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Justin Joseph. La mia vocazione, ispirata da un beato della mia stessa famiglia

10/09/2026

Mi vocación inspirada por un beato de mi propia familia.

Justin Joseph è un giovane seminarista della diocesi siro-malabar di Idukki, nel Kerala (India). È nato ad Adimaly il 25 febbraio 1998 e ha la grande benedizione di annoverare tra i propri familiari un beato: Thevarparambil Kunjachan, molto conosciuto nella sua diocesi.

Attualmente frequenta il terzo anno del corso di laurea in Teologia presso la Pontificia Università della Santa Croce, a Roma, grazie a una borsa di studio della Fondazione CARF.

Ci racconta la sua storia su come il beato Thevarparambil Kunjachan lo abbia aiutato a maturare nella fede, nonché le sue esperienze formative tra la realtà rurale della sua terra natale, i suoi studi a Calcutta e la sua attuale esperienza nel cuore della Chiesa cattolica.

Mi chiamo Justin Joseph, seminarista della diocesi di AtoIdukki, nel Kerala (India). Sono nato il 25 febbraio 1998 nel Kerala, in una famiglia devota. I miei genitori, profondamente radicati nella loro fede, mi hanno cresciuto in un ambiente devoto che ha gettato le basi della mia vita spirituale. Da bambino ho svolto il ministero di chierichetto e ho partecipato attivamente alle attività parrocchiali, traendo gioia e ispirazione dai corsi di catechismo.

L’ispirazione del beato Thevarparambil Kunjachan nel servizio ai poveri: la vita del beato e la cerimonia di beatificazione.

La vita del beato Thevarparambil Kunjachan, un sacerdote della mia stessa famiglia che ha dedicato la propria vita al servizio e alla difesa dei poveri nel Kerala, mi ha profondamente commosso e ha gettato il seme della mia vocazione. Il suo servizio abnegato ha acceso in me il desiderio di seguire le sue orme e di servire la Chiesa. Il mio desiderio di diventare sacerdote si è rafforzato ulteriormente in occasione della beatificazione del beato Agostino Thevarparambil nel 2006.

Era un buon pastore che si prendeva profondamente cura del proprio gregge, dedicandosi in particolare alla difesa dei poveri. La sua vita santa mi ha profondamente ispirato e ha risvegliato in me il desiderio di seguire le sue orme come sacerdote. Da bambino non capivo appieno cosa fosse la beatificazione né il processo che essa comportava; tuttavia, durante la cerimonia, ascoltare il racconto della sua vita — in particolare l’immagine di lui come buon pastore e la sua vita di preghiera — mi ha profondamente affascinato e ispirato.

beato Thevarparambil Kunjachan
il beato Thevarparambil Kunjachan

La crescita nella partecipazione al servizio liturgico e nell’amore per l’Eucaristia grazie alla partecipazione attiva alla Messa.

Credo che quell’esperienza mi abbia spinto a partecipare in modo più attivo alla vita della Chiesa. Ho iniziato a collaborare nella parrocchia, prestando servizio durante la Santa Messa come chierichetto e sviluppando un profondo amore per la celebrazione dell’Eucaristia. Queste esperienze hanno rafforzato e approfondito il mio desiderio di diventare sacerdote.

Il contesto della diocesi di Idukki e le sue caratteristiche rurali, tra il rito siro-malabar e la fede semplice ma profonda della popolazione.

Dopo aver completato gli studi superiori nel 2016, sono entrato a far parte della diocesi di Idukki, che è la mia diocesi di appartenenza. La diocesi di Idukki appartiene alla Chiesa siro-malabarese ed è stata istituita nel 2003 per rispondere alle esigenze spirituali dei fedeli di questa regione montuosa del Kerala. La maggior parte degli abitanti della regione sono agricoltori, con vite strettamente legate alla terra e una fede intrecciata al loro lavoro quotidiano. Sono profondamente radicati nelle tradizioni cattoliche e hanno conservato il loro patrimonio religioso con una devozione semplice ma profonda. La diocesi continua a crescere e a fungere da dinamico centro di fede e di comunità, nonostante le sfide tipiche di una zona rurale.

Ho iniziato il mio percorso presso il Seminario Minore Mar Ephrem, a Idukki, dove ho mosso i primi passi verso il sacerdozio. Quei due anni sono stati un periodo di profonda formazione, durante il quale ho imparato non solo a pregare, ma anche a vivere una vita fondata sulla fede, sul servizio e sulla comunità. È qui che ho scoperto cosa significa essere sacerdote: l’importanza della dedizione generosa, la bellezza della fraternità e i valori che mi avrebbero guidato d’ora in poi.

