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Da ingegnere civile a seminarista: la vocazione sacerdotale di Simon, della Tanzania

03/09/2026

De ingeniero civil a seminarista: la vocación sacerdotal de Simon John Muhangwa

Simon John Muhangwa ha studiato ingegneria civile, ha lavorato per due anni come ingegnere e aveva davanti a sé una carriera promettente. Tuttavia, fin da giovane provava un’inquietudine che non accennava a placarsi: la vocazione al sacerdozio. La sua storia è un esempio di discernimento vocazionale, di accompagnamento e di risposta a una chiamata che è cresciuta col passare del tempo.

Cosa può spingere un ingegnere civile ad abbandonare la propria professione per intraprendere il cammino verso il sacerdozio? Nel caso di Simon John Muhangwa, la risposta non è arrivata all’improvviso. La sua vocazione sacerdotale è cresciuta gradualmente, fin dall’infanzia trascorsa in una famiglia cattolica in Tanzania, passando per gli anni degli studi universitari e i primi passi nel mondo del lavoro.

Simon appartiene alla diocesi di Mwanza, in Tanzania. Dopo aver studiato ingegneria civile e aver lavorato per due anni, ha deciso di rispondere alla vocazione che avvertiva da tempo ed è stato ammesso come seminarista nel 2020. Successivamente, il suo vescovo lo ha inviato in Spagna per proseguire la sua formazione presso il Seminario internazionale Bidasoa, a Pamplona.

La sua storia dimostra che una vocazione sacerdotale può maturare anche in una vita apparentemente molto diversa e che il discernimento richiede tempo, preghiera e accompagnamento.

Una vocazione sacerdotale che ha avuto inizio in famiglia

Simon è nato il 20 gennaio 1992 nel distretto di Magu, nella regione di Mwanza. È il secondo di cinque fratelli ed è cresciuto in una famiglia profondamente cattolica.

La preghiera in famiglia ha svolto un ruolo importante durante la sua infanzia. Fin da giovane nutriva ammirazione per i sacerdoti e le persone consacrate e cominciò a chiedersi se Dio potesse chiamare anche lui.

Non ricorda esattamente quando sia nata per la prima volta l’idea del sacerdozio, ma ricorda bene quell’inquietudine interiore che è andata crescendo con il passare degli anni: «A poco a poco, una voce dentro di me mi diceva che un giorno avrei potuto diventare sacerdote».

La vocazione non fu seguita da una risposta immediata. Simone proseguì gli studi, partecipò attivamente a gruppi di giovani cattolici e assunse progressivamente incarichi di responsabilità. Proprio in quegli anni, alcuni dei suoi compagni cominciarono a dirgli che aveva la stoffa del sacerdote.

Il discernimento vocazionale: imparare ad ascoltare

Durante gli studi secondari, Simon faceva parte di un gruppo di giovani studenti cattolici ed era stato eletto loro leader. Quell’esperienza gli permise di scoprire che poteva mettere le proprie capacità al servizio degli altri. Ma lo portò anche a porsi domande più profonde sul proprio futuro.

Iniziò quindi a cercare informazioni sul sacerdozio e chiese consiglio ad alcuni sacerdoti che lo aiutarono a discernere la sua possibile vocazione. Tra questi vi era padre Christian Lupindu, cappellano della sua scuola.

Una volta tornato a casa dopo aver terminato la scuola secondaria, ha continuato a parlare delle sue preoccupazioni con i sacerdoti della sua parrocchia, i padri Bartazar Kesi e Andrea Beno.

Tuttavia, quando disse ai suoi genitori che stava pensando al sacerdozio, essi gli consigliarono di conseguire prima una laurea. Simon accettò quel consiglio, ma quel percorso, lungi dal precludergli la strada verso la sua vocazione, lo aiutò a proseguire nel discernimento.

Da studente universitario a ingegnere civile

Simon si è iscritto alla Università di Scienze e Tecnologia di Mbeya, dove ha studiato Ingegneria civile e si è laureato nel 2016.

