La Santa Messa, il compimento dei tempi

In questa meditazione di padre Ricardo Sada si approfondisce il modo in cui la Santa Messa attualizza il sacrificio di Cristo, rivelando la nostra identità di figli di Dio e diventando il fulcro vitale di ogni cristiano.

«Noi sappiamo che la Bibbia è la parola di Dio; non si tratta di parole puramente umane, sebbene siano state scritte dai sacri autori, ma è parola rivelata, parola di vita eterna.

E un insegnamento che ci presenta San Paolo recita: "Quando giunse la pienezza dei tempi, Dio mandò il proprio Figlio, nato da una donna, nato sotto la Legge".

Giunta la pienezza dei tempi, nel momento cruciale della storia dell’umanità, quando erano trascorsi alcune migliaia di anni – non sappiamo quanti – dal peccato originale e il popolo d’Israele era stato scelto affinché in esso nascesse il Messia, quando ormai tutto era pronto, Dio mandò il proprio Figlio. Il Suo Figlio unigenito, nato da donna, nato sotto la Legge. Nato da donna, si incarna nel grembo di una donna e, pertanto, è vero uomo, al tempo stesso in cui è vero Figlio di Dio.

E a quale scopo? San Paolo afferma: "Affinché giungessimo alla pienezza della filiazione". Non si tratta di qualcosa che rimane confinato alla Parola di Dio, ma che ci riguarda profondamente. E, pertanto, la Chiesa afferma: "Cristo rivela all’uomo l’uomo stesso". Cristo ci svela il mistero profondo dell’uomo. Che cos’è l’uomo? Chi siete voi? O chi sono io?

La Messa, elevata all’ordine divino

Siamo uno spirito incarnato, creato per l’unione eterna con Dio, per vivere nell’intimità con Lui, poiché Dio ci associa al Suo Figlio e ci dona la vita del Suo Figlio. E, pertanto, ci dice: "Voi siete questo, siete uno spirito che risiede nella carne". Ma non solo questo: non siete solo corpo e anima, bensì, proprio in quanto dotati di anima, siete in grado di essere elevati all’ordine del divino.

Ebbene, ritengo sia importante che corregiamo sempre un po’ la nostra concezione di ciò che è l’uomo e la concezione di ciò che siamo noi stessi. Voi non siete il corpo, voi avete un corpo. Voi siete innanzitutto un’anima, siete uno spirito. Siete uno spirito. Se non aveste un corpo, sareste un angelo. Ma poiché avete un corpo, siete una persona umana.

Ma ciò che conta non è tanto il vostro corpo, anche se vediamo, ad esempio, che ci sono grandi, beh, non so, progressi in campo medico, non è vero? È un bene che portino sollievo ai corpi. Ma, insomma, alla fine tutti i corpi sono destinati a… beh, a morire, a decomporsi e a morire, per un motivo o per l’altro, ma l’anima vive per sempre.

E proprio come spesso ci preoccupiamo della salute del nostro corpo, andiamo dal medico, ci vengono prescritti dei farmaci, seguiamo una cura e chi più ne ha più ne metta, così non possiamo pensare che l’anima sia meno importante, anzi, è proprio il contrario.

Che siamo innanzitutto uno spirito, uno spirito incarnato, ma quello spirito e quella carne, elevati alla realtà dei figli di Dio, divinizzati dalla grazia, la grazia santificante. La grazia che è la vita di Cristo, che ci viene comunicata come se fosse una trasfusione di sangue che, al posto del sangue, infonde in noi la divinità.

Addentrarsi nel mistero dell’amore

Ebbene, valorizziamoci adeguatamente. Siamo molto più di ciò che sembriamo. Ieri dicevamo che l’uomo dovrebbe assomigliare agli uccelli perché vola e perché canta; ebbene, qui Dio ci dice: "Guarda, non hai limiti nel volare, il tuo spirito può volare sempre". Proprio come il corpo è molto limitato perché si stanca e ha una capacità limitata di sollevare un certo numero di chili o di correre a una certa velocità, la vostra anima no: la vostra anima può sempre salire, salire, salire e salire, non avete limiti. Non avete limiti nell’amore.

Ebbene, è proprio questo il mistero, il mistero di ogni persona; ed è per questo che, durante un ritiro o un momento di preghiera, ciò che cerchiamo sempre è, vediamo, entrare nel proprio intimo: è lì che risiede la verità; sì, Dio dimora nel vostro intimo, ed è proprio lì che avviene l’incontro.

Ebbene, Cristo rivela all’uomo se stesso e ci lascia i sacramenti. Egli stesso è un sacramento. Che cos’è un sacramento? Un sacramento è una cosa sensibile che possiede, o meglio, che contiene una grazia invisibile. E Cristo è un mistero perché le persone che lo vedevano vedevano un uomo che parlava, che compiva alcuni gesti, che operava miracoli. Ma coloro che avevano fede vedevano in lui anche il Figlio di Dio, un sacramento.

E poi dice: "Vi lascerò i sacramenti come segni della mia presenza, affinché non vi dimentichiate di me, ma vi ricordiate sempre di me". E ci lascia i sette sacramenti.

E vorrei che parlassimo un po’ dell’Eucaristia, ma non dell’Eucaristia intesa come, ehm, l’ostia consacrata, bensì dell’Eucaristia nel momento in cui viene celebrata. Quella che viene chiamata la Eucaristia in atto, ovvero nel suo compimento, che è il sacrificio della Messa, il santo sacrificio della Messa. Che, riflettendo un po’ sulla Messa, la nostra fede possa crescere e il nostro amore possa accrescersi.

L’amore di Cristo sul Calvario

Perché è una realtà che, se la si guarda in modo superficiale, può risultare molto noiosa. Sempre la stessa cosa. Ehi, "potrei fare cose molto più interessanti". Ho, non so, un mondo intero di divertimento sul mio telefono e cose del genere, ma questo è molto lento e mi viene sonno; inoltre, magari sono arrivato, non so, non c’era posto e non mi piace il modo in cui questo sacerdote parla o come predica". E diciamo ancora una volta: "Cercate di approfondire, cercate di arrivare al cuore della questione». E cosa state facendo quando siete a Messa? State prendendo parte al sacrificio di Cristo sul Calvario.

E tutti noi, quindi, siamo chiamati ad accrescere la nostra fede e a pregare anche, ad esempio, per i sacerdoti. È molto importante perché noi sacerdoti celebriamo molte messe. Ieri mi ha chiamato un sacerdote per chiedermi se potevo aiutarlo perché aveva molte messe da celebrare. Gli ho risposto: "Senta, mi scusi, ma l’altro sacerdote non sarà qui e non posso venire, ma comunque mi faccia sapere se ne ha ancora bisogno".

Magari avrebbe celebrato quattro o cinque messe di domenica o in un giorno di messa obbligatoria. Ci chiediamo: "Ehi, dopo la terza o la quarta messa, la sua fede non comincia forse a vacillare? Non si sente stanco? O non comincia a insorgere una sorta di leggero fastidio nel celebrare la messa? Forse sta già perdendo la voce e ha la gola irritata perché ha parlato molto e in ogni messa ha tenuto un’omelia. E poi, dato che si è radunata molta gente, ha dovuto stare in piedi per molto tempo".

E non so se dovremo pregare affinché questo sacerdote non perda mai la consapevolezza di stare attualizzando il sacrificio di Cristo. E che la cosa più importante non sia la liturgia della parola né, non so, la serie di avvisi parrocchiali che ci vengono comunicati, ma che la cosa più importante sia la doppia consacrazione. Quel momento in cui si consacrano separatamente il pane e il vino, che simboleggiano la separazione cruenta del corpo e del sangue di Gesù sul Calvario. E la saggezza divina ha trovato un modo meraviglioso per rendere presente quel momento.

Il mese di Nisan

Nessuno di noi era presente lì nell’anno 33, il 14 del mese di Nisan, a Gerusalemme, dalle 12:00 alle 15:00. No, non c’eravamo. Ma si dice: "Guardi, ora le darò l’opportunità di esserci davvero. Lei sarà presente al sacrificio del Calvario. Partirà con la sua fede come se salisse su un’astronave che la trasporterà attraverso il tempo e lo spazio e la porterà a Gerusalemme in quel giorno e a quell’ora. E la sua fede le dirà: 'Ecco, lei è qui'».

"Eccovi qui, e non c’è nessun altro Cristo che muoia nella pienezza dei tempi». Quando l’asse della Terra inizia a far ruotare ogni cosa attorno alla croce di Cristo, tutto trova lì la sua soluzione.