Il periodo universitario: fondamentale per comprendere le realtà e le preoccupazioni dei giovani di oggi.

Dopo aver completato questa formazione iniziale, ho frequentato gli studi universitari di primo livello. Durante questo periodo, ho compreso le difficoltà e le aspirazioni dei giovani della mia età che si trovano ad affrontare le incertezze della vita. Ciò ha plasmato la mia visione di cosa significhi essere sacerdote nel mondo di oggi, aiutandomi a concepire un ministero che parli al cuore delle nuove generazioni.

Successivamente ho intrapreso gli studi di filosofia, che ho concluso nell’aprile del 2023 a Calcutta. Vivere e studiare insieme a seminaristi provenienti da tutta l’India mi ha offerto una prospettiva più ampia sul lavoro pastorale, mostrandomi come la fede metta radici in comunità diverse. Questa esperienza ha ampliato la mia visione del ministero, preparandomi a servire con maggiore comprensione, compassione e apertura nei confronti dei molteplici volti del popolo di Dio.

Studiare teologia a Roma, nel cuore del cattolicesimo.

Dopo un anno di esperienza pratica nella mia diocesi, sono stato inviato a Roma per proseguire i miei studi di teologia. Ritengo che si tratti di una grande benedizione e di una meravigliosa opportunità nel mio percorso vocazionale. Trovarmi qui, a Roma, nel cuore della Chiesa cattolica, mi permette di vivere la Chiesa in modo più diretto.

Vivere nella città dei santi e dei martiri e studiare in un luogo così ricco di storia e di tradizione ecclesiale è stata per me un’esperienza davvero significativa. Ogni giorno ho l’opportunità di imparare non solo attraverso i miei studi, ma anche grazie alle persone che incontro, ai luoghi che visito e alla fede che trovo qui.

I miei ringraziamenti ai benefattori della Fondazione CARF

Sono profondamente grato per l’opportunità di trovarmi a Roma, poiché ritengo che questa esperienza mi stia aiutando a crescere sia dal punto di vista personale che spirituale e a prepararmi in modo più approfondito al mio futuro ministero sacerdotale.


Gerardo FerraraLaureata in Storia e Scienze Politiche, specializzata in Medio Oriente. Responsabile del corpo studentesco della Pontificia Università della Santa Croce a Roma.


I beati come fonte di ispirazione per scoprire la propria vocazione

La storia di Justin Joseph dimostra come l’esempio dei santi e dei beati può continuare a essere fonte di ispirazione per le nuove generazioni. La santità non appartiene solo al passato: la vita di coloro che hanno seguito Cristo con fedeltà continua a essere fonte di ispirazione per molte persone.

Nel caso di Justin, questa esperienza assume inoltre una dimensione molto personale. Conoscere la vita del beato Thevarparambil Kunjachan e partecipare da bambino alla sua beatificazione lo ha aiutato a scoprire l’esempio di un sacerdote dedito agli altri. Il suo servizio ai più poveri e la sua dedizione pastorale hanno instillato in lui il desiderio di seguire un percorso simile.

I beati sono, proprio, testimoni del fatto che la santità può essere vissuta in circostanze concrete e vicine a noi. Giovanni Paolo II ha sottolineato, nel corso di una cerimonia di beatificazione, che coloro che vengono elevati agli altari sono «testimoni straordinari» del dono della santità, capaci di guidare anche gli altri nel proprio cammino di fede:

MESSA DI BEATIFICAZIONE DI CINQUE SERVI DI DIO

OMELIA DEL SANTO PADRE GIOVANNI PAOLO II

 Domenica 29 aprile 2001

1. "Stava già albeggiando quando Gesù si presentò sulla riva" (Jn 21, 4). All’alba, il Risorto apparve agli Apostoli, che avevano trascorso l’intera notte a pescare invano sul lago di Tiberiade. L’evangelista precisa che quella notte "non presero nulla" (Jn 21, 3), e aggiunge che non avevano nulla da mangiare. Su invito di Gesù: "Gettate la rete a destra della barca e troverete" (Jn 21, 6), obbedirono senza esitare. La loro risposta fu pronta e la loro ricompensa grande, poiché "a causa dell’abbondanza di pesci non avevano la forza di tirare su la rete" (Jn 21, 6), che era rimasta vuota durante la notte.

Come non vedere in questo episodio, che san Giovanni narra nell’epilogo del suo Vangelo, un segno eloquente di ciò che il Signore continua a compiere nella Chiesa e nel cuore dei credenti, che ripongono in Lui la loro fiducia senza riserve! I cinque servi di Dio, che oggi ho avuto la gioia di elevare all’onore degli altari, sono testimoni eccezionali dello straordinario dono che Cristo risorto concede a ogni battezzato: il dono della santità.

