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2026ª giornata di incontro tra sacerdoti, benefattori e seminaristi

26/06/2026

Encuentro entre benefactores y seminaristas. Fundación CARF.

Una giornata ricca di emozioni, testimonianze, preghiera e gioia condivisa, che permette di constatare come le preghiere e il sostegno economico destinati alla formazione integrale dei seminaristi e dei sacerdoti si traducano in frutti per la Chiesa universale.

Come di consueto, l’ultimo venerdì di maggio si tiene a Pamplona l’incontro annuale tra benefattori, seminaristi e sacerdoti. Una giornata dedicata a rendere grazie a Dio per le vocazioni, a pregare per i sacerdoti e i seminaristi e a conoscere l’opera che la Fondazione CARF svolge dal 1989.

In occasione di questo incontro abbiamo visitato le Facoltà ecclesiastiche dell’Università di Navarra e il seminario internazionale Bidasoa, dove risiedono e si formano i seminaristi sostenuti dalla Fondazione CARF. I sacerdoti vivono in collegi e residenze sacerdotali sparse per Pamplona. Una città grata per l’opera che tutti loro svolgono nelle parrocchie della diocesi.

Una giornata ricca di emozioni tra benefattori e seminaristi

«Ci sono giorni che non si comprendono guardando l’agenda, ma piuttosto in base a ciò che suscitano dentro di noi. E quello è stato molto più di una visita istituzionale o di un incontro accademico. È stato come affacciarsi, quasi senza volerlo, al cuore silenzioso della Chiesa universale», così la giornalista descrive l’incontro Matilde Latorre su «Religión en Libertad», che ha partecipato a questo incontro con grande emozione.

Il benvenuto dell'Università di Navarra

La mattinata è iniziata con il discorso di benvenuto di María Iraburu Elizalde, rettore dell’Università di Navarra dal gennaio 2022 e prima donna a guidare l’istituzione.

La professoressa di Biochimica e Biologia Molecolare, Iraburu, ha dato il benvenuto ai presenti sottolineando l’impegno dell’Università nella formazione integrale di coloro che, tra pochi anni, presteranno servizio alla Chiesa nei cinque continenti. Le sue parole hanno fatto da cornice a una giornata in cui la dimensione accademica e quella spirituale appaiono sempre legate al servizio e alla missione dell’istituzione.

«Siamo destinatari della generosità di numerosi donatori. Siamo al servizio della Chiesa universale per formare persone ben preparate nelle curie diocesane. La nostra missione ha un effetto moltiplicatore: alimentare la Chiesa nei cinque continenti», ha sottolineato la rettrice.

Il sacerdote Francisco Javier Navarro racconta la sua vocazione e la sua esperienza pastorale.

Un sacerdote formato per sostenere con speranza coloro che soffrono

Uno dei momenti più intensi della mattinata è stato la testimonianza del sacerdote messicano Francisco Javier Navarro, ex allievo della Bidasoa, che ora, a distanza di anni, è tornato per proseguire la propria formazione.

Originario della diocesi di Culiacán, nello Stato messicano di Sinaloa, padre Javier ha descritto una realtà segnata dalla violenza, in cui la pace è diventata un’esigenza urgente per migliaia di persone. «Abbiamo bisogno di pace. In questo contesto, essere sacerdote non è facile. La nostra missione è sostenere nella speranza tutti coloro che soffrono», ha spiegato ai presenti.

«Bidasoa plasma il carattere»

Ordinato sacerdote dodici anni fa, ha ricordato con particolare affetto il periodo trascorso a Bidasoa e il segno profondo che quella fase formativa ha lasciato in lui. «A Bidasoa mi hanno preparato ad affrontare anche i momenti più difficili del mio ministero. Gli anni trascorsi lì ci hanno segnato profondamente perché Bidasoa 'forma il carattere'», ha affermato.

Il suo ministero ebbe inizio in circostanze particolarmente impegnative. Appena otto mesi dopo aver ricevuto l’ordinazione sacerdotale, il suo vescovo lo nominò parroco, all’età di 26 anni, della chiesa di Maria Ausiliatrice, dove iniziò ad accompagnare numerosi giovani.

Attualmente, nella sua diocesi prestano servizio 174 sacerdoti, molti dei quali hanno ricevuto la formazione a Bidasoa e presso il collegio ecclesiastico internazionale Sedes Sapientiae di Roma.

Ma sono state proprio le esperienze più dolorose del suo ministero a consentirgli di comprendere meglio la portata della formazione ricevuta. «Ci sono momenti molto difficili, come dover dire a una madre che suo figlio è stato rapito o comunicare a una moglie che suo marito è stato assassinato. Per questo occorre avere un cuore cattolico», ha affermato.

Il padre Navarro ha voluto ringraziare in modo particolare il Consiglio di Amministrazione per l’Azione Sociale (PAS) della Fondazione CARF l'alba realizzata su misura che aveva ricevuto un tempo e, soprattutto, la zaino con i calici sacri che gli consente di celebrare la Santa Messa in luoghi dove non esiste nemmeno una cappella.

La sua conclusione è stata una delle frasi più significative dell’intera giornata: la Fondazione CARF Non solo sta finanziando gli studi, ma sta anche formando sacerdoti in grado di portare speranza proprio laddove le circostanze sono più difficili.