Ecco perché il sacerdote, dopo aver compiuto la doppia consacrazione, dice: "Questo è il sacramento della nostra fede". Un mistero. Sacramento significa mistero. Un mistero: io vedo una cosa, ma c’è molto di più. "Della fede", perché non stiamo realizzando effetti speciali. Non stiamo proiettando un video né riproducendo i rumori del martello mentre inchiodavano Cristo, né le grida dei soldati o della folla, né le sette parole di Gesù, vero? Non stiamo dicendo: "Il sangue sta scorrendo, in questo momento sta, non so, pronunciando questa o quella parola", vero?

Ma la fede ci dice che nella doppia consacrazione il corpo e il sangue di Cristo sono separati. Pertanto, Cristo è morto, è appena morto. È appena morto, è morto. Il celebrante dice: "Questo è il sacramento della nostra fede, annunciamo la tua morte". Sì, sei morto. Ed è un mistero così profondo che ci induce poi a dire: "Ma proclamiamo la tua risurrezione".

È risorto. Il Risorto è lo stesso che era morto; per questo il Risorto si manifesta con i segni dei chiodi e delle piaghe sulle mani e sul costato. E concludiamo dicendo: "Vieni, Signore Gesù". Vieni a instaurare il tuo regno, il tuo regno definitivo. È già così, il vostro regno ha già avuto inizio, ma venite a stabilirlo pienamente.

Cosa succede durante la Messa?

Ecco perché è davvero positivo che attribuiamo grande valore alla Messa. Speriamo di poterla comprendere; intendo dire che non la comprenderemo mai appieno, ma almeno un po’ meglio. Con l’aiuto di Dio e dello Spirito Santo, speriamo di comprendere un po’ meglio la Messa e di vederla come un’enorme, grandissima manifestazione dell’amore di Dio, un’esplosione d’amore.

E che comprendiamo anche quanto possa essere simile al dolore di Cristo quando non apprezziamo la Messa o semplicemente quando non vi partecipiamo, quando non la consideriamo come un momento assolutamente prioritario che dà senso non solo alla domenica, ma all’intera settimana.

Cosa accade durante la Messa? Come dicevamo, Cristo muore e, di conseguenza, si aprono per noi le porte del cielo, che erano state chiuse a causa del peccato dei nostri progenitori. Ancora una volta, possiamo ora entrare in cielo perché Gesù ha pagato il nostro riscatto con il suo amore infinito.

E inoltre, salviamo e liberiamo le anime dal purgatorio. Ecco perché è così bella questa usanza secondo cui, quando c’è un defunto, si cerca sempre, sempre di far celebrare una messa e poi, se possibile, magari una novena di messe, oppure una volta al mese, o ancora ogni anno, perché ogni messa libera le anime dal Purgatorio. Forse quella persona, questo nostro parente, o chiunque altro, si trova ancora in Purgatorio. Ebbene, "Le offro, Signore, questa Messa per il mio defunto nonno".

Lo aiuterò a uscire dal purgatorio, oppure aiuterò altre anime a uscire dal purgatorio. E quando mi presenterò al mio giudizio, forse lì troverò dei santi che mi diranno: "Parleremo molto bene di lei perché ci ha aiutati a uscire dal Purgatorio". Perché ha offerto anche la Messa per noi, i defunti.

La Messa: una Messa vale più delle preghiere individuali. Non è vero? Non perdiamo la consapevolezza sacramentale della Messa; la Chiesa è infatti sacramentale. E spesso si sente dire: "No, è che sono già andato, ad esempio, alla fiera di Tepalcingo". Beh, allora è andato a fare acquisti o a fare cosa? "No, è che sono andato a vedere Gesù Nazareno". Va bene, ma è andato a Messa o non è andato a Messa? "È che sono andato alla processione". Ma è andato a Messa o non è andato a Messa? Perché tutto il resto non è l’atto di Cristo, non è l’azione di Cristo, di valore infinito.

In un libro sulla Messa si legge: "Dopo la consacrazione, come sulla croce, tutto si è compiuto. Egli si incarna nelle mani del sacerdote come nel seno di Maria. Tutti noi siamo colmati di grazia e il Signore è con noi". Ecco Gesù che compie il bene, guarisce ogni sorta di male, opera ogni genere di prodigi, ridà la vista ai ciechi, moltiplica il pane, placa le onde delle passioni e dei dolori, risuscita i morti alla vita della grazia.

Donandosi interamente come nel Cenacolo, consegnandosi come nel Giardino degli Ulivi, tacendo come a Gerusalemme, elevandosi come sul Calvario, versando il proprio sangue come sulla croce, glorioso e vivo come nel giorno della sua vittoria, riversando su ogni creatura la sua benedizione, il suo Spirito e la sua grazia. Oh, profondità dei misteri di Dio. Chi non si sentirà sopraffatto al solo pensiero di questo sacrificio, nel quale Dio non cessa di compiere ciò che ha compiuto una volta per tutte sul Calvario, facendosi Egli stesso tempio, altare, sacerdote e vittima?

Dio dona tutto

Dio dona in modo consono a chi è, non è vero? Dio dona in modo infinito. Dio compie miracoli davvero incredibili. Non solo perché rimane presente nel pane con il suo corpo e il suo sangue, la sua anima e la sua divinità, ma anche perché rende attuale il suo sacrificio. Quanto è grande questo miracolo? Se ci mettiamo a riflettere, ad esempio, quanti tabernacoli ci sono? Cioè, qui in questa casa c’è questo, c’è quello dell’amministrazione, c’è quello della scuola, ci sono quelli della casa di ritiro.

Bene, e in tutti quei tabernacoli c’è un calice che contiene molte ostie? E in ogni ostia c’è Gesù, ed è presente anche in ogni frammento di ogni ostia; se l’ostia viene spezzata, la sua presenza si moltiplica. Ebbene, e se lo moltiplicasse per tutti i tabernacoli del mondo? Questo qui, che miracolo! Insomma, che miracolo incredibile.

Ebbene, tutto ciò deriva dal grande miracolo dell’amore di Dio. E potremmo dire lo stesso, proprio in questo momento, qui dove ci troviamo, a questa latitudine, a quest’ora: ci saranno, non so, 10, 15, 20 mila messe che si stanno celebrando in questo istante. E tra un’ora ce ne saranno altre 10, 15, 20. Dove? Beh, non lo so, in Africa, in Australia, in Giappone, o forse proprio qui, perché magari c’è una messa serale e, beh, in questo momento ci saranno sicuramente molte messe in corso in Messico, proprio perché è l’ora della messa serale.

Il sacrificio del Calvario

E che miracolo, non è vero? Che il sacrificio del Calvario si stia rendendo presente qui e là, cento volte, mille volte… e chi può fare una cosa del genere? Ebbene, solo la potenza di Dio: un miracolo di prim’ordine.

E allora diremo: "Non posso certo sminuire il dono di Dio", non è vero? Sarebbe molto triste se la vedeste, ad esempio, come un semplice obbligo. "È che devo andarci". Non è che voi facciate un favore a Dio andando a Messa, è Lui che vi fa un favore immenso, invitandovi. C’è un invito, dice: "Venite al mio sacrificio, restate con me". Non fate come Pietro e gli altri apostoli che se ne andarono, non presero parte al sacrificio; rimasero solo Maria, Giovanni e le sante donne.

Gli apostoli, tutti gli altri… beh, Giuda se n’era già andato per impiccarsi, ma gli altri dieci fuggirono spaventati. E Gesù ci dice: "Vedete, ci riprovo, vi chiamo di nuovo, sono di nuovo con voi, voglio di nuovo che mi accompagniate, consolatemi, approfittate di tutte le grazie che sto per effondere in questa Eucaristia".

In primo luogo, perché si unirà alla lode che sto rivolgendo al Padre celeste e, di conseguenza, adempirà il suo primo dovere in quanto creatura, ovvero glorificare Dio. "Ma io posso pregare molto bene anche a casa mia". Sì, ma con chi non sta pregando? Sta pregando con Cristo, unito a Cristo, insieme a tutta la Chiesa. E ciò che lei prega è, appunto, una preghiera personale. Questo è il momento della redenzione, la pienezza dei tempi. È qui che si riversano sul mondo tutti i beni, tutte le grazie.

Allora, aiutateci, Signore, a capire almeno un po’, aiutate tutti i fedeli cristiani, aiutate tutti i sacerdoti, affinché non trasformiamo la Messa in qualcosa di banale, di superficiale, in qualcosa di puramente umano, non è vero? Come se fosse uno spettacolo in cui l’importante è il sacerdote, non è vero? L’importante non è il sacerdote.

Se l’importante fosse il sacerdote, allora faremmo come fanno i pastori protestanti, i quali, quando terminano la loro… non so come si chiami, la loro celebrazione domenicale o le letture dei salmi e i canti, si recano all’ingresso della chiesa e si dedicano a salutare tutti i fedeli.