Beati coloro che fanno fruttificare questo dono misterioso, lasciando che lo Spirito Santo conformi la loro esistenza a Cristo morto e risorto! Beati siete voi che, come astri luminosi, risplendete oggi nel firmamento della Chiesa: Manuel González García, vescovo, fondatore della congregazione delle Missionarie Eucaristiche di Nazareth; Carlos Manuel Cecilio Rodríguez Santiago, laico; María Ana Blondin, vergine, fondatrice della Congregazione delle Suore di Sant’Anna; Catalina Volpicelli, vergine, fondatrice delle Schiave del Sacro Cuore; e Catalina Cittadini, vergine, fondatrice delle Suore Orsoline di Somasca.

Ciascuno di voi, affidandosi a Cristo, ha fatto del Vangelo la regola della propria esistenza. Così, accogliendo quella vita nuova, inaugurata dal mistero della Sua risurrezione, nella fonte inesauribile del Suo amore, siete diventati Suoi fedeli discepoli

2. "Quel discepolo che Gesù amava tanto dice a Pietro: "È il Signore"" (Jn 21, 7). Nel Vangelo abbiamo ascoltato che, di fronte al miracolo compiuto, un discepolo riconosce Gesù. Anche gli altri lo riconosceranno in seguito. Il brano evangelico, presentandoci Gesù che "si avvicina, prende il pane e glielo porge" (Jn 21, 13), ci indica come e quando possiamo incontrare Cristo risorto: nell’Eucaristia, dove Gesù è realmente presente sotto le specie del pane e del vino. Sarebbe triste se quella presenza amorevole del Salvatore, dopo tanto tempo, fosse ancora sconosciuta all’umanità.

Quella era la grande passione del nuovo beato Manuel González García, vescovo di Malaga e successivamente di Palencia. L’esperienza vissuta a Palomares del Río di fronte a un tabernacolo abbandonato lo segnò per tutta la vita; da allora si dedicò a diffondere la devozione all’Eucaristia, proclamando la frase che in seguito volle fosse il suo epitaffio: "Ecco Gesù! Eccolo lì! Non lo lasciate abbandonato!". Fondatore delle Missionarie Eucaristiche di Nazareth, il beato Manuel González è un modello di fede eucaristica, il cui esempio continua a parlare alla Chiesa di oggi.

3. "Nessuno dei discepoli osava chiedergli chi fosse, poiché sapevano bene che era il Signore" (Jn 21, 12). Quando i discepoli lo riconoscono in riva al lago di Tiberiade, si rafforza la loro fede nel fatto che Cristo sia risorto e sia presente in mezzo ai suoi. La Chiesa, da due millenni, non si stanca di annunciare e ribadire questa verità fondamentale della fede.

L’esperienza del mistero pasquale rinnova ogni cosa, poiché, come cantiamo nel Proclama pasquale: "Allontana i peccati, lava via le colpe, restituisce l’innocenza a chi è caduto e la gioia a chi è triste". Questo spirito ha animato l’intera esistenza di Carlos Manuel Rodríguez Santiago, primo portoricano elevato alla gloria degli altari. Il nuovo beato, illuminato dalla fede nella risurrezione, condivideva con tutti il profondo significato del mistero pasquale, ripetendo spesso: "Viviamo per quella notte", quella di Pasqua. Il suo fecondo e generoso apostolato consistette principalmente nell’impegnarsi affinché la Chiesa di Porto Rico prendesse coscienza di questo grande evento della nostra salvezza.

Carlos Manuel Rodríguez ha sottolineato la vocazione universale alla santità per tutti i cristiani e l’importanza che ogni battezzato vi risponda in modo consapevole e responsabile. Possa il suo esempio aiutare tutta la Chiesa di Porto Rico a rimanere fedele, vivendo con ferma coerenza i valori e i principi cristiani ricevuti durante l’evangelizzazione dell’isola.

