
La visita del Papa La visita alla basilica della Sagrada Familia di Barcellona ha lasciato una di quelle immagini che rimangono impresse nella memoria collettiva della Chiesa. La benedizione della torre di Gesù Cristo, la più alta del tempio progettato da Antoni Gaudí, è stata ben più di un evento architettonico o culturale. È stata un’occasione per ricordare che la fede continua a illuminare il mondo quando si esprime attraverso la bellezza, la verità e la carità.
Uno dei messaggi centrali dell’omelia è stato il paragone tra la basilica e la vita cristiana stessa. La Sagrada Familia continua a essere costruita dopo oltre centoquaranta anni. Lungi dal considerarlo un difetto, il Papa ha presentato questa realtà come un segno di speranza.
Il Chiesa è anch’essa sempre in fase di costruzione. E ogni battezzato ne fa parte come una pietra viva, chiamata a occupare un posto nel progetto di Dio.
Questa immagine riveste un significato particolare per coloro che dedicano la propria vita all’annuncio del Vangelo. La formazione cristiana non ha mai fine. Sacerdoti, seminaristi, religiosi e laici siamo chiamati a lasciarci plasmare continuamente dalla grazia per collaborare all’opera che Dio compie in ogni cuore.
L'evangelizzazione non consiste solo nel trasmettere conoscenze, ma nel contribuire affinché Cristo prenda forma nelle persone.

Riflettendo sulle parole rivolte da Dio al re Davide, il Papa ha ricordato una verità fondamentale: non siamo noi a costruire una casa per Dio; è Dio che costruisce una casa per noi.
Anche oggi il Signore continua a chiamare i giovani di tutto il mondo al sacerdozio, alla vita consacrata e a diverse forme di consegna cristiana. Lo fa nelle città moderne e nei piccoli villaggi, in famiglie tra i credenti e nei luoghi in cui la fede sopravvive a malapena.

Per questo motivo la missione di istituzioni come la Fondazione CARF assume un’importanza così particolare per la vita della Chiesa. La formazione integrale di sacerdoti, seminaristi e religiosi Non si tratta di un compito secondario. È un investimento diretto nell’evangelizzazione del mondo.
Ogni sacerdote ben formato sarà in grado di accompagnare migliaia di anime nel corso del proprio ministero. Ogni seminarista Chi riceve una solida formazione umana, spirituale, intellettuale e pastorale diventa una speranza per innumerevoli persone che un giorno troveranno in lui un pastore.
In occasione del centenario della morte di Antoni Gaudí, il Papa ha voluto ricordare il geniale architetto catalano come un uomo profondamente credente che ha messo il proprio talento al servizio di Dio.
La Sagrada Familia non è stata concepita solo per ammirare un capolavoro dell’architettura. È stata progettata per annunciare il Vangelo.
Gaudí comprese ciò che la tradizione cristiana sapeva già da secoli: la bellezza può aprire strade che a volte le parole non riescono a percorrere.
Chi entra nella basilica Scoprite una catechesi costruita con pietra, luce, colore e proporzioni. Tutto conduce a Cristo. Tutto invita alla contemplazione. Tutto parla di Dio.
Anche l’opera d’arte più bella può trasformarsi in una semplice attrazione turistica se nessuno aiuta a scoprirne il significato profondo. Per questo la Chiesa ha bisogno di sacerdoti ben preparati, capaci di spiegare la fede, di offrire un accompagnamento spirituale e di mostrare come la bellezza creata rimandi sempre alla Bellezza infinita di Dio.

