazione.
Proprio come in passato i lasciti hanno costruito templi, università, ospedali, conventi e missioni, oggi il suo lascito può costruire templi viventi: sacerdoti preparati ad annunciare il Vangelo e ad accompagnare migliaia di persone. Un cristiano non porta nulla in cielo, ma può lasciare molto sulla terra.. Come fecero i re, i santi e le famiglie anonime, oggi ha l'opportunità di decidere che ciò che Dio le ha affidato nella vita continuerà a trasformarsi in speranza, fede e servizio.
Il suo lascito potrebbe essere l'eredità più preziosa: quella che sostiene la Chiesa e accompagna migliaia di persone a Dio.
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ALCUNE DOMANDE E RISPOSTE CURIOSE
1. Cosa è meglio, un'eredità o un lascito?
L'eredità è la successione in tutti i beni, i diritti e gli obblighi del defunto. Mentre un lascito è un dono specifico di un bene specifico (un'auto, una casa, un gioiello).
2. In che modo gli imperatori consolidarono le eredità?
Prima che ci fossero grandi collezionisti d'arte, erano i leader politici a consolidare le proprietà della Chiesa.
- Costantino il Grande (IV secolo): Il mecenate originale. Dopo la legalizzazione del Cristianesimo, finanziò la costruzione delle prime grandi basiliche, come la Antica Basilica di San Pietro a Roma e quello del Santo Sepolcro a Gerusalemme.
- Carlo Magno (IX secolo): Fu la forza trainante del "Rinascimento carolingio". Il suo sostegno fu fondamentale per la conservazione dei manoscritti miniati e per la riforma dell'architettura ecclesiastica in Europa.
3. Come si consolidò il mecenatismo nel Rinascimento?
Nel XV e XVI secolo, il mecenatismo divenne una questione di status, di fede e, ammettiamolo, di un po' di ego familiare sostenuto dalle grandi famiglie che sostenevano gli artisti e che lasciavano in eredità e donavano molte ricchezze alla Chiesa.
- I MediciHanno prodotto quattro papi (Leone X, Clemente VII, tra gli altri) e hanno finanziato lo splendore di Firenze e del Vaticano. Promossero Michelangelo e Raffaello.
- Papa Giulio IIconosciuto come il Papa Guerriero, fu colui che ordinò la demolizione della vecchia Basilica di San Pietro per costruire quella attuale. Sostenne Michelangelo (Cappella Sistina) e Bramante.
- Il BorgheseIl Cardinale Scipione Borghese fu il grande mecenate del primo Barocco. Promosse le carriere di Bernini e Caravaggio.
4. Cosa hanno promosso le grandi monarchie cattoliche?
- Filippo II di Spagna: il grande difensore della fede. La sua più grande opera di mecenatismo fu El Escorial, un monastero-palazzo che simboleggiava l'unione del potere reale e del fervore religioso.
- Gli Asburgo d'Austria: Trasformarono Vienna e l'Europa centrale in bastioni del barocco ecclesiastico, finanziando abbazie e chiese di una sontuosità quasi spropositata.
5. Alcuni esempi di patronato moderno
Oggi il mecenatismo è passato dall'essere una questione di re e papi all'essere gestito da istituzioni e fondazioni.
- I Cavalieri di Colombo: L'organizzazione ha finanziato numerosi restauri nella Basilica di San Pietro e sostiene i progetti di comunicazione del Vaticano.
- Fondazioni private e musei: istituzioni come la Musei Vaticani si autofinanziano, ma si affidano alle donazioni internazionali (come la I mecenati delle arti nei Musei Vaticani) per il restauro di alcuni capolavori.
- Miliardari e filantropi: dopo l'incendio in Notre Dame de Paris nel 2019, famiglie come la Pinault e il Arnault (LVMH) ha donato centinaia di milioni di euro, dimostrando che il mecenatismo cattolico oggi è anche un atto di conservazione del patrimonio culturale globale.