4. María Ana Blondin, fondatrice delle Suore di Sant’Anna, è un modello di vita dedicata all’amore e animata dal mistero pasquale. Questa giovane contadina canadese propose al proprio vescovo di fondare una congregazione religiosa per l’istruzione dei bambini poveri delle campagne, al fine di sconfiggere l’analfabetismo. Con grande spirito di abbandono alla Provvidenza, che lodava per la sua "guida pienamente materna", accettò umilmente le decisioni della Chiesa e svolse fino alla morte lavori umili per il bene delle sue sorelle. Le prove non hanno mai scosso il suo grande amore per Cristo e per la Chiesa, né la sua dedizione alla formazione di vere educatrici della gioventù. Maria Anna Blondin, modello di vita umile e nascosta, ha tratto la sua forza interiore dalla contemplazione della croce, mostrandoci che la vita di intimità con Cristo è il mezzo più sicuro per portare misteriosamente frutto e compiere la missione voluta da Dio. Possa il suo esempio infondere alle religiose del suo istituto e a numerosi giovani il gusto di servire Dio e gli uomini, in particolare la gioventù, alla quale occorre offrire i mezzi per un autentico sviluppo spirituale, morale e intellettuale.

5. "Degno è l’Agnello immolato di ricevere… l’onore, la gloria e la lode" (Ap 5, 12). Queste parole, tratte dal libro dell’Apocalisse e proclamate nella seconda lettura, corrispondono anche all’esperienza mistica della beata Catalina Volpicelli. Nella sua vita, interamente consacrata al Cuore dell’Agnello immolato, spiccano tre aspetti significativi: una profonda spiritualità eucaristica, una fedeltà incrollabile alla Chiesa e una sorprendente generosità apostolica.

L’Eucaristia, che adorava a lungo e che era diventata il centro della sua vita fino al punto di formulare il voto di vittima espiatoria, fu per lei una scuola di docile e amorevole obbedienza a Dio. Allo stesso tempo, fu fonte di amore tenero e misericordioso verso il prossimo: nei più poveri ed emarginati amava il suo Signore, che contemplava a lungo nel Santissimo Sacramento.

Ha sempre saputo trarre dall’Eucaristia lo zelo missionario che l’ha portata a vivere la sua vocazione nella Chiesa, obbedendo docilmente ai pastori e dedicandosi profeticamente alla promozione del laicato e di nuove forme di vita consacrata. Senza delimitare ambiti operativi né dare origine a istituzioni specifiche, ella desiderava, come lei stessa affermava, trovare la solitudine nelle occupazioni e un lavoro fecondo nella solitudine. Fu la prima "custode" dell’Apostolato della preghiera in Italia e lascia in eredità, in particolare alle Serve del Sacro Cuore, una singolare missione apostolica, che deve continuare ad alimentarsi incessantemente alla fonte del mistero eucaristico.

6. "Sì, Signore, Tu sai che Ti amo" (Jn 21, 15; cfr. vv. 16 e 17). La triplice professione d’amore che, secondo il brano evangelico di oggi, Pietro rivolge al Signore, ci induce a riflettere su Catalina Cittadini. Nel corso della sua difficile esistenza, la nuova beata ha manifestato un amore incrollabile verso il Signore. Coloro che hanno avuto l’opportunità di conoscerla ne lodano la profonda capacità di amare, sostenuta da un grande equilibrio affettivo. Rimasta orfana in tenera età, è diventata una madre amorevole per le orfane. E desiderava che le sue figlie spirituali fossero delle "madri" a scuola e nel rapporto con i bambini.

Catalina si sforzava di appartenere a Cristo, per portare Cristo. Il suo segreto risiedeva anche nel suo legame con l’Eucaristia. Alle sue prime collaboratrici raccomandava di coltivare un’intensa vita spirituale nella preghiera e, soprattutto, un rapporto vitale con Gesù eucaristico. Quanto è attuale questo monito spirituale anche per coloro che sono chiamati a essere maestri nella fede e desiderano trasmettere alle nuove generazioni, in quest’epoca di grandi cambiamenti sociali, i valori della cultura cristiana!

7. "Di ciò siamo testimoni noi e lo Spirito Santo, che Dio dona a coloro che gli obbediscono" (Atti 5, 32). Accogliamo con gioia queste parole tratte dal libro degli Atti degli Apostoli, che hanno risuonato nella nostra assemblea. Sì, siamo testimoni dei prodigi che Dio compie in "coloro che gli obbediscono".

Confermiamo la verità di questa affermazione nella vostra esistenza, o nuovi beati, che da oggi veneriamo e invochiamo come intercessori. La vostra eroica fedeltà al Vangelo è una prova dell’azione feconda dello Spirito Santo.

Aiutateci anche noi a percorrere il cammino della santità, specialmente quando risulta difficile. Sosteneteci affinché possiamo mantenere lo sguardo fisso su Colui che ci ha chiamati. Alla vostra voce, a quella della Vergine Maria e a quella di tutti i santi uniamo anche la nostra per cantare: "A Colui che siede sul trono e all’Agnello siano la lode, l’onore, la gloria e la potenza nei secoli dei secoli" (Ap 5, 13). Amen.


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