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La Santa Messa, il compimento dei tempi

18/06/2026

La Santa Misa y la Plenitud de los Tiempos

Ricardo Sada riflette sulla Santa Messa come centro vitale della vita del cristiano, luogo in cui si attualizza il sacrificio di Cristo. Il sacerdote esorta a partecipare alla Messa con fede e puntualità per riscoprire la nostra identità spirituale, poiché siamo figli di Dio, da Lui amatissimi.

In questa meditazione di padre Ricardo Sada si approfondisce il modo in cui la Santa Messa attualizza il sacrificio di Cristo, rivelando la nostra identità di figli di Dio e diventando il fulcro vitale di ogni cristiano.

«Noi sappiamo che la Bibbia è la parola di Dio; non si tratta di parole puramente umane, sebbene siano state scritte dai sacri autori, ma è parola rivelata, parola di vita eterna.

E un insegnamento che ci presenta San Paolo recita: "Quando giunse la pienezza dei tempi, Dio mandò il proprio Figlio, nato da una donna, nato sotto la Legge".

Giunta la pienezza dei tempi, nel momento cruciale della storia dell’umanità, quando erano trascorsi alcune migliaia di anni – non sappiamo quanti – dal peccato originale e il popolo d’Israele era stato scelto affinché in esso nascesse il Messia, quando ormai tutto era pronto, Dio mandò il proprio Figlio. Il Suo Figlio unigenito, nato da donna, nato sotto la Legge. Nato da donna, si incarna nel grembo di una donna e, pertanto, è vero uomo, al tempo stesso in cui è vero Figlio di Dio.

E a quale scopo? San Paolo afferma: "Affinché giungessimo alla pienezza della filiazione". Non si tratta di qualcosa che rimane confinato alla Parola di Dio, ma che ci riguarda profondamente. E, pertanto, la Chiesa afferma: "Cristo rivela all’uomo l’uomo stesso". Cristo ci svela il mistero profondo dell’uomo. Che cos’è l’uomo? Chi siete voi? O chi sono io?

La Messa, elevata all’ordine divino

Siamo uno spirito incarnato, creato per l’unione eterna con Dio, per vivere nell’intimità con Lui, poiché Dio ci associa al Suo Figlio e ci dona la vita del Suo Figlio. E, pertanto, ci dice: "Voi siete questo, siete uno spirito che risiede nella carne". Ma non solo questo: non siete solo corpo e anima, bensì, proprio in quanto dotati di anima, siete in grado di essere elevati all’ordine del divino.

Ebbene, ritengo sia importante che corregiamo sempre un po’ la nostra concezione di ciò che è l’uomo e la concezione di ciò che siamo noi stessi. Voi non siete il corpo, voi avete un corpo. Voi siete innanzitutto un’anima, siete uno spirito. Siete uno spirito. Se non aveste un corpo, sareste un angelo. Ma poiché avete un corpo, siete una persona umana.

Ma ciò che conta non è tanto il vostro corpo, anche se vediamo, ad esempio, che ci sono grandi, beh, non so, progressi in campo medico, non è vero? È un bene che portino sollievo ai corpi. Ma, insomma, alla fine tutti i corpi sono destinati a… beh, a morire, a decomporsi e a morire, per un motivo o per l’altro, ma l’anima vive per sempre.

E proprio come spesso ci preoccupiamo della salute del nostro corpo, andiamo dal medico, ci vengono prescritti dei farmaci, seguiamo una cura e chi più ne ha più ne metta, così non possiamo pensare che l’anima sia meno importante, anzi, è proprio il contrario.

Che siamo innanzitutto uno spirito, uno spirito incarnato, ma quello spirito e quella carne, elevati alla realtà dei figli di Dio, divinizzati dalla grazia, la grazia santificante. La grazia che è la vita di Cristo, che ci viene comunicata come se fosse una trasfusione di sangue che, al posto del sangue, infonde in noi la divinità.