No, qui il punto è che "non sono andato a trovare il parroco tal dei tali". No, no, non sono andato a trovare il sacerdote; non è detto che debba venire a salutarmi: sono andato a trovare Cristo, a stare con Cristo. E, pertanto, il sacerdote è secondario. "È solo che non mi piace il suo tono di voce", non importa. Purché sia un sacerdote validamente ordinato, sta rendendo attuale il sacrificio di Cristo.

Che questo sia il momento propizio, il tesoro più grande. C’è un autore che dice: "All’ora della vostra morte, il vostro più grande conforto saranno le messe che avrete ascoltato con devozione nel corso della vostra vita. Ogni messa che avete ascoltato vi accompagnerà al tribunale divino e lì intercederà per voi affinché otteniate il perdono". Ecco, il vostro più grande conforto. Non tanto, non so, un’opera di carità che ho compiuto, vero? Perché mi trovo nel momento in cui Gesù sta offrendo se stesso al Padre e io mi sono unito a Lui, ho partecipato con devozione. È davvero una fortuna che abbiamo questa consapevolezza.

Ebbene, speriamo di poter dire: "La Messa è il centro della mia vita". A San Josemaría piaceva dire proprio così: "Insomma, che sia il centro della vostra vita". Non c’è nulla di più importante, né oggi, né domani, né quando avrò terminato gli studi, né in nessun altro momento, che partecipare alla Messa. Fate in modo che la Messa sia il centro della domenica. "È che non ho avuto tempo di andare a Messa". Ebbene, mettetela al primo posto e vedrete che avrete sempre tempo. Se la mettete al primo posto, cioè al centro, tutto il resto ruota attorno alla Messa, come i pianeti ruotano attorno al sole.

Cercheremo di evitare la routine e parteciperemo con entusiasmo. Forse, non so, non devo per forza cantare o non devo, non so, rispondere a voce troppo alta, ma quello che devo fare è essere consapevole di ciò che sto facendo. Prestare attenzione, attenzione interiore. Anche esternamente non starò certo a sbavare, no? Ma potrei stare lì a guardare davanti a me e avere la testa tra le nuvole. Cercherò di… ehm… partecipare davvero, prendendo parte al sacrificio.

Prestare attenzione alla preparazione e alla puntualità. Non è vero? Insomma, ho pensato: «Cosa farò, dove mi troverò? Andrò al sacrificio di Cristo, mi unirò a Lui, arriverò con largo anticipo». Infatti, molte volte, se arrivo in ritardo, non trovo più posto a sedere e finisco per stare molto scomodo. No, arrivi presto, non arrivare in ritardo perché finirai laggiù, in mezzo alla folla che sta in fondo, e continuano ad arrivare persone in ritardo e così ti distrai. Beh, sono arrivato presto e ho trovato un buon posto.

Posso anche partecipare con un’intenzione specifica, dicendo: "Gesù, ti offro questa Messa proprio per questa mia necessità, per questa persona, per la Chiesa, per il Papa, per le anime del Purgatorio o per quel mio parente che è venuto a mancare". Ebbene, l’intenzione è proprio quella di offrirla; cerchiamo quindi di non mancare all’appuntamento domenicale.

Ed è proprio così che si misura la Messa, ovvero l’importanza che attribuisco a Dio, non è vero? E l’importanza che attribuisce anche ogni cristiano. Ebbene, la Messa è per me, per voi, per ciascuno di noi: è la vostra Messa, è la Messa in cui vi unite a Gesù.

E a Papa San Giovanni Paolo II piaceva dire che ciò che è accaduto sul Calvario si ripete anche in ogni celebrazione. Non solo la morte di Cristo, ma anche, ad esempio, la presenza di Maria. Maria è sul Calvario, Maria è in ogni Messa, è l’unica che non manca mai alla Messa. Potrebbe esserci solo una signora anziana alla Messa, o magari nessuno; oppure c’era una persona, ma era un turista e se n’è andato.

Ebbene, ma c’è Maria: lei non manca mai a nessuna Messa, proprio come era presente sul Calvario e da allora in poi. Il Papa dice anche che lì Gesù ripete le parole che disse a Giovanni: "Ecco tua madre; ecco, io te la affido". Tra la consacrazione del pane e quella del vino, Gesù è crocifisso, ma non è ancora morto.

Ed è proprio in quel momento che pronuncia quelle parole: "Donna, ecco tuo figlio" e "ecco tua madre", perché in quel momento me la sta donando, in questo istante la sto ricevendo e provo questa gioia e ho cercato, insomma, di vivere così, con raccoglimento, la celebrazione, eh, dal profondo, perché mi sono preparata, perché forse già da sabato sto pensando: "A che ora andrò a messa domani?" e "Come faccio a sbrigarmi per avere tempo a sufficienza e non dover correre da una parte all’altra?".

E "cercherò di arrivare un po" prima e mi dedicherò a pregare un po"" oppure posso dire «avrò un messale o cercherò su Internet quale sia la Messa di domani, quale sia il Vangelo di domani e quali siano le preghiere proprie di domani, ci rifletterò un po’ sopra e pregherò un po’ con quelle preghiere».

»Ma prima di tutto, mi metterò in sintonia con il cuore di Gesù che si offre al Padre e ci salva; e voi non siete più puramente terreni, non siete nemmeno più puramente psichici, siete di natura divina, perché Gesù, morendo, ci ha donato la capacità di essere anche noi figli di Dio».


Ricardo Sada Fernández, sacerdote messicano della Prelatura della Santa Croce e dell’Opus Dei, è ingegnere informatico e dottore in Teologia. Ordinato nel 1981 e con una lunga esperienza come predicatore e direttore spirituale, è autore di diversi libri ed è noto per il suo sito web www.medita.cc, che pubblica quotidianamente meditazioni in formato audio.



Papa Leone XIV prega per i sacerdoti in crisi

All'inizio della Pasqua, il Papa Leone XIV ha annunciato la sua intenzione di preghiera per il mese di aprile, dedicata ai sacerdoti in crisi, aprendo uno spazio di riflessione sulla necessità di prendersi cura di loro, ascoltarli e accompagnarli.  

Attraverso la Rete Mondiale di Preghiera del Papa - con l'aiuto della campagna Preghi con il Papa- il Santo Padre ha invitato i fedeli e le persone di buona volontà a fermarsi per un momento in preghiera, per riconoscere e approfondire la consapevolezza che dietro ogni ministero c'è una vita che ha bisogno di vicinanza e ascolto.

Nella sua preghiera, il Santo Padre ha rivolto un profondo appello ai sacerdoti che stanno attraversando momenti difficili: «quando la solitudine pesa, i dubbi oscurano il cuore e la stanchezza sembra più forte della speranza». Papa Leone XIV ha ricordato che i sacerdoti «non sono né funzionari né eroi solitari, ma figli amati, discepoli umili e amati, e pastori sostenuti dalle preghiere del loro popolo».

Inoltre, Papa Leone XIV ha sottolineato l'importanza di riscoprire la dimensione comunitaria del ministero sacerdotale. In particolare, ha invitato i fedeli ad «ascoltare senza giudicare", essere grati senza pretendere la perfezione e accompagnare con vicinanza e preghiera sincera», riconoscendo che la cura dei sacerdoti è una responsabilità condivisa da tutto il Popolo di Dio.

Nella sua preghiera, il Papa ha pregato soprattutto affinché i sacerdoti possano contare su «amicizie sane, reti di sostegno fraterno» e sulla grazia di riscoprire la bellezza della loro vocazione.

Papa Leone XIV chiede di sostenere coloro che sostengono

Il direttore internazionale della Rete Mondiale di Preghiera del Papa, Padre Cristobal Fones, ha notato che questa intenzione di preghiera gli sta particolarmente a cuore: «Il Papa ci ricorda che dobbiamo sostenere fraternamente coloro che sostengono. Io stesso lo sento molto vicino, per tanti miei colleghi sacerdoti e amici che stanno attraversando momenti difficili. È fondamentale ricordare l'importanza dell'accompagnamento umano, dell'amicizia sincera e, soprattutto, del sostegno con la preghiera. I sacerdoti hanno bisogno di sapere che non sono soli».

Alla luce del recente magistero della Chiesa - dal Concilio Vaticano II agli insegnamenti dei papi recenti - si sottolinea che il sacerdote è un uomo fragile che ha bisogno di misericordia, vicinanza e comprensione. 

Per questo motivo, si insiste sul fatto che non devono affrontare i momenti di scoraggiamento da soli, ma lasciarsi accompagnare e sostenere dalla comunità. La fraternità sacerdotale, la vita condivisa e la preghiera del popolo di Dio appaiono quindi come fonti essenziali di grazia, capaci di rinnovare la loro vocazione e di sostenerli nella loro missione quotidiana.

«Non temete la vostra fragilità: il Signore non cerca sacerdoti perfetti».»