Durante gli anni dell’università continuò a far parte di una comunità di giovani cristiani. Fu inoltre eletto responsabile del gruppo e presidente di zona della sua università. Il suo desiderio di diventare sacerdote, lungi dal svanire, continuava a crescere.

In quel periodo ha potuto contare anche sull’accompagnamento spirituale di padre Fidelis Damana, cappellano universitario e missionario. Simon ritiene che il suo aiuto sia stato determinante per progredire nel proprio discernimento vocazionale.

Questa fase della sua vita si rivela particolarmente significativa: mentre acquisiva la formazione professionale necessaria per lavorare come ingegnere, continuava a chiedersi se Dio lo stesse chiamando a dedicare la propria vita al sacerdozio.

Quando una carriera professionale non rappresenta la fine del percorso

Dopo aver terminato l’università, Simon è tornato nella sua parrocchia. Lì lo hanno incoraggiato a continuare a riflettere sulla sua possibile vocazione.

Alla fine ha iniziato a lavorare come ingegnere civile presso l’Agenzia per le strade urbane e rurali della Tanzania (TARURA), a Dodoma. Per due anni ha esercitato la propria professione. Aveva raggiunto l’obiettivo per cui si era preparato per anni: una laurea e un impiego professionale in linea con i propri studi. Tuttavia, il desiderio di diventare sacerdote continuava a farsi sentire.

Nel 2020 ha deciso di compiere un passo definitivo: è stato ammesso come seminarista nella diocesi di Mwanza. Successivamente, il suo vescovo lo ha inviato in Spagna per proseguire la sua formazione presso il Seminario Internazionale Bidasoa, a Pamplona.

La sua storia non è quella di una persona che abbia rinunciato agli studi o alla carriera professionale. Al contrario: Anche la sua esperienza come ingegnere contribuisce a plasmare la persona che lo guida nel suo percorso vocazionale.

Il discernimento richiede un accompagnamento

La storia di Simon mette in luce un aspetto fondamentale del discernimento vocazionale: spesso una vocazione non si scopre in un colpo solo. Ci sono domande che richiedono tempo, ci sono decisioni che richiedono preghiera. E ci sono momenti in cui è necessario poter contare su qualcuno che aiuti a guardare alla propria vita con il giusto distacco.

Nel caso di Simon, hanno avuto un ruolo importante i suoi genitori, diversi sacerdoti, il cappellano della sua università e le comunità cristiane di cui faceva parte. Ognuna di queste persone ha contribuito a un percorso che lo ha portato infine al seminario.

Ecco perché, Accompagnare i giovani nel loro discernimento vocazionale è anche un modo per promuovere le vocazioni sacerdotali.

Una vocazione al servizio dei giovani della Tanzania

Già durante gli anni dell’università ha maturato esperienza nell’accompagnamento di gruppi giovanili cattolici e nell’assunzione di incarichi di leadership. Desidera mettere tale esperienza al servizio della Chiesa: «Nel mio Paese, la cosa più importante e necessaria è la catechesi per i giovani».

Il suo desiderio è quello di aiutare i giovani a conoscere meglio la fede cattolica e di poter rispondere alle domande che si pongono. A tal fine, ritiene fondamentale ricevere una buona formazione.

Non si tratta solo di apprendere nozioni teologiche. Un sacerdote necessita di una formazione a tutto tondo che gli consenta di comprendere le domande delle persone che servirà e di annunciare il Vangelo nelle circostanze concrete del proprio tempo.

Fede, tecnologia e ingegneria

C’è un altro aspetto particolarmente interessante nel progetto di Simon. La sua formazione come ingegnere civile non viene meno quando intraprende il cammino verso il sacerdozio. Egli stesso esprime il desiderio di mettere le proprie competenze professionali al servizio della Chiesa e di avvicinare la fede al mondo moderno.

In particolare, si fa riferimento ai settori della tecnologia e ambiente. Questa prospettiva assume particolare rilevanza in un’epoca in cui l’evangelizzazione deve anche confrontarsi con i cambiamenti scientifici, tecnologici e sociali.