Addentrarsi nel mistero dell’amore

Ebbene, valorizziamoci adeguatamente. Siamo molto più di ciò che sembriamo. Ieri dicevamo che l’uomo dovrebbe assomigliare agli uccelli perché vola e perché canta; ebbene, qui Dio ci dice: "Guarda, non hai limiti nel volare, il tuo spirito può volare sempre". Proprio come il corpo è molto limitato perché si stanca e ha una capacità limitata di sollevare un certo numero di chili o di correre a una certa velocità, la vostra anima no: la vostra anima può sempre salire, salire, salire e salire, non avete limiti. Non avete limiti nell’amore.

Ebbene, è proprio questo il mistero, il mistero di ogni persona; ed è per questo che, durante un ritiro o un momento di preghiera, ciò che cerchiamo sempre è, vediamo, entrare nel proprio intimo: è lì che risiede la verità; sì, Dio dimora nel vostro intimo, ed è proprio lì che avviene l’incontro.

Ebbene, Cristo rivela all’uomo se stesso e ci lascia i sacramenti. Egli stesso è un sacramento. Che cos’è un sacramento? Un sacramento è una cosa sensibile che possiede, o meglio, che contiene una grazia invisibile. E Cristo è un mistero perché le persone che lo vedevano vedevano un uomo che parlava, che compiva alcuni gesti, che operava miracoli. Ma coloro che avevano fede vedevano in lui anche il Figlio di Dio, un sacramento.

E poi dice: "Vi lascerò i sacramenti come segni della mia presenza, affinché non vi dimentichiate di me, ma vi ricordiate sempre di me". E ci lascia i sette sacramenti.

E vorrei che parlassimo un po’ dell’Eucaristia, ma non dell’Eucaristia intesa come, ehm, l’ostia consacrata, bensì dell’Eucaristia nel momento in cui viene celebrata. Quella che viene chiamata la Eucaristia in atto, ovvero nel suo compimento, che è il sacrificio della Messa, il santo sacrificio della Messa. Che, riflettendo un po’ sulla Messa, la nostra fede possa crescere e il nostro amore possa accrescersi.

L’amore di Cristo sul Calvario

Perché è una realtà che, se la si guarda in modo superficiale, può risultare molto noiosa. Sempre la stessa cosa. Ehi, "potrei fare cose molto più interessanti". Ho, non so, un mondo intero di divertimento sul mio telefono e cose del genere, ma questo è molto lento e mi viene sonno; inoltre, magari sono arrivato, non so, non c’era posto e non mi piace il modo in cui questo sacerdote parla o come predica". E diciamo ancora una volta: "Cercate di approfondire, cercate di arrivare al cuore della questione». E cosa state facendo quando siete a Messa? State prendendo parte al sacrificio di Cristo sul Calvario.

E tutti noi, quindi, siamo chiamati ad accrescere la nostra fede e a pregare anche, ad esempio, per i sacerdoti. È molto importante perché noi sacerdoti celebriamo molte messe. Ieri mi ha chiamato un sacerdote per chiedermi se potevo aiutarlo perché aveva molte messe da celebrare. Gli ho risposto: "Senta, mi scusi, ma l’altro sacerdote non sarà qui e non posso venire, ma comunque mi faccia sapere se ne ha ancora bisogno".

Magari avrebbe celebrato quattro o cinque messe di domenica o in un giorno di messa obbligatoria. Ci chiediamo: "Ehi, dopo la terza o la quarta messa, la sua fede non comincia forse a vacillare? Non si sente stanco? O non comincia a insorgere una sorta di leggero fastidio nel celebrare la messa? Forse sta già perdendo la voce e ha la gola irritata perché ha parlato molto e in ogni messa ha tenuto un’omelia. E poi, dato che si è radunata molta gente, ha dovuto stare in piedi per molto tempo".