Una Chiesa sinodale è anche una Chiesa che cura e sostiene la vocazione dei sacerdoti, aiutandoli ad essere pastori migliori, fratelli migliori, persone migliori. Papa Francesco, nel Video del Papa di luglio 2018, ha già mostrato la sua preoccupazione per i suoi fratelli sacerdoti, iniziando il suo discorso con: «la stanchezza dei sacerdoti... Sa quanto spesso ci penso?.

Il 27 giugno 2025, lo stesso Papa Leone XIV, in occasione della Giornata di Santificazione Sacerdotale, si rivolse ai sacerdoti con le parole: «non abbiate paura della vostra fragilità: il Signore non cerca sacerdoti perfetti, ma cuori umili, aperti alla conversione e pronti ad amare come Lui stesso ci ha amato». 

Lo stesso Leone XIV, il 26 giugno 2025, si rivolse anche ai partecipanti all'incontro internazionale Sacerdoti felici: li chiamo amici (Gv 15, 15), promosso dal Dicastero per il Clero nel Giubileo dei Sacerdoti, ha detto loro: «Nel cuore dell'Anno Santo, vogliamo testimoniare insieme che è possibile essere sacerdoti felici, perché Cristo ci ha chiamati; Cristo ci ha resi suoi amici. (cfr. Gv 15, 15); è una grazia che vogliamo accettare con gratitudine e responsabilità».

La Rete Globale di Preghiera del Papa sottolinea che questa intenzione non è solo un invito a pregare, ma anche ad agire: promuovere spazi di ascolto, favorire comunità accoglienti, evitare critiche distruttive e rafforzare i legami come comunità.

I sacerdoti in crisi e il mistero della vocazione

La chiamata alla vocazione del sacerdozio chiede all'uomo che la riceve di dedicare la sua vita ad aiutare i fratelli a vivere più vicini a Dio.

Che cos'è la vocazione sacerdotale? La vocazione è un mistero d'amore tra Dio, che chiama l'uomo con amore, e l'uomo che risponde a Lui liberamente e per amore. Tuttavia, la vocazione al sacerdozio non è semplicemente una sensazione. Si tratta piuttosto di una certezza interiore nata dalla grazia di Dio, che tocca l'anima e richiede una risposta libera.

Se Dio chiama, la certezza crescerà man mano che la risposta diventerà più generosa. La chiamata al sacerdozio chiede all'uomo che la riceve di dedicare la sua vita ad aiutare i suoi fratelli e sorelle a vivere più vicini a Dio. È stato chiamato a svolgere un servizio umile a favore di tutta l'umanità, nel nome e per conto di Cristo stesso.

Quando viene ordinato sacerdote: riceve il Sacramento dell'Ordine e si prepara a prestare il suo corpo e il suo spirito, cioè tutto il suo essere, al Signore. Ne farà uso soprattutto nei momenti in cui compie il Sacrificio del Corpo e del Sangue di Cristo e quando, in nome di Dio, nella Confessione sacramentale, perdona i peccati.

Come faccio a sapere se ho la vocazione al sacerdozio?

Dio chiama tutti e alcuni con una missione specifica, pensata personalmente per loro: «ognuno per la sua strada», dice il Concilio Vaticano II con la sua chiamata universale alla santità.

Ogni credente deve discernere la propria strada, prendere la decisione di seguirla e tirare fuori il meglio, ciò che è così personale che Dio ha messo in lui, e non lasciarsi logorare dal tentativo di imitare qualcos'altro che non era destinato a lui.

Lo strumento che noi cristiani abbiamo per scoprire la nostra vocazione, che sia il matrimonio, il sacerdozio o il celibato apostolico, è la preghiera. La preghiera è assolutamente necessaria per la vita dell'anima. Questo dialogo con Dio permette allo spirito di svilupparsi. «Se dici che è sufficiente, sei perduto», ci ricorda Sant'Agostino. Prenda nota.

Preghiera per il discernimento vocazionale

Nella preghiera si attualizza la fede nella presenza di Dio e nel suo amore. Favorisce la speranza che porta a dirigere la propria vita verso di Lui e a confidare nella Sua provvidenza. E il cuore si allarga rispondendo con il proprio amore all'Amore divino.

Il nostro esempio è Gesù, che prega prima dei momenti decisivi della sua missione. Con la sua preghiera, Gesù ci insegna a pregare, a scoprire la volontà di nostro Padre Dio e a identificarci con essa. Inoltre, come raccomanda il Catechismo, nel momento del discernimento vocazionale, può essere di grande aiuto la figura del direttore spirituale, cioè la persona a cui possiamo affidarci e che ci aiuta a scoprire la volontà di Dio.

Segni professionali

Il dovere di risvegliare le vocazioni spetta all'intera comunità cristiana. Noi della Fondazione CARF sosteniamo questo impegno.

Nella formazione di una vocazione sacerdotale, alcuni aspetti o tratti generali possono essere presi in considerazione per aiutare a discernere se un uomo è chiamato da Dio al sacerdozio. Il Diritto Canonico descrive alcuni dettagli. Il punto 257 afferma: «La formazione degli studenti deve essere tale che essi si preoccupino non solo della Chiesa particolare al cui servizio sono incardinati, ma anche della Chiesa universale, e siano pronti a dedicarsi a quelle Chiese particolari che ne hanno grave bisogno».

L'amore per la Chiesa, l'Eucaristia, la nostra Beata Madre Maria, la confessione frequente, la Liturgia delle Ore, sono i chiari segni di una chiamata al sacerdozio. Il gusto per le cose di Dio può arrivare all'improvviso, come una magnifica scoperta derivante dall'incontro con Cristo, oppure può essere stato instillato nella nostra famiglia per tutta la vita. Voi, pregate per le vocazioni!



La Quaresima e il perdono di Dio

Il Quaresima è la stagione liturgica in cui la Chiesa invita i cristiani a fermarsi, a guardare la propria vita davanti a Dio e a tornare a Lui con un cuore rinnovato. Per quaranta giorni, ci viene proposto un cammino di conversione caratterizzato da preghiera, penitenza e carità. Non si tratta solo di un cambiamento esteriore, ma di una profonda chiamata a riconoscere la nostra fragilità e ad aprirci nuovamente alla misericordia di Dio.

«Tu hai compassione di tutti, Signore, e non odi nulla di ciò che hai fatto; chiudi gli occhi sui peccati degli uomini perché si pentano e li perdoni, perché tu sei il nostro Dio e Signore» (Mercoledì delle Ceneri, antifona d'ingresso).

In quel giorno, durante la celebrazione della Santa Messa, o in una cerimonia separata, i fedeli che lo desiderano si avvicinano all'altare per farsi imporre le ceneri dal sacerdote, mentre dice: «Ricordati che sei polvere e in polvere ritornerai»; oppure: «Pentiti e credi al Vangelo».

Queste due frasi non hanno un significato contraddittorio. Si completano a vicenda e, se sappiamo come metterle insieme, ci danno il significato profondo di ciò che la Chiesa vuole che viviamo in questo periodo liturgico: una nuova Conversione nella nostra vita cristiana.

Con quale disposizione dovremmo iniziare a vivere questi giorni? Josemaría Escrivá, in È Cristo che passa, n. 57, ci ricorda: «Siamo entrati nella stagione della Quaresima: un tempo di penitenza, purificazione e conversione. Non è un compito facile. Il cristianesimo non è un percorso comodo. essere nella Chiesa e lasciare che gli anni passino. Nella nostra vita, nella vita dei cristiani, la prima conversione - quel momento unico, che ognuno di noi ricorda, in cui percepiamo chiaramente tutto ciò che il Signore ci chiede - è importante; ma ancora più importanti, e ancora più difficili, sono le conversioni successive.

E per facilitare l'opera della grazia divina con queste conversioni successive, è necessario mantenere l'anima giovane, invocare il Signore, saper ascoltare, aver scoperto ciò che è sbagliato, chiedere perdono» (...).

Qual è il modo migliore per iniziare la Quaresima?

Rinnoviamo la fede, la speranza, la carità. Questa è la fonte dello spirito di penitenza, del desiderio di purificazione. Il Quaresima non è solo un'occasione per intensificare le nostre pratiche esterne di mortificazione: se pensassimo che è solo questo, perderemmo il suo significato profondo nella vita cristiana, perché questi atti esterni sono - ripeto - il frutto della fede, della speranza e dell'amore.

Per vivere questa disponibilità alla conversione, dobbiamo preparare il nostro spirito ad ascoltare con attenzione, e poi a mettere in pratica, le luci che il Signore vuole darci durante questi giorni di Quaresima. Questa disponibilità può essere riassunta in tre parole: Mi dispiace y si scusi.