La vocazione sacerdotale non consiste nell’allontanarsi dal mondo, bensì nel essere al servizio delle persone nelle circostanze concrete in cui vivono. L’esperienza professionale di Simon potrà così diventare uno strumento in più per il suo futuro servizio pastorale.

Formarsi per servire meglio

Affinché una vocazione sacerdotale possa svilupparsi, sono necessari tempo e una formazione adeguata. Simon è stato inviato dal proprio vescovo al Seminario Internazionale Bidasoa, dove ha potuto proseguire la propria preparazione in un ambiente internazionale insieme a seminaristi provenienti da diversi paesi.

Nella sua testimonianza spiega che all’inizio ha dovuto affrontare alcune difficoltà legate alla lingua e all’adattamento alla cultura spagnola. Tuttavia, ha ricevuto aiuto per imparare lo spagnolo ed è riuscito a integrarsi progressivamente nella vita del seminario.

Ha inoltre apprezzato in modo particolare la possibilità di convivere con seminaristi provenienti da diversi paesi e di studiare presso le Facoltà ecclesiastiche dell’Università di Navarra.

Questa dimensione internazionale consente ai seminaristi di conoscere altre realtà della Chiesa e di prepararsi a prestare servizio in contesti culturali molto diversi.

Il sostegno dei benefattori della Fondazione CARF

La formazione dei seminaristi e dei sacerdoti provenienti da diocesi con risorse limitate necessita anche del sostegno di altre persone. Simon ha espresso personalmente la propria gratitudine ai benefattori della Fondazione CARF per l’aiuto che riceveva per la propria formazione, e ha menzionato in modo particolare il sostegno destinato ai seminaristi della Tanzania.

La collaborazione dei benefattori consente ai seminaristi e ai sacerdoti inviati dai propri vescovi di accedere a una formazione accademica, umana e spirituale che in seguito metteranno al servizio delle proprie diocesi.

Nel 2026, questa missione prosegue. A maggio, una trentina di benefattori della CARF ha visitato le Facoltà ecclesiastiche dell’Università di Navarra e il Seminario Internazionale Bidasoa per conoscere da vicino la realtà degli studenti che sostengono. L’Università di Navarra sottolinea che 241 studenti provenienti da 44 paesi Si sono formati quell’anno nelle rispettive facoltà ecclesiastiche grazie al sostegno dei benefattori della CARF.

Dietro ogni cifra si cela una storia come quella di Simon: una persona, una vocazione e una diocesi che attende di raccogliere i frutti di tale formazione.

Una vocazione che ha avuto inizio molto prima del seminario

La storia di Simon ci ricorda che una vocazione sacerdotale può svilupparsi in luoghi e circostanze molto diversi. È iniziata in una famiglia cattolica della Tanzania. È proseguita tra gruppi giovanili, incarichi di responsabilità, studi universitari e colloqui con i sacerdoti.

Ha intrapreso la professione di ingegnere civile, che alla fine lo ha condotto al seminario. Non è stato un percorso improvvisato. È stato un discernimento progressivo, affiancato da persone che hanno saputo ascoltare le sue preoccupazioni e aiutarlo a scoprire ciò che Dio voleva da lui.

Ora, l’aspirazione che rimane al centro della sua storia è semplice: prepararsi al meglio per poter servire la Chiesa e, in particolare, accompagnare i giovani della Tanzania.

Perché una vocazione sacerdotale non si esaurisce quando una persona entra in seminario. È l’inizio di una vita dedicata alla formazione, alla dedizione e al servizio di Dio e del prossimo.

«Per chi sono?»: la domanda che dà inizio a una vocazione

La storia di Simon si ricollega a una domanda che Leone XIV ha esposto ai vescovi spagnoli, durante il suo viaggio apostolico in Spagna, l’8 giugno 2026: «Per chi sono?». Il Papa ha spiegato che questa domanda risuona in modo particolare in molti giovani alla ricerca di un senso, di un senso di appartenenza e di una ragione per dedicare la propria vita.

Nel caso di Simon, quella ricerca non è cessata né al termine dei suoi studi di ingegneria civile, né quando ha iniziato a lavorare come ingegnere. Al contrario, quella inquietudine lo ha portato a chiedersi se Dio lo stesse chiamando a dedicare la propria vita in modo diverso.