E non so se dovremo pregare affinché questo sacerdote non perda mai la consapevolezza di stare attualizzando il sacrificio di Cristo. E che la cosa più importante non sia la liturgia della parola né, non so, la serie di avvisi parrocchiali che ci vengono comunicati, ma che la cosa più importante sia la doppia consacrazione. Quel momento in cui si consacrano separatamente il pane e il vino, che simboleggiano la separazione cruenta del corpo e del sangue di Gesù sul Calvario. E la saggezza divina ha trovato un modo meraviglioso per rendere presente quel momento.

Il mese di Nisan

Nessuno di noi era presente lì nell’anno 33, il 14 del mese di Nisan, a Gerusalemme, dalle 12:00 alle 15:00. No, non c’eravamo. Ma si dice: "Guardi, ora le darò l’opportunità di esserci davvero. Lei sarà presente al sacrificio del Calvario. Partirà con la sua fede come se salisse su un’astronave che la trasporterà attraverso il tempo e lo spazio e la porterà a Gerusalemme in quel giorno e a quell’ora. E la sua fede le dirà: 'Ecco, lei è qui'».

"Eccovi qui, e non c’è nessun altro Cristo che muoia nella pienezza dei tempi». Quando l’asse della Terra inizia a far ruotare ogni cosa attorno alla croce di Cristo, tutto trova lì la sua soluzione.

Ecco perché il sacerdote, dopo aver compiuto la doppia consacrazione, dice: "Questo è il sacramento della nostra fede". Un mistero. Sacramento significa mistero. Un mistero: io vedo una cosa, ma c’è molto di più. "Della fede", perché non stiamo realizzando effetti speciali. Non stiamo proiettando un video né riproducendo i rumori del martello mentre inchiodavano Cristo, né le grida dei soldati o della folla, né le sette parole di Gesù, vero? Non stiamo dicendo: "Il sangue sta scorrendo, in questo momento sta, non so, pronunciando questa o quella parola", vero?

Ma la fede ci dice che nella doppia consacrazione il corpo e il sangue di Cristo sono separati. Pertanto, Cristo è morto, è appena morto. È appena morto, è morto. Il celebrante dice: "Questo è il sacramento della nostra fede, annunciamo la tua morte". Sì, sei morto. Ed è un mistero così profondo che ci induce poi a dire: "Ma proclamiamo la tua risurrezione".

È risorto. Il Risorto è lo stesso che era morto; per questo il Risorto si manifesta con i segni dei chiodi e delle piaghe sulle mani e sul costato. E concludiamo dicendo: "Vieni, Signore Gesù". Vieni a instaurare il tuo regno, il tuo regno definitivo. È già così, il vostro regno ha già avuto inizio, ma venite a stabilirlo pienamente.

Cosa succede durante la Messa?

Ecco perché è davvero positivo che attribuiamo grande valore alla Messa. Speriamo di poterla comprendere; intendo dire che non la comprenderemo mai appieno, ma almeno un po’ meglio. Con l’aiuto di Dio e dello Spirito Santo, speriamo di comprendere un po’ meglio la Messa e di vederla come un’enorme, grandissima manifestazione dell’amore di Dio, un’esplosione d’amore.

E che comprendiamo anche quanto possa essere simile al dolore di Cristo quando non apprezziamo la Messa o semplicemente quando non vi partecipiamo, quando non la consideriamo come un momento assolutamente prioritario che dà senso non solo alla domenica, ma all’intera settimana.

Cosa accade durante la Messa? Come dicevamo, Cristo muore e, di conseguenza, si aprono per noi le porte del cielo, che erano state chiuse a causa del peccato dei nostri progenitori. Ancora una volta, possiamo ora entrare in cielo perché Gesù ha pagato il nostro riscatto con il suo amore infinito.

E inoltre, salviamo e liberiamo le anime dal purgatorio. Ecco perché è così bella questa usanza secondo cui, quando c’è un defunto, si cerca sempre, sempre di far celebrare una messa e poi, se possibile, magari una novena di messe, oppure una volta al mese, o ancora ogni anno, perché ogni messa libera le anime dal Purgatorio. Forse quella persona, questo nostro parente, o chiunque altro, si trova ancora in Purgatorio. Ebbene, "Le offro, Signore, questa Messa per il mio defunto nonno".

