
Nel corso dell’incontro con migliaia di seminaristi in occasione del Giubileo celebrato a Roma il 24 giugno 2025, il Papa Leone XIV ha lasciato una frase che ha avuto grande risonanza in tutta la Chiesa: «Il seminario deve essere una scuola degli affetti».
Non si è trattato di una frase improvvisata né secondaria. Il Santo Padre ha voluto porre il fulcro della formazione sacerdotale su un punto ben preciso: imparare ad amare come Cristo.
«Come Cristo ha amato con il cuore di un uomo, voi siete chiamati ad amare con il Cuore di Cristo! Amare con il cuore di Gesù. Ma per imparare quest’arte occorre lavorare sulla propria interiorità, dove Dio fa udire la sua voce e da cui scaturiscono le decisioni più profonde; ma che è anche luogo di tensioni e di lotte (cfr. Mc 7,14-23), che occorre convertire affinché tutta la sua umanità trasudi il Vangelo.
Il primo lavoro, quindi, va svolto nell’interiorità. Ricordate bene l’invito di sant’Agostino a tornare al cuore, perché è lì che troviamo le tracce di Dio. Scendere nel cuore a volte può incutere timore, perché in esso ci sono anche delle ferite. Non abbiate paura di curarle, lasciatevi aiutare, perché proprio da quelle ferite nascerà la capacità di stare accanto a chi soffre. Senza vita interiore non è possibile nemmeno la vita spirituale, perché Dio ci parla proprio lì, nel cuore.
Dio ci parla nel cuore; dobbiamo saperlo ascoltare. Parte di questo lavoro interiore consiste anche nell’allenarsi a riconoscere i moti del cuore: non solo le emozioni fugaci e immediate che caratterizzano l’animo dei giovani, ma soprattutto i loro sentimenti, che li aiutano a scoprire la direzione della loro vita.
Se imparerete a conoscere il vostro cuore, sarete sempre più autentici e non avrete più bisogno di indossare maschere. E il percorso privilegiato che ci conduce all’interiorità è la preghiera: in un’epoca in cui siamo iperconnessi, è sempre più difficile sperimentare il silenzio e la solitudine. Senza l’incontro con Lui, non possiamo nemmeno conoscere veramente noi stessi».

Il Papa ha voluto soffermarsi in particolare sulla dimensione umana della vocazione sacerdotale. In occasione del Giubileo dei seminaristi ha affermato:
«È importante – anzi, necessario – fin dal periodo del seminario puntare con forza sulla maturazione umana, rifiutando ogni forma di maschera e di ipocrisia. Con lo sguardo fisso su Gesù, occorre imparare a dare un nome e una voce anche alla tristezza, alla paura, all’angoscia, all’indignazione, portando tutto nella relazione con Dio».
Con queste parole, il Papa Leone XIV ha ricordato che il seminario Non è solo un luogo di studio o di formazione pastorale. È anche lo spazio in cui il futuro sacerdote impara a conoscere se stesso in modo autentico, a maturare interiormente e a mettere tutta la propria vita davanti a Dio. Per questo ha definito il seminario come un autentico scuola degli affetti: un luogo in cui il cuore impara ad amare profondamente, in libertà e con lo sguardo di Cristo.

Le parole del Papa sono particolarmente attuali. Oggi molte persone cercano nel sacerdote una persona che sappia ascoltare, che le accompagni con vicinanza e che parli di Dio partendo da un’esperienza reale e umana. Ciò richiede una formazione integrale.
Ecco perché la Chiesa insiste tanto sull’importanza di valorizzare appieno il periodo trascorso in seminario: perché lì non si limitano a studiare o a discernere una vocazione. Lì si impara a essere pastori.
Un sacerdote dotato di una solida formazione umana è in grado di gettare ponti, comprendere meglio le ferite della propria comunità e avvicinare a Cristo con maggiore delicatezza e profondità.
"Vi invito a invocare spesso lo Spirito Santo, affinché formi in voi un cuore docile, capace di cogliere la presenza di Dio, anche ascoltando le voci della natura e dell’arte, della poesia, della letteratura e della musica, nonché delle scienze umane.
Nel rigoroso impegno dello studio teologico, sappiate anche ascoltare con mente e cuore aperti le voci della cultura, come le recenti sfide poste dall’intelligenza artificiale e quelle delle social media. Soprattutto, come faceva Gesù, sappiate ascoltare il grido, spesso silenzioso, dei piccoli, dei poveri e degli oppressi, nonché di tanti, soprattutto giovani, che cercano un senso alla propria vita.
Se curate il vostro cuore, con momenti quotidiani di silenzio, meditazione e preghiera, potrete imparare l’arte del discernimento. Anche questo è un compito importante: imparare a discernere. Quando siamo giovani, portiamo dentro di noi molti desideri, molti sogni e ambizioni. Il cuore è spesso sovraffollato e capita che ci sentiamo confusi.
Al contrario, seguendo l’esempio della Vergine Maria, il nostro mondo interiore deve essere capace di custodire e meditare. Capace di synballein, come scrive l’evangelista Luca (2, 19-51): ricomporre i frammenti. Guardatevi dalla superficialità e ricomponete i frammenti della vita nella preghiera e nella meditazione, chiedendovi: cosa mi insegna ciò che sto vivendo? »Che cosa mi dice riguardo al mio cammino? Dove mi sta guidando il Signore?»
La missione della Fondazione CARF: contribuire alla formazione dei futuri sacerdoti
Grazie al sostegno di migliaia di soci, benefattori e amici, i seminaristi e i sacerdoti diocesani provenienti da oltre 130 paesi possono studiare e formarsi a Roma e a Pamplona.
Ricevono una formazione accademica, certo, ma anche un accompagnamento spirituale, pastorale e umano che rafforza la loro vocazione e li prepara a tornare nelle loro diocesi con uno sguardo universale e un cuore ben formato.
Ciò si ricollega pienamente a il sogno che il Papa Leone XIV sta ricordando a tutta la Chiesa: che vi siano sacerdoti santi, vicini alla gente e ben preparati a servire il mondo di oggi.
La visita del Papa in Spagna ha riportato questo messaggio alla ribalta. Il suo appello a prestare attenzione alla formazione dei seminaristi non è un’idea astratta. È un invito concreto rivolto a tutta la Chiesa.
Presso la Fondazione CARF Vogliamo rispondere con i fatti: aiutando coloro che oggi si preparano a dedicare la propria vita al servizio degli altri.
Perché sostenere la formazione di un seminarista significa contribuire a formare un cuore capace di accompagnare, sostenere e portare speranza proprio dove ce n’è più bisogno.
«I seminaristi hanno diritto alla migliore formazione possibile e la Chiesa, dal canto suo, ha diritto a
sacerdoti ben formati. Il criterio affinché i seminari siano autentiche case di formazione è che garantiscano un’adeguata esperienza di vita comunitaria; che dispongano di formatori totalmente dediti allo studio e all’insegnamento, con esperienza nell’accompagnamento spirituale; e che siano dotati di centri superiori di teologia provvisti dei mezzi necessari per svolgere la loro funzione. A tal fine è indispensabile, oltre a unire le forze, imparare a lavorare insieme per affrontare queste sfide» (Incontro con i vescovi di Spagna. Sede della Conferenza Episcopale, Madrid. Lunedì 8 giugno 2026).