Cuaresma perdón, tiempo para rezar a Dios

Quando benedice le ceneri, il sacerdote può recitare questa preghiera: «O Dio, che non vuoi la morte del peccatore, ma il suo pentimento, ascolta con bontà le nostre suppliche e degnati di benedire questa cenere che stiamo per porre sul nostro capo; e poiché sappiamo che siamo polvere e in polvere torneremo, concedici, attraverso le pratiche della Quaresima, il perdono dei peccati, affinché possiamo raggiungere, ad immagine del Tuo Figlio risorto, la nuova vita del Tuo Regno».

Tutto inizia chiedendo umilmente al Signore il perdono per i nostri peccati, per le nostre mancanze nell'amare Lui e nell'amare il prossimo. «Se, quando porta la sua offerta all'altare, si ricorda che suo fratello ha qualcosa contro di lei, lasci la sua offerta lì davanti all'altare; vada prima a riconciliarsi con suo fratello, poi torni e presenti la sua offerta».» (Mt. 5, 23-24)

Questa richiesta di perdono e il pensiero della gioia di Cristo nel perdonarci i nostri peccati, muoverà la nostra anima a perdonare con tutto il cuore le offese, le ingiustizie, i maltrattamenti, gli insulti e gli abbandoni che possiamo aver ricevuto, e a non permettere che anche il più piccolo seme di odio, risentimento e vendetta metta radici nel nostro cuore.

Perdonare come Cristo perdona noi. In questo modo avremo l'umiltà di spirito così necessaria per vivere la nostra vita in unione con Cristo, e seguendo le sue orme, che Lui ci ha indicato con queste parole: «Imparate da me, perché io sono mite e umile di cuore». E chiedendo perdono al Signore nel sacramento della Riconciliazione, la Confessione, come Leone XIV ricordò ai sacerdoti di Madrid:

«Pertanto, cari figli, celebrate i sacramenti con dignità e fede, essendo consapevoli che ciò che si produce in essi è la vera forza che edifica la Chiesa e che sono il fine ultimo a cui è ordinato tutto il nostro ministero. Ma non dimentichi che lei non è la fonte, ma il canale, e che anche lei ha bisogno di bere da quell'acqua. Pertanto, non smettete di confessarvi, di tornare sempre alla misericordia che annunciate».

Messaggi quaresimali

In molti messaggi quaresimali, i Papi ci ricordano le tre opere classiche raccomandate dai santi e dai dottori spirituali per vivere bene la Quaresima: «preghiera, digiuno, elemosina".".

«La Quaresima è un tempo propizio per intensificare la vita dello spirito attraverso i mezzi santi che la Chiesa ci offre: il digiuno, la preghiera e l'elemosina. Alla base di tutto questo c'è la Parola di Dio, che in questo periodo siamo invitati ad ascoltare e meditare più frequentemente». (Francesco, Messaggio per la Quaresima, 2017).

Perdonando e chiedendo perdono, la nostra preghiera raggiungerà il cielo; il nostro digiuno ci porterà a non cercare noi stessi nelle nostre azioni e a voler dare gloria a Dio in tutto ciò che facciamo; e la nostra elemosina sarà per accompagnare i bisognosi, per incoraggiare i peccatori a pentirsi.

La nostra preghiera è una profonda manifestazione di Fede che scaturisce dal profondo della nostra anima. Fede che ci porta ad avere piena fiducia in Cristo, a unirci a Lui nella Sua Vita, a conoscerLo meglio, e così, avremo la gioia di dissetarLo. E apre il nostro cuore ad amare il Signore con tutte le nostre forze e con il meglio di noi stessi.

Il digiuno ci porta a distaccarci da noi stessi, a cercare solo la gloria di Dio in tutte le nostre azioni, a non pensare sempre a noi stessi e a non soffermarci su preoccupazioni o ricordi inutili. Il digiuno da noi stessi e dai nostri interessi eleverà il nostro cuore, la nostra anima alla fame di amare Cristo, di vivere con Lui, e nutrirci veramente della Sua Parola, e dirgli con San Pietro: «Tu hai parole di vita eterna» (Gv. 6:68). E rinnoveremo la nostra speranza nel Signore, che ci apre l'orizzonte della Vita eterna.

Nel suo Messaggio per la Quaresima, Leone XIV ci suggerisce di vivere un'astinenza che può fare molto bene al nostro spirito:

«Per questo motivo, vorrei invitarla a una forma di astinenza molto concreta e spesso sottovalutata, ossia quella di astenersi dall'usare parole che colpiscono e feriscono il nostro prossimo. Cominciamo a disarmare il linguaggio, rinunciando alle parole offensive, ai giudizi immediati, al parlare male di chi è assente e non può difendersi, alla calunnia.

Sforziamoci invece di imparare a misurare le parole e a coltivare la gentilezza: in famiglia, tra amici, sul posto di lavoro, sui social media, nei dibattiti politici, nei media e nelle comunità cristiane. Allora, molte parole di odio lasceranno il posto a parole di speranza e di pace.  

La nostra elemosina ci porterà ad essere generosi nel servire gli altri e quindi a seguire le orme di Cristo, che ci ha detto: «Il Figlio dell'uomo non è venuto per essere servito, ma per servire e dare la sua vita in riscatto per molti» (Mt 20:28). Abbiamo intorno a noi molte persone che, oltre ad avere bisogno di aiuto materiale, in alcuni casi, hanno bisogno del nostro affetto, della nostra comprensione, della nostra compagnia. E la nostra Carità purificherà il nostro spirito, adorando Gesù nel Santissimo Sacramento dell'Altare: la più profonda elemosina d'amore che offriamo a Dio. 

Vivendo la preghiera, il digiuno e l'elemosina, accompagniamo Cristo nelle tentazioni del deserto, con la nostra Fede, con la nostra Speranza e con la nostra Carità.

Con la nostra Fede che si unisce alla sua risposta al diavolo nella prima tentazione: «L'uomo non vive di solo pane, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio» (Mt. 4:4). Una fede che ci aiuta a scoprire il suo cuore amorevole in tutte le difficoltà - in tutte le pietre che possiamo incontrare sul nostro cammino - e a portare con Lui la nostra croce quotidiana. Lui è, e sarà sempre, il nostro Pane.

Digiunando da noi stessi e nutrendoci del Suo Pane, ravviveremo la nostra speranza nell'Incarnazione di Nostro Signore Gesù Cristo, e non tenteremo Dio chiedendogli di fare cose straordinarie per abbagliarci e costringerci in qualche modo a seguirlo, come tentò di fare il diavolo nella seconda tentazione. Uniremo i nostri dolori, i nostri sacrifici e le nostre sofferenze nella nostra vita e nel nostro lavoro quotidiano, a quelli che Lui vive nella Sua ansia di redimerci dal peccato.

E lo faremo senza attirare l'attenzione su di noi, nel silenzio della nostra anima, nel segreto del nostro cuore, come Lui ci ha ricordato: «Quando aiutate, non fingete di essere tristi come gli ipocriti, che si sfigurano il volto per far vedere che digiunano» (Mt 6, 16).

Con l'elemosina dell'amore, la Carità, Gli daremo tutto il nostro cuore, Lui solo adoreremo, Lui solo serviremo, quando andremo a soddisfare i bisogni materiali e spirituali delle persone con cui viviamo, delle persone della nostra famiglia, dei nostri amici e di coloro che il Signore vuole che incontriamo sul nostro cammino. Ci sono così tanti che ci aspettano sul ciglio della strada della nostra vita, come quell'uomo maltrattato dai briganti aspettava che passasse il Buon Samaritano!

Quaresima: il peccato e il perdono di Dio

Accompagnando Cristo in questi giorni di Quaresima, viviamo con Lui il Suo trionfo sulle tre tentazioni che ci tenteranno fino alla fine del nostro viaggio sulla terra: il diavolo, il mondo e la carne, e ci prepariamo a godere con Lui del trionfo della Sua Risurrezione, in cui, oltre a queste tre tentazioni, vengono vinti la morte e il peccato. La luce della Risurrezione di Cristo acceca il diavolo nella nostra anima. Apriamo gli occhi del corpo e dello spirito all'orizzonte della Vita eterna.

Il Vangelo della quarta domenica di Quaresima racconta l'incontro del Signore con un uomo cieco dalla nascita. Gesù Cristo compie il miracolo di restituirgli la vista e ci ricorda che Lui è la luce del mondo: «Finché sono nel mondo, sono la luce del mondo».

Riempiti dalla luce del Signore, dai suoi insegnamenti, dai suoi comandamenti, non ci lasceremo ingannare dalle parole del diavolo nella terza tentazione: «Ti darò il mondo intero, tutto ciò che vedi, se mi adorerai». Non venderemo la nostra anima al diavolo e non ci lasceremo sedurre da prospettive puramente materiali e dall'autostima. che questo mondo può offrirci, e che bramano di riempire il nostro orgoglio e la nostra superbia: la nostra carne, il nostro egoismo.