Lo aiuterò a uscire dal purgatorio, oppure aiuterò altre anime a uscire dal purgatorio. E quando mi presenterò al mio giudizio, forse lì troverò dei santi che mi diranno: "Parleremo molto bene di lei perché ci ha aiutati a uscire dal Purgatorio". Perché ha offerto anche la Messa per noi, i defunti.

La Messa: una Messa vale più delle preghiere individuali. Non è vero? Non perdiamo la consapevolezza sacramentale della Messa; la Chiesa è infatti sacramentale. E spesso si sente dire: "No, è che sono già andato, ad esempio, alla fiera di Tepalcingo". Beh, allora è andato a fare acquisti o a fare cosa? "No, è che sono andato a vedere Gesù Nazareno". Va bene, ma è andato a Messa o non è andato a Messa? "È che sono andato alla processione". Ma è andato a Messa o non è andato a Messa? Perché tutto il resto non è l’atto di Cristo, non è l’azione di Cristo, di valore infinito.

In un libro sulla Messa si legge: "Dopo la consacrazione, come sulla croce, tutto si è compiuto. Egli si incarna nelle mani del sacerdote come nel seno di Maria. Tutti noi siamo colmati di grazia e il Signore è con noi". Ecco Gesù che compie il bene, guarisce ogni sorta di male, opera ogni genere di prodigi, ridà la vista ai ciechi, moltiplica il pane, placa le onde delle passioni e dei dolori, risuscita i morti alla vita della grazia.

Donandosi interamente come nel Cenacolo, consegnandosi come nel Giardino degli Ulivi, tacendo come a Gerusalemme, elevandosi come sul Calvario, versando il proprio sangue come sulla croce, glorioso e vivo come nel giorno della sua vittoria, riversando su ogni creatura la sua benedizione, il suo Spirito e la sua grazia. Oh, profondità dei misteri di Dio. Chi non si sentirà sopraffatto al solo pensiero di questo sacrificio, nel quale Dio non cessa di compiere ciò che ha compiuto una volta per tutte sul Calvario, facendosi Egli stesso tempio, altare, sacerdote e vittima?

Dio dona tutto

Dio dona in modo consono a chi è, non è vero? Dio dona in modo infinito. Dio compie miracoli davvero incredibili. Non solo perché rimane presente nel pane con il suo corpo e il suo sangue, la sua anima e la sua divinità, ma anche perché rende attuale il suo sacrificio. Quanto è grande questo miracolo? Se ci mettiamo a riflettere, ad esempio, quanti tabernacoli ci sono? Cioè, qui in questa casa c’è questo, c’è quello dell’amministrazione, c’è quello della scuola, ci sono quelli della casa di ritiro.

Bene, e in tutti quei tabernacoli c’è un calice che contiene molte ostie? E in ogni ostia c’è Gesù, ed è presente anche in ogni frammento di ogni ostia; se l’ostia viene spezzata, la sua presenza si moltiplica. Ebbene, e se lo moltiplicasse per tutti i tabernacoli del mondo? Questo qui, che miracolo! Insomma, che miracolo incredibile.

Ebbene, tutto ciò deriva dal grande miracolo dell’amore di Dio. E potremmo dire lo stesso, proprio in questo momento, qui dove ci troviamo, a questa latitudine, a quest’ora: ci saranno, non so, 10, 15, 20 mila messe che si stanno celebrando in questo istante. E tra un’ora ce ne saranno altre 10, 15, 20. Dove? Beh, non lo so, in Africa, in Australia, in Giappone, o forse proprio qui, perché magari c’è una messa serale e, beh, in questo momento ci saranno sicuramente molte messe in corso in Messico, proprio perché è l’ora della messa serale.

Il sacrificio del Calvario

E che miracolo, non è vero? Che il sacrificio del Calvario si stia rendendo presente qui e là, cento volte, mille volte… e chi può fare una cosa del genere? Ebbene, solo la potenza di Dio: un miracolo di prim’ordine.