Una messa che 'riallinea l’anima”'

Al termine delle testimonianze, i benefattori e gli amici della Fondazione CARF hanno partecipato alla Messa solenne celebrata nella cappella maggiore del seminario internazionale Bidasoa.

È difficile trovare una descrizione migliore di quella fornita da Matilde Latorre: «Poi è iniziata la Messa solenne. E Ci sono momenti in cui le parole non bastano. Perché quella Eucaristia aveva qualcosa di difficile da spiegare: bellezza senza clamore. Un silenzio pieno di significato. Una solennità pura, senza artifici, che sembrava strapparvi per qualche minuto dal rumore costante in cui viviamo intrappolati.

Le voci, l’incenso, la cadenza della liturgia, i volti giovani che pregavano con serena intensità… tutto aveva qualcosa che elevava l’anima quasi senza chiedere il permesso. Ci sono messe che si ascoltano. E ce ne sono altre che vi trasformano profondamente dall’interno».

Quella celebrazione è stata proprio questo: un’esperienza di preghiera in grado di restituire il senso dell’essenziale.

Conversazioni che avvicinano il mondo intero

Il pranzo che è seguito ha permesso di vivere un altro dei momenti più arricchenti dell’incontro. Seduti insieme ai seminaristi e ai formatori, i benefattori hanno potuto conversare con loro, conoscere le loro preoccupazioni, ascoltare i loro progetti e scoprire le realtà dei paesi da cui provengono.

Attualmente Bidasoa ospita circa un centinaio di seminaristi provenienti da tutto il mondo. Ogni tavolo diventa così una piccola finestra aperta su: Africa, America, Asia, Europa e Oceania, unite da una stessa fede.

Conoscere le loro vite aiuta a comprendere che dietro ogni gesto di solidarietà e ogni preghiera ci sono persone che un giorno torneranno nelle loro diocesi per servire milioni di fedeli.

Il gruppo mariachi dei seminaristi messicani di Bidasoa.

La gioia di una Chiesa giovane

Se la mattinata è stata all’insegna della raccoglimento e delle testimonianze, il pomeriggio si è svolto all’insegna della gioia e della musica. Il tradizionale spettacolo preparato dai seminaristi si è trasformato ancora una volta in una festa per tutta la famiglia.

I partecipanti hanno potuto apprezzare i canti in swahili e la vivace afro dance interpretata da otto seminaristi della Tanzania e dal consueto gruppo mariachi di Bidasoa, sempre capace di strappare sorrisi e applausi.

Non è mancata nemmeno la band di Bidasoa, che ha eseguito brani quali Il cuore nella valigia y Quando nessuno mi vede. Uno dei momenti più apprezzati è stato l’esibizione di Noa Noa, che è riuscita a far alzare in piedi molti spettatori tra applausi, acclamazioni e manifestazioni di entusiasmo.

In ogni esibizione si percepiva l’affetto con cui i seminaristi avevano preparato lo spettacolo per ringraziare i benefattori del loro sostegno durante gli anni di formazione.

Il dono più prezioso per un futuro sacerdote

Il momento culminante della giornata è arrivato, come ogni anno, con la consegna ai seminaristi delle zaini vasi sacri redatte dal PAS della Fondazione CARF, le quali, dopo aver completato gli studi presso le Facoltà ecclesiastiche di Navarra, tornano nei propri paesi per ricevere l’ordinazione sacerdotale dalle mani dei propri vescovi.

Per molti di loro – visibilmente commossi – quello zaino rappresenta ben più di un semplice regalo. Del valore di 700 euro, contiene tutti gli elementi necessari per celebrare degnamente la Santa Messa e amministrare i sacramenti in luoghi dove non siano disponibili i mezzi materiali.

Per questo motivo è diventato il dono più apprezzato da un sacerdote appena ordinato. Grazie ad essa potranno celebrare l’Eucaristia in villaggi remoti, comunità rurali, zone di missione o luoghi in cui non esiste nemmeno una chiesa costruita. È un aiuto affinché la Chiesa continui a raggiungere gli angoli dimenticati del mondo.

Preghiera profonda davanti al Santissimo

La giornata si è conclusa con l’esposizione solenne e la benedizione del Santissimo Sacramento e con la recita del Santo Rosario nell’edicola del campus. Dopo tante emozioni, canti, conversazioni e testimonianze, la giornata si è conclusa proprio nel luogo in cui tutto acquista senso: Cristo.

Al ritorno a casa, molti condividevano la stessa sensazione. Matilde Latorre l’ha descritta ancora una volta con parole difficili da eguagliare: «Alla fine della giornata, mentre tornavamo, si provava la strana sensazione di aver toccato qualcosa di molto essenziale della Chiesa. Qualcosa che di solito non compare nei notiziari. Perché lontano dal clamore, dalle polemiche e dalle continue semplificazioni, esistono luoghi come Bidasoa dove decine di I giovani continuano a dire di sì, continuano a prepararsi per prestare servizio e continuano a credere per cui vale la pena sacrificare la propria vita".

Forse questa è la definizione migliore di ciò che abbiamo vissuto lo scorso 29 maggio. Una giornata che allarga l’anima e rallegra il cuore. Un incontro che permette di contemplare i frutti della generosità di migliaia di persone. E, soprattutto, un’occasione per scoprire che, silenziosamente, in luoghi come Bidasoa, si continua a costruire il futuro della Chiesa universale.


Marta Santíngiornalista specializzata in religione.



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