Adoreremo il Signore da soli

Come possiamo superare queste tentazioni, seguire i comandamenti e vivere con Cristo, che purifica il nostro cuore, e quindi rendere la nostra vita una vera vita “nascosta con Cristo in Dio”? Il Salmo 94, 8 ci dice: «Non indurite il vostro cuore; ascoltate la voce del Signore».

Il Signore ci parla con la sua vita e con le sue parole nei Vangeli, e ci mostra anche la strada affinché possiamo vivere nascosti con Lui in Dio - «Io sono la Via, la Verità, la Vita» -: istituisce l'Eucaristia e ci invita a nutrirci del suo Corpo e del suo Sangue.

Ricevendo Cristo con fede e amore nell'Eucaristia e vivendo la Santa Messa con Lui, la nostra vita di Fede, Speranza e Carità è profondamente radicata nella nostra anima. Come e perché? Perché facciamo un atto di fede nella divinità e nell'umanità di Cristo; nelle sue parole, nella sua Risurrezione e nella Vita eterna. Cristo celebra la Messa, Cristo mangiamo e Lui è la Vita eterna.

Ricevendolo, dopo aver offerto con Lui, e mossi dallo Spirito Santo, la nostra vita a Dio Padre, viviamo la Speranza del Paradiso: “Chi mangia la mia Carne e beve il mio Sangue ha la vita eterna”; la Chiesa ci ricorda che l'Eucaristia è “il pegno della vita eterna”.

E vivendo con Cristo impariamo ad amare i nostri fratelli e sorelle, tutte le persone, come Lui le ama. Essere in grado di vivere la Messa “con Cristo, in Cristo e attraverso Cristo” è già un'anticipazione del vivere l'Amore che Dio ha per noi; e ricevere Cristo datoci in L'Eucaristia è ricevere nel nostro corpo e nella nostra anima l'Amore più grande che Cristo ci offre sulla terra: la donazione totale di tutto il suo Essere., per la nostra salvezza.

Seguendo questo percorso e rinnovando la nostra Fede, la nostra Speranza e la nostra Carità, mentre contempliamo la Passione e la Morte di Cristo, che sperimentiamo il Venerdì Santo, e nei misteri dolorosi del Santo Rosario, sperimenteremo anche, nello Spirito Santo e con la Beata Vergine, la gioia della Risurrezione.



Ernesto Juliá, (ernesto.julia@gmail.com) | Pubblicato precedentemente in Religione confidenziale.


Domande frequenti

- Qual è il significato della Quaresima?

La Quaresima è un periodo di 40 giorni prima della Pasqua, un tempo speciale per prepararci alla festa più importante del Cristianesimo: la Resurrezione di Gesù. Questo periodo di riflessione e cambiamento ha iniziato ad essere riconosciuto dalla Chiesa nel IV secolo come un momento per rinnovarsi, praticare la penitenza e avvicinarsi a Dio.<br><br>Nel Catechismo della Chiesa Cattolica (540) ci viene detto che "la Chiesa si unisce ogni anno, durante i quaranta giorni della Grande Quaresima, al Mistero di Gesù nel deserto". Proprio come Gesù trascorse 40 giorni nel deserto per prepararsi alla sua missione, noi utilizziamo questi giorni per purificare i nostri cuori, rafforzare la nostra vita cristiana e vivere con un atteggiamento penitenziale. È un momento per tornare alle origini, riflettere sulla nostra vita e rafforzare il nostro rapporto con Dio.

- Perché la Chiesa celebra la Quaresima?

La Chiesa ci invita a vivere la Quaresima come un tempo di ritiro spirituale, uno spazio per fermarsi e riflettere. È un momento per rafforzare il nostro rapporto con Dio attraverso la preghiera e la meditazione, ma anche per fare uno sforzo personale, come una sorta di "disintossicazione spirituale", in cui mettiamo da parte ciò che ci allontana da Lui.

Questo sforzo di mortificazione (come il digiuno o l'elemosina) è qualcosa che ognuno decide in base a ciò che può dare, ma sempre con generosità. La Quaresima non è solo un sacrificio, ma un'opportunità per crescere e prepararci alla grande festa di Pasqua: la Risurrezione di Gesù. È un tempo di profonda conversione, per rinnovare i nostri cuori ed essere più preparati a vivere la Domenica di Risurrezione con gioia e pace.

- Quando inizia e quando finisce la Quaresima?

La Quaresima inizia il Mercoledì delle Ceneri e termina poco prima della Messa del Giovedì Santo, la Messa della Cena del Signore. È un tempo per prepararci, in modo più intenso, a vivere la Pasqua.

- Qual è lo scopo del digiuno e dell'astinenza?

Il digiuno e l'astinenza sono modi proposti dalla Chiesa per crescere nello spirito di penitenza. Ma, al di là degli atti esterni, ciò che è importante è la conversione interiore. Non si tratta solo di ciò che facciamo all'esterno, ma di cambiare il nostro atteggiamento e di avvicinarci a Dio con il cuore. Se non c'è un cambiamento interiore, il digiuno perde il suo significato.<br><br>Oltre al digiuno dal cibo, il digiuno può essere vissuto in modo più ampio. A volte il digiuno significa rinunciare alle cose belle, come i social media, le serie, la musica o persino alcune comodità, come sacrificio per concentrarsi maggiormente su Dio.

Ma il digiuno comporta anche la lotta contro quelle abitudini o atteggiamenti che ci allontanano da Lui. Può essere un "digiuno" dal cattivo umore, dal guardarsi troppo allo specchio o dall'affrettare la preghiera. Si tratta di fare sforzi consapevoli per migliorare quegli aspetti della nostra vita che non ci aiutano ad avvicinarci a Dio.

Impressioni del calar del sole: silenzio interiore e incontro con Dio

Durante la nostra passeggiata, arriviamo al crepuscolo, di notte. Fin da quando ero bambina, mi sono sentita costretta - incoraggiata, forse sarebbe meglio - a camminare quando il giorno è già buio; e a camminare, solitaria e silenziosa, in mezzo all'oscurità, senza essere interrotta dall'illuminazione urbana. Impregnati nella notte, si sperimentano in modo diverso il battito della terra, il bagliore del sole e la luce del sole. stelle, l'aroma di tutta la creazione.

Crepuscolo, silenzio e contemplazione poetica

E che gioia, abbandonarsi alla notte senza nostalgia, entrare in essa, quasi in punta di piedi, e chiederle di renderci partecipi del suo mistero! Una gioia che forse Rainer Maria Rilke ha intravisto un giorno, quando ha scritto questi versi nel suo Poesie alla notte:

«E all'improvviso mi sono reso conto che tu cammini con me e giochi, / O tu, notte cresciuta, e ti ho guardato con stupore.... / ...lei, notte elevata, / non si vergognava di conoscermi. Il tuo respiro / mi è passato sopra. La sua serietà dilatata, condivisa / con un sorriso, mi ha penetrato».

Silenzio interiore e atteggiamento verso la notte

Alcuni accolgono la notte come un'amica, altri la evitano, come un nemico con cui non si può mai fare pace.

Chi lo accoglie in modo amichevole dispone il suo spirito a scrutare l'amore vergine nascosto nell'oscurità e nel silenzio. Forse con un certo tremore, come Rilke:

«Se tu sentissi, o notte, mentre ti contemplo, come il mio essere si ritrae di fronte all'impulso/ di volersi gettare con fiducia tra le tue braccia/ posso afferrarlo in modo che il mio sopracciglio, inarcandosi di nuovo/ salvi un flusso così vasto di sguardo?.

So che non troverò le parole per cantare la bellezza della notte - anche se chiedo aiuto ai poeti; forse perché le parole esauriscono il loro servizio nello sforzo di cercare di capirsi; e la notte è una terra di cagliata per il dialogo umano nascosto dell'anima con lo spirito, che apre e prepara l'ineffabile comunicazione - e non solo il dialogo - tra l'uomo e Dio, il suo creatore.

La notte è una creatura di Dio e, come tutte le creature, un dono di Dio all'uomo. Senza la sua oscurità, nemmeno il sole brillerebbe. Senza il riposo che ci offre, il nostro cammino sulla terra si ridurrebbe a una mera follia; tutta la nostra persona perderebbe la direzione, l'orientamento, e non solo il sistema nervoso. Il silenzio e l'oscurità della notte aprono all'uomo orizzonti illimitati, più lontani e impenetrabili di quelli nascosti nel mare agitato, e che emergono a malapena al limite delle creste delle onde dell'oceano.

La notte mantiene il silenzio

E la notte riserva un silenzio e un'oscurità per la giovinezza; un'oscurità nel silenzio per la maturità; un silenzio nell'oscurità radiosa per la pienezza della vita. La notte arricchisce il nostro sguardo; ci invita a penetrare in angoli inesplorati e gli occhi, incapaci di sopportare di guardare il sole, si aprono la strada guardando le stelle e arrivano a svelare il mistero che la notte nasconde: il mistero dell'uomo che non ha altro orizzonte che la notte. Vita eterna, Il paradiso.