Ci sono giovani uomini in tutto il mondo che hanno sentito una profonda chiamata a seguire la vocazione al sacerdozio. Vogliono servire, accompagnare, impartire i sacramenti e aiutare il loro popolo a incontrare Dio. Ma molti di loro non hanno i mezzi finanziari per ricevere una formazione adeguata, accademica e umana, in questa fase chiave del loro incontro con Dio.
Papa Leone XIV lo ha recentemente ricordato con semplicità e profondità nella sua lettera apostolica "." La fedeltà che genera un futuro: «Una fedeltà che genera futuro è ciò a cui i sacerdoti sono chiamati anche oggi, nella consapevolezza che perseverare nella missione apostolica ci offre la possibilità di interrogarci sul futuro del ministero e di aiutare gli altri a cogliere la gioia della vocazione sacerdotale... L’identità dei sacerdoti si costituisce attorno al loro essere per ed è indissolubilmente legata alla loro missione... l'auspicato rinnovamento di tutta la Chiesa dipende in gran parte dal ministero dei sacerdoti, animato dallo spirito di Cristo.
La chiamata al ministero ordinato è un dono libero e gratuito di Dio. La vocazione, infatti, non significa una costrizione da parte del Signore, bensì una proposta amorevole di un progetto di salvezza e di libertà per la propria esistenza, che riceviamo quando, con la grazia di Dio, riconosciamo che al centro della nostra vita c’è Gesù, il Signore. La vocazione al ministero ordinato matura quindi come donazione di sé a Dio e, per questo, al suo Popolo santo.
Tutta la Chiesa prega e gioisce per questo dono con il cuore colmo di speranza e gratitudine, come affermava Papa Benedetto XVI al termine dell’Anno sacerdotale: «Volevamo risvegliare la gioia che Dio sia così vicino a noi e la gratitudine per il fatto che Egli si affidi alla nostra debolezza; che Egli ci guidi e ci aiuti giorno dopo giorno. Volevamo anche, in questo modo, insegnare nuovamente ai giovani che questa vocazione, questa comunione di servizio per Dio e con Dio, esiste; anzi, che Dio sta aspettando il nostro “sì”».
Per questo motivo, la Chiesa presta particolare attenzione alla formazione dei futuri sacerdoti, affinché siano uomini preparati umanamente, spiritualmente e pastoralmente, in grado di accompagnare le loro comunità e di servire le persone dove sono più necessarie. Questo è ciò che la Fondazione CARF fa dal 1989.
In molti Paesi del mondo, ci sono persone che hanno la vocazione al sacerdozio dove La fede è forte, ma le risorse sono scarse. È qui che il suo aiuto fa la differenza.
Sin dalla sua nascita, la Fondazione CARF ha accompagnato seminaristi e sacerdoti diocesani di 130 Paesi, affinché potessero ricevere la formazione integrale di cui la Chiesa ha bisogno oggi e avrà bisogno domani. Dietro ognuno di loro c'è una storia, una famiglia, un popolo e un'intera diocesi che un giorno avrà un sacerdote meglio preparato a servirli e a formarne altri.
Con il suo aiuto, lei rende possibile tutto questo Il sogno di Papa Leone XIV: che la formazione raggiungesse i seminaristi e i sacerdoti di tutto il mondo. Che il futuro della Chiesa sia costruito su fondamenta solide, con persone ben preparate e dedicate.
Realizzi il sogno del Papa! Consentire la formazione di coloro che si prenderanno cura della fede e della vita di milioni di persone in tutto il mondo.
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