«In questo compito, il ministero del vescovo assume una responsabilità peculiare. Siamo chiamati ad essere principio visibile di comunione, in primo luogo della comunione con Cristo, custodendo con amore la fede ricevuta, in docilità alla Parola di Dio e alla Tradizione viva della Chiesa; in secondo luogo, nella comunione con il Successore di Pietro e con la Chiesa universale, con il presbiterio e con la propria comunità diocesana, con la vita consacrata, con i movimenti, con le associazioni e con ogni carisma autentico che lo Spirito dona per l’edificazione comune. La vostra missione vi chiama a custodire l’unità, a favorire il dialogo, a sanare le fratture e ad accompagnare il cammino del popolo affidato alle vostre cure.

La comunione vissuta in questo modo possiede anche una forza missionaria. Una Chiesa riconciliata al suo interno può rivolgersi con maggiore libertà ai fratelli di altre confessioni cristiane e di altre religioni, a coloro che non credono, alle autorità civili e a tutti gli uomini di buona volontà che operano per il bene comune.

Questa chiamata ad essere segno di comunione in Cristo, camminando nell’unità e tendendo la mano al fratello che incontriamo, ci pone di fronte a un’altra sfida che oggi tocca il cuore di molti: la difficoltà di assumersi impegni definitivi e di prendere decisioni fondamentali e profonde. In tanti giovani, e non solo in loro, la domanda: “Per chi sono?” risuona come una sincera ricerca di senso, di appartenenza e di dono. Il cuore umano non si appaga accumulando esperienze, possibilità o sicurezze provvisorie, ma si appaga quando scopre una vocazione, quando comprende che la vita raggiunge la pienezza solo se è donata.

Per questo motivo, la pastorale vocazionale non può ridursi a una semplice ricerca di numeri. Essa nasce da comunità vivaci, da sacerdoti felici, da famiglie capaci di testimoniare la bellezza della fedeltà, da una Chiesa che sa mostrare con semplicità che seguire Cristo non impoverisce l’esistenza, ma la arricchisce. Laddove il Vangelo viene vissuto con gioia, servizio e comunione, anche la chiamata del Signore può essere nuovamente ascoltata come promessa di vita».

«Concludiamo questo percorso spirituale con una preghiera del santo dottore che ci ricorda che ogni rinnovamento ecclesiale nasce da un cuore configurato a Cristo: «Se mi comandi, Signore, di fare ciò che Tu hai fatto, dammi il Tuo cuore» (Sermone 57,20). Che questa sia anche la nostra supplica: Signore, donaci il tuo cuore, un cuore capace di alzare lo sguardo verso di te, di mettersi in cammino, di ascoltare, di discernere, di servire, di correggere con carità, di assistere con pazienza e di annunciare con gioia. Perché la Chiesa che riceve il cuore di Cristo porta con sé la colonna di fuoco che la guida, la sostiene, la difende e la conforta, il bagaglio necessario per affrontare qualsiasi sfida.

»Che Dio vi benedica. Grazie mille».   

Pregate per la vocazione sacerdotale

La storia di Simon ci invita inoltre a pregare per tutti i giovani che si chiedono se Dio possa chiamarli al sacerdozio. Pregare per loro, accompagnarli e favorire la loro formazione sono modi concreti per contribuire alla maturazione delle vocazioni.

La Fondazione CARF si impegna affinché i seminaristi e i sacerdoti di tutto il mondo possano ricevere una formazione adeguata e tornare poi nelle proprie diocesi per metterla al servizio delle loro comunità.

Una vocazione può nascere da un piccolo desiderio. Contribuiamo affinché possa crescere.

Desidera contribuire alla formazione dei sacerdoti?

La Sua collaborazione può consentire a un seminarista come Simon di ricevere la formazione necessaria per rispondere alla propria vocazione e servire la Chiesa ovunque il suo vescovo lo invii.

Contribuisca alla formazione dei sacerdoti per la Chiesa universale.



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