Per coloro che la attendono come un nemico, l'anima della notte si esaurisce nell'oscurità e nel vuoto; e la sua immagine sembra un'anticipazione del nulla.

Silenzio e oscurità, gemellati

La notte poi appare, e appare, gemellata con il silenzio e l'oscurità. Tragicamente gemellati. Come se l'oscurità non fosse altro che il buio, e il silenzio nascondesse la minaccia del vuoto e dell'oppressione. Juan Ramón Jiménez scrisse: "Se va la notte, negro toro/ -plena carne de luto, de espanto y de misterio-, / che ha fatto un terribile, inmensamente, / al temor sudoroso de todos los caídos".

Di fronte a un tale nemico, non c'è altra soluzione che cercare di annientarlo o di fuggire da esso. La notte viene annientata riempiendola artificialmente di rumore e di falsa luce, in attesa dell'alba. Il candido silenzio borbottato diventa grida ansiose, travestite da sorrisi più o meno mascherati. E l'oscurità radiosa dell'universo a cielo aperto si trasforma in un'oscurità a tunnel che esclude le stelle dal nostro sguardo.

Il mistero della malattia

La notte assume una tonalità diversa quando il suo mistero si combina con quello della malattia. Alcuni malati attendono il suo arrivo con ansia, con un doppio timore: che il sonno non arrivi e che l'angoscia possa trasformare le ore che mancano all'alba nella figura della morte, della morte stessa; oppure che, se il sonno alla fine li supera, possa diventare l'ultimo sonno terreno.

Di notte il uomo è spudoratamente e senza vergogna consapevole della sua penuria, della sua indigenza e persino della sua miseria. Ha già scoperto, senza meravigliarsi, che ogni santo ha qualcosa - o molto - di miseria; e che ogni miserabile è nella posizione di avere qualcosa - o molto - di santo. Ha assaporato la conferma di ciò che aveva già previsto in una certa misura: che l'uomo non si ritira: coloro che rimangono sulla terraferma, quando arriva il momento di fare le loro barche verso il mare, si ritirano. mare, Il momento migliore per pescare è sempre la notte. La pesca migliore è sempre quella notturna.

La notte sarà leggera

Forse si sente più indifeso di fronte alle tante paure che lo assalgono nei momenti più inopportuni. Forse. Eppure, vale la pena di correre il rischio, affinché la notte diventi finalmente leggera, come annuncia profeticamente il Salmista: «e la notte sarà la mia luce nelle mie delizie / perché la notte, come il giorno, sarà illuminata».»; San Giovanni della Croce ha aggiunto: «O notte che hai guidato, / O notte più dolce dell'alba; / O notte che hai unito / l'amato con l'amata, / l'amata nell'amata trasformata».

anochecer dios la noche será luz silencio

In un certo senso, l'ha intravisto anche Gibran, che, in Il Profeta, ha scritto:

«Non posso insegnarle come pregano i mari, le montagne, le foreste, / Può scoprire come pregano loro. pregare nel profondo del suo cuore, / presti il suo orecchio nelle notti tranquille e sentirà mormorare, / Dio nostro, ali di noi stessi, desideriamo con il suo Volontà. (...) / Non possiamo chiederLe nulla; Lei conosce il nostro bisogno prima che nasca; / Il nostro bisogno è Lei; nel darci di più di Sé, Lei ci dà tutto».   

Dio ci ha donato se stesso nella Bambino Gesù che abbiamo cantato con le nostre labbra, adorato con la nostra intelligenza, accolto nei nostri cuori, con i pastori, con i magi, con Maria La sua luce ha illuminato l'oscurità della nostra notte?       


Ernesto Juliá, (ernesto.julia@gmail.com) | Pubblicato in precedenza su Religione confidenziale.


Perché consigliamo di ascoltare 10 minuti con Gesù ogni giorno?

I 10 minuti con Gesù (10mcJ) hanno un obiettivo: portare la vita di Cristo agli ascoltatori. Mostrare la bellezza della vita di Gesù, la sua dottrina e le sue virtù, e servire da 'altoparlante' per toccare il cuore delle persone e avvicinarle a Dio.

Inoltre, 10 minuti con Gesù ha deciso che le donazioni fatte attraverso il suo canale YouTube contribuiranno alle borse di studio finanziate dalla Fondazione CARF per i sacerdoti diocesani, i seminaristi e i religiosi e le religiose che servono la Chiesa in tutto il mondo.

Come posso fare una donazione su YouTube? Il Super grazie

Recentemente YouTube ha attivato la possibilità di inserire donazioni attraverso un pulsante chiamato Super grazieche permette ai creatori di contenuti di guadagnare e di interagire con gli utenti che vogliono mostrare loro un maggiore apprezzamento per i loro contenuti rispetto al semplice Come o Me gusta, che tutti conosciamo.

In ogni video di 10 minuti con Gesù, apparirà un pulsante di ringraziamento. Cliccando su di esso si apre l'opzione di donare diversi importi.

Cosa sono 10 minuti con Gesù?

Questo contenuto, chiamato 10 minuti con Gesù, sono audio registrati da sacerdoti con l'obiettivo di aiutare a pregare. Il progetto è nato nel 2018, su suggerimento di Maria Feria, madre e insegnante. In vista delle vacanze estive, María ha proposto al cappellano della sua scuola di registrare brevi discorsi spirituali per condividerli durante le vacanze con i suoi figli e i giovani intorno a lei.

Su insistenza della madre, Don José María García de Castro, sacerdote incardinato nella Prelatura dell'Opus Dei, ha accettato. Ha creato un primo audio, utilizzando il proprio telefono cellulare e un linguaggio semplice e accessibile. 

In quella prima occasione, Don José María pensò di parlare delle cose di tutti i giorni e di come avvicinare il Vangelo alla vita quotidiana. In particolare, raccontò il contenuto di una lettera inviatagli da un ragazzo che aveva collaborato con le suore di Madre Teresa di Calcutta in una casa per bambini a Nairobi, in Kenya. 

Nella lettera, il giovane ha raccontato al sacerdote, tra le altre cose, uno dei momenti che più lo hanno segnato durante il suo soggiorno in Africa. In particolare, quando una Suora della Carità gli chiese di tenere in braccio un bambino che non smetteva di piangere e lo invitò a dargli un po' di affetto.

Il giovane si bloccò perché il bambino era così caldo per la febbre, ma le parole della suora lo rassicurarono. Cominciò a coccolare il piccolo, ad accarezzarlo, a sorridergli, a dargli dei baci. Il bambino smise di piagnucolare e sorrise. Pochi secondi dopo, si addormentò. Tuttavia, la studentessa universitaria notò che il bambino non respirava e chiamò la Suora della Carità, che confermò la sua morte. 

"Sapeva che il bambino stava morendo e guardandomi negli occhi mi ha detto: è morto tra le tue braccia e tu hai anticipato di qualche secondo l'Amore che Dio gli darà per l'eternità", ha detto il giovane nella lettera che ha ispirato Don José María a parlare in quel primo audio su come ogni persona nella sua vita quotidiana può far progredire quel Paradiso, evitando discussioni in casa, sorridendo ai propri cari o essendo gentile con gli altri. 

I figli di Maria Feria si sono collegati al messaggio. Il sacerdote ha registrato un secondo audio e un terzo e poi molti altri.

10 minuti con Gesù continuano a crescere

Don José María contattò altri sacerdoti suoi amici per unirsi a questo entusiasmante progetto. Così è stato creato il primo gruppo WhatsApp e le persone di tutto il mondo hanno iniziato a partecipare come ascoltatori a questa iniziativa. Alla fine dell'estate del 2018, migliaia di persone ricevevano questi audio ogni giorno. I sacerdoti hanno deciso di continuare a registrare 10 minuti fino ad oggi.

Attualmente il team di 10 minuti con Gesù è in tutto il mondo. Non si conoscono, ma sono uniti da Internet e dall'amore per Gesù Cristo.

Oggi, 10 minuti con Gesù è diventato un fenomeno di massa. Ciò è dovuto alla sua capacità di adattarsi alle esigenze e agli stili di vita delle persone. Offre un comodo accesso alla spiritualità e alla riflessione in un mondo pieno di impegni. Aggiunge un'immensa varietà di canali per soddisfare un pubblico molto eterogeneo. Ed è diventato uno strumento prezioso per coloro che cercano di rafforzare la propria vita spirituale nel mezzo della vita quotidiana.

"Noi sacerdoti parliamo in modo molto strano e non vogliamo cadere in questa situazione; qui parliamo in modo chiaro e per essere compresi".