E allora diremo: "Non posso certo sminuire il dono di Dio", non è vero? Sarebbe molto triste se la vedeste, ad esempio, come un semplice obbligo. "È che devo andarci". Non è che voi facciate un favore a Dio andando a Messa, è Lui che vi fa un favore immenso, invitandovi. C’è un invito, dice: "Venite al mio sacrificio, restate con me". Non fate come Pietro e gli altri apostoli che se ne andarono, non presero parte al sacrificio; rimasero solo Maria, Giovanni e le sante donne.

Gli apostoli, tutti gli altri… beh, Giuda se n’era già andato per impiccarsi, ma gli altri dieci fuggirono spaventati. E Gesù ci dice: "Vedete, ci riprovo, vi chiamo di nuovo, sono di nuovo con voi, voglio di nuovo che mi accompagniate, consolatemi, approfittate di tutte le grazie che sto per effondere in questa Eucaristia".

In primo luogo, perché si unirà alla lode che sto rivolgendo al Padre celeste e, di conseguenza, adempirà il suo primo dovere in quanto creatura, ovvero glorificare Dio. "Ma io posso pregare molto bene anche a casa mia". Sì, ma con chi non sta pregando? Sta pregando con Cristo, unito a Cristo, insieme a tutta la Chiesa. E ciò che lei prega è, appunto, una preghiera personale. Questo è il momento della redenzione, la pienezza dei tempi. È qui che si riversano sul mondo tutti i beni, tutte le grazie.

Allora, aiutateci, Signore, a capire almeno un po’, aiutate tutti i fedeli cristiani, aiutate tutti i sacerdoti, affinché non trasformiamo la Messa in qualcosa di banale, di superficiale, in qualcosa di puramente umano, non è vero? Come se fosse uno spettacolo in cui l’importante è il sacerdote, non è vero? L’importante non è il sacerdote.

Se l’importante fosse il sacerdote, allora faremmo come fanno i pastori protestanti, i quali, quando terminano la loro… non so come si chiami, la loro celebrazione domenicale o le letture dei salmi e i canti, si recano all’ingresso della chiesa e si dedicano a salutare tutti i fedeli.

No, qui il punto è che "non sono andato a trovare il parroco tal dei tali". No, no, non sono andato a trovare il sacerdote; non è detto che debba venire a salutarmi: sono andato a trovare Cristo, a stare con Cristo. E, pertanto, il sacerdote è secondario. "È solo che non mi piace il suo tono di voce", non importa. Purché sia un sacerdote validamente ordinato, sta rendendo attuale il sacrificio di Cristo.

Che questo sia il momento propizio, il tesoro più grande. C’è un autore che dice: "All’ora della vostra morte, il vostro più grande conforto saranno le messe che avrete ascoltato con devozione nel corso della vostra vita. Ogni messa che avete ascoltato vi accompagnerà al tribunale divino e lì intercederà per voi affinché otteniate il perdono". Ecco, il vostro più grande conforto. Non tanto, non so, un’opera di carità che ho compiuto, vero? Perché mi trovo nel momento in cui Gesù sta offrendo se stesso al Padre e io mi sono unito a Lui, ho partecipato con devozione. È davvero una fortuna che abbiamo questa consapevolezza.

Ebbene, speriamo di poter dire: "La Messa è il centro della mia vita". A San Josemaría piaceva dire proprio così: "Insomma, che sia il centro della vostra vita". Non c’è nulla di più importante, né oggi, né domani, né quando avrò terminato gli studi, né in nessun altro momento, che partecipare alla Messa. Fate in modo che la Messa sia il centro della domenica. "È che non ho avuto tempo di andare a Messa". Ebbene, mettetela al primo posto e vedrete che avrete sempre tempo. Se la mettete al primo posto, cioè al centro, tutto il resto ruota attorno alla Messa, come i pianeti ruotano attorno al sole.