Javier Sánchez-Cervera, parroco di San Sebastián de los Reyes.
Può ascoltare 10mcJ in diverse lingue

I 10 minuti con Gesù hanno un Canale YouTube, dove ha la possibilità di godere dei contenuti. Il canale ha più di 147.000 abbonati e offre l'accesso a tutti i contenuti. Qui può trovare gli audio tradotti in inglese, portoghese, francese e tedesco.

"Nonostante tutte le difficoltà, il mondo ha 400.000 sacerdoti che adorano il Signore e si dedicano a Lui, servendo tutte le anime indipendentemente dal loro credo. E quale modo migliore per aiutare la formazione dei sacerdoti diocesani e dei seminaristi, così come dei religiosi e delle religiose, di essere formati nelle università sostenute dalla Fondazione CARF".

Javier Sánchez-Cervera, parroco di San Sebastián de los Reyes.

Canali in cui può ricevere o ascoltare i 10 minuti con Gesù  

Può ascoltare 10 minuti con Gesù su un'ampia gamma di piattaforme e applicazioni. 10mcJ ha un'applicazione dedicata che può scaricare sul suo dispositivo Apple o Android. Lì potrà ascoltare direttamente gli audio. Con questo strumento 10 minuti con Gesù porta sul suo dispositivo il contenuto di oltre 700 audio, aggiornati quotidianamente e classificati per temi, età, sacerdoti e con collegamenti ad altri contenuti relativi alla meditazione del giorno.

L'APP funziona in background, gli audio possono essere ascoltati quando lo schermo è spento o quando si aprono altre applicazioni. Inoltre, le offre diverse possibilità, come l'accesso gratuito all'audio quotidiano e suggerimenti di altri audio che possono aiutarla. Le permette anche di cercare le meditazioni nel database. E fornisce l'accesso alle citazioni delle Scritture che accompagnano ogni meditazione o qualsiasi altro testo rilevante. 

D'altra parte, ha una sezione per prendere appunti personali come un diario spirituale. Inoltre, può scaricare gli audio sul suo dispositivo per ascoltarli offline.

Sono disponibili anche altri canali per non perdere i 10 minuti con Gesù. La scelta della piattaforma dipenderà dalle sue preferenze personali e dal dispositivo che utilizza.

"Il team di 10mcJ è attualmente disperso in tutto il mondo. Non ci conosciamo nemmeno. Siamo uniti da Internet e dall'amore di Gesù Cristo. Sacerdoti e laici provenienti da Stati Uniti, Messico, Inghilterra, Spagna, Colombia, Kenya, Filippine formano il team che rende possibile a decine di migliaia di persone in tutto il mondo di trascorrere 10 minuti al giorno in conversazione con Gesù attraverso WhatsApp, Spotify, Telegram, Instagram, YouTube, Ivoox, Apple podcast, Google Podcast in cinque lingue". 

Javier Sánchez-Cervera, parroco di San Sebastián de los Reyes.

Trova il tuo momento, pensa a te stesso come se fossi con Lui e dai il giocare.

È importante notare che i promotori di questa iniziativa offrono anche un contatto diretto con i sacerdoti. Cioè, chiunque voglia contattare uno dei sacerdoti del team 10 Minuti con Gesù può farlo compilando un modulo sul sito web. 


Preghiera per il Papa

La preghiera stava già sostenendo la Chiesa primitiva. Quella stessa notte un angelo scese in prigione, svegliò Pietro, aprì tutte le porte e, dopo aver lasciato Pietro in strada, scomparve dalla sua presenza. I piani di Erode per uccidere Pietro furono frustrati; e la Chiesa iniziò a crescere in tutti i territori confinanti con Israele.

Le sfide del nuovo pontificato

Oggi non abbiamo nessun Erode che vuole eliminare il Papa, ma ce ne sono più di uno con più potere e più influenza del misero - forse il miglior aggettivo che possiamo applicare a lui - Erode, che cercano di influenzarlo a non svolgere la missione per la quale è stato scelto dal fondatore della Chiesa che lo ha scelto come capo visibile: la Chiesa di Cristo. La Chiesa Una, Santa, Cattolica e Apostolica.

Commentari e articoli che speculano sul fatto che sia conservatore, progressista, ecc. o quale etichetta possa essere applicata a lui; e quindi hanno un canale aperto per giudicarlo su ciò che può fare. Qualifiche che non hanno senso quando si tratta di vivere, o non vivere, la vita e la dottrina di Cristo.

Il peso della successione apostolica

Sin dal primo giorno del suo pontificato, mi sembra che abbia chiarito che il centro della sua intera missione, è seguire Gesù Cristo., La sua missione nella Chiesa è la stessa che Pietro ha ricevuto: «rafforzare la Fede di tutti i credenti»; e rafforzarla seguendo il Magistero della Tradizione dei duemila anni di vita della Chiesa che trasmette gli insegnamenti di Cristo.

Siamo tutti ben consapevoli dei problemi che Papa Leone XIV deve affrontare, che sono un'eredità di correnti di pensiero, comportamenti e pratiche che si sono affermate nelle varie sfere della Chiesa e della società, che hanno fatto leva sulla debolezza dei pastori; e in alcuni casi, purtroppo, non solo sulla debolezza, ma anche sul cattivo esempio.

Evangelizzare in un mondo secolarizzato

Trovare le misure migliori per risolvere tutti questi problemi, oltre a prendersi un po' di tempo per pensare, consultarsi e scoprire i canali più appropriati per implementare le possibili misure; tempo su cui il papa Leone XIV ha fatto un commento all'udienza del 28 maggio sulla parabola del Buon Samaritano.

«Possiamo immaginare che, dopo aver soggiornato a lungo a Gerusalemme, il sacerdote e il levita abbiano fretta di tornare a casa. È proprio la fretta, così presente nella nostra vita, che spesso ci impedisce di provare compassione. Chi pensa che il proprio viaggio debba avere la priorità, non è disposto a fermarsi per qualcun altro».

jornada mundial de los pobres león XIV papa

Il Papa: un uomo bisognoso di sostegno filiale

Sono passati solo cinque mesi dalla sua elezione, ed è logico rendersi conto che ha bisogno di pensare, di meditare, di consultarsi, su questioni così serie e gravi come quelle in cui si è ritrovato; e chiedere molte luci alla Santissima Trinità, Padre, Figlio e Spirito Santo.

Nell'omelia della Santa Messa all'inizio del pontificato, e dopo aver sottolineato che «Affrontiamo questo momento - si riferisce al conclave - con la certezza che il Signore non abbandona mai il suo popolo., La raduna quando è dispersa e la cura “come un pastore cura il suo gregge” (Ger 31,10)”, aggiunge:

«Abbiamo messo nelle mani di Dio il desiderio di eleggere il nuovo successore di Pietro, il Vescovo di Roma, un pastore capace di custodire il ricco patrimonio della fede cristiana e, allo stesso tempo, di guardare oltre, per sapere come affrontare le domande, le preoccupazioni e le sfide di oggi. Accompagnati dalle vostre preghiere, abbiamo sperimentato l'opera dello Spirito Santo., che ha saputo armonizzare i diversi strumenti musicali, facendo vibrare le corde dei nostri cuori in un'unica melodia».

«Sono stato eletto senza alcun merito e, con timore e trepidazione, mi presento a voi come un fratello che vuole diventare un servitore della vostra fede e della vostra gioia, camminando con voi sul cammino dell'amore di Dio, che ci vuole tutti uniti in una sola famiglia».

“Pedro estaba encerrado en la cárcel, mientras la Iglesia rogaba incesantemente por él a Dios” (Hechos 12, 5)

La preghiera come comunione e servizio

Il Papa Leone XIV chiede a tutti i cristiani di pregare affinché la grazia di Dio riempia il loro spirito quando prendono delle decisioni. sulla dottrina, sulle persone, per aiutare tutti i credenti ad essere saldi nella Fede e nella Morale, che la Santa Chiesa ha vissuto nel corso dei secoli, e per continuare a scoprire i misteri dell'amore nascosti nell'Incarnazione del Figlio di Dio. Questa è la loro missione, la missione affidata a Pietro da Nostro Signore Gesù Cristo.

Sostenere il Pontefice

E come lui, lasciamo le nostre preghiere nelle mani della Madre di Dio, Maria Santissima, come ha fatto Papa Leone XIV, quando ha pregato il Regina Coeli, alla fine della Messa all'inizio del suo pontificato: «Mentre affidiamo a Maria il servizio di Vescovo di Roma, Pastore della Chiesa universale, Dalla barca di Pietro contempliamo lei, Stella del Mare, Madre del Buon Consiglio, come segno di speranza. Imploriamo per sua intercessione il dono della pace, dell'aiuto e della consolazione per coloro che soffrono e, per tutti noi, la grazia di essere testimoni del Signore risorto.


Ernesto Juliá (ernesto.julia@gmail.com) | Pubblicato in precedenza in Religione confidenziale.