Cercheremo di evitare la routine e parteciperemo con entusiasmo. Forse, non so, non devo per forza cantare o non devo, non so, rispondere a voce troppo alta, ma quello che devo fare è essere consapevole di ciò che sto facendo. Prestare attenzione, attenzione interiore. Anche esternamente non starò certo a sbavare, no? Ma potrei stare lì a guardare davanti a me e avere la testa tra le nuvole. Cercherò di… ehm… partecipare davvero, prendendo parte al sacrificio.

Prestare attenzione alla preparazione e alla puntualità. Non è vero? Insomma, ho pensato: «Cosa farò, dove mi troverò? Andrò al sacrificio di Cristo, mi unirò a Lui, arriverò con largo anticipo». Infatti, molte volte, se arrivo in ritardo, non trovo più posto a sedere e finisco per stare molto scomodo. No, arrivi presto, non arrivare in ritardo perché finirai laggiù, in mezzo alla folla che sta in fondo, e continuano ad arrivare persone in ritardo e così ti distrai. Beh, sono arrivato presto e ho trovato un buon posto.

Posso anche partecipare con un’intenzione specifica, dicendo: "Gesù, ti offro questa Messa proprio per questa mia necessità, per questa persona, per la Chiesa, per il Papa, per le anime del Purgatorio o per quel mio parente che è venuto a mancare". Ebbene, l’intenzione è proprio quella di offrirla; cerchiamo quindi di non mancare all’appuntamento domenicale.

Ed è proprio così che si misura la Messa, ovvero l’importanza che attribuisco a Dio, non è vero? E l’importanza che attribuisce anche ogni cristiano. Ebbene, la Messa è per me, per voi, per ciascuno di noi: è la vostra Messa, è la Messa in cui vi unite a Gesù.

E a Papa San Giovanni Paolo II piaceva dire che ciò che è accaduto sul Calvario si ripete anche in ogni celebrazione. Non solo la morte di Cristo, ma anche, ad esempio, la presenza di Maria. Maria è sul Calvario, Maria è in ogni Messa, è l’unica che non manca mai alla Messa. Potrebbe esserci solo una signora anziana alla Messa, o magari nessuno; oppure c’era una persona, ma era un turista e se n’è andato.

Ebbene, ma c’è Maria: lei non manca mai a nessuna Messa, proprio come era presente sul Calvario e da allora in poi. Il Papa dice anche che lì Gesù ripete le parole che disse a Giovanni: "Ecco tua madre; ecco, io te la affido". Tra la consacrazione del pane e quella del vino, Gesù è crocifisso, ma non è ancora morto.

Ed è proprio in quel momento che pronuncia quelle parole: "Donna, ecco tuo figlio" e "ecco tua madre", perché in quel momento me la sta donando, in questo istante la sto ricevendo e provo questa gioia e ho cercato, insomma, di vivere così, con raccoglimento, la celebrazione, eh, dal profondo, perché mi sono preparata, perché forse già da sabato sto pensando: "A che ora andrò a messa domani?" e "Come faccio a sbrigarmi per avere tempo a sufficienza e non dover correre da una parte all’altra?".

E "cercherò di arrivare un po" prima e mi dedicherò a pregare un po"" oppure posso dire «avrò un messale o cercherò su Internet quale sia la Messa di domani, quale sia il Vangelo di domani e quali siano le preghiere proprie di domani, ci rifletterò un po’ sopra e pregherò un po’ con quelle preghiere».

»Ma prima di tutto, mi metterò in sintonia con il cuore di Gesù che si offre al Padre e ci salva; e voi non siete più puramente terreni, non siete nemmeno più puramente psichici, siete di natura divina, perché Gesù, morendo, ci ha donato la capacità di essere anche noi figli di Dio».


Ricardo Sada Fernández, sacerdote messicano della Prelatura della Santa Croce e dell’Opus Dei, è ingegnere informatico e dottore in Teologia. Ordinato nel 1981 e con una lunga esperienza come predicatore e direttore spirituale, è autore di diversi libri ed è noto per il suo sito web www.medita.cc, che pubblica quotidianamente meditazioni in formato audio.



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