Uno dei momenti più toccanti dell’omelia è stato quando il Papa ha ricordato che non si può credere in Gesù Cristo e al contempo promuovere la guerra, uccidere gli innocenti o abbandonare chi soffre.
Le sue parole risuonano con forza nel contesto internazionale caratterizzato da conflitti, persecuzioni, povertà e sfollamenti forzati.
Non è un simbolo del potere umano. È il segno di un amore che si dona fino all’estremo. È la risposta di Dio alla sofferenza del mondo.
Proprio per questo motivo la formazione dei futuri sacerdoti ed evangelizzatori non può limitarsi all’acquisizione di conoscenze teologici. Deve preparare cuori capaci di accompagnare il dolore umano, annunciare la speranza e portare il conforto di Cristo a coloro che ne hanno maggiormente bisogno.
Forse il messaggio più attuale di questa omelia è lo stretto legame tra evangelizzazione e bellezza.
In una cultura dominata dall’immagine, la Chiesa continua a trovare nell’arte, nell’architettura, nella musica e nella cultura vie privilegiate per avvicinare le persone a Dio. Tuttavia, tali vie necessitano di testimoni credibili.
La bellezza apre la porta. La verità illumina l’intelligenza. La carità trasforma il cuore.
Per questo motivo la Chiesa ha bisogno di uomini e donne ben preparati, capaci di dialogare con il mondo contemporaneo senza rinunciare alla ricchezza del Vangelo.
La Sagrada Familia, con le sue torri che si ergono verso il cielo, ci ricorda che ogni autentica evangelizzazione aiuta l’essere umano ad alzare lo sguardo. E che dietro ogni grande opera della Chiesa ci sono sempre persone che hanno risposto generosamente alla chiamata di Dio.
La costruzione della basilica prosegue. Anche la costruzione della chiesa prosegue. E per questo compito continuano a essere le vocazioni, la formazione e la generosità sono indispensabili di coloro che collaborano affinché il messaggio di Cristo giunga in ogni angolo del mondo.

[Spagnolo e catalano]
"Signore, sia glorificato il vostro nome, che è il nostro, in tutta la terra!» (Sl 8,2.10). Con la lode di questo salmo, così pieno di gioia e di stupore, vi saluto tutti, cari fratelli e sorelle. Esprimo la mia gratitudine a Loro Maestà, ringrazio il cardinale Juan José Omella, arcivescovo di Barcellona, nonché gli altri fratelli nell’episcopato e tutti coloro che si uniscono alla nostra preghiera: sacerdoti, diaconi, religiosi e religiose.
In questo pomeriggio di festa per tutta la città di Barcellona, rivolgo il mio saluto di gratitudine alle autorità pubbliche, nonché ai membri di altre comunità cristiane e di altre religioni che partecipano alla nostra celebrazione di ringraziamento.
Oggi la Basilica della Sagrada Família ci accoglie in questa splendida città, aprendo le sue porte come se fossero braccia che invitano ciascuno, presso questo altare, ad ascoltare la Parola di Dio. È un tempio che ci costituisce in una famiglia amata dal Signore, nutrita dalla Sua stessa vita nell’Eucaristia. È così che la città di Barcellona e tutta la Catalogna si riuniscono in questo tempio, segno anche di unità e di concordia, e alzano lo sguardo per incontrare il volto di Dio Padre, risplendente nel suo Figlio fatto uomo, Gesù Cristo.
Rendiamo grazie al Signore per la sua carità verso di noi e lo lodiamo per tutto ciò che compie nella nostra vita. Gli rendiamo grazie in particolare per questa straordinaria basilica, che Papa Benedetto XVI ha consacrato nel 2010, ricordando che essa è segno visibile del Dio invisibile e che per la Sua gloria si innalzano le torri (cfr. Omelia per la consacrazione, 7 novembre 2010). In continuità con la preghiera del mio predecessore, tra poco benedirò la torre più alta, quella di Gesù Cristo.
[Oggi la Basilica della Sagrada Familia ci accoglie in questa splendida città, aprendo le sue porte come se fossero le sue braccia per invitare ciascuno a questo altare, ad ascoltare la Parola di Dio. È un tempio che ci rende una famiglia amata dal Signore, nutrita dalla Sua stessa vita nell’Eucaristia. È così che Barcellona e tutta la Catalogna si riuniscono in questo tempio, segno anch’esso di unità e di concordia, e alzano lo sguardo per incontrare il volto di Dio Padre, che risplende nel suo Figlio fatto uomo, Gesù Cristo.
Mentre rendiamo grazie al Signore per la sua carità verso di noi, lo lodiamo per ciò che opera nella nostra vita. Gli rendiamo grazie in particolare per questa straordinaria basilica, che Papa Benedetto XVI ha consacrato nel 2010, ricordando che essa è segno visibile del Dio invisibile, per la cui gloria si ergono le sue torri (cfr. Omelia per la consacrazione, 7 novembre 2010). In continuità con la preghiera del mio Predecessore, tra pochi istanti benedirò la torre più alta, quella di Gesù Cristo.]
Questa chiesa è un unico edificio, composto da numerose pietre. Una casa che cresce con costanza nel corso degli anni, seguendo un unico progetto. Tutti noi siamo le pietre vive di quest’opera, che ha in Cristo il fondamento e il culmine, il principio e la fine. Molto più che un monumento, la basilica della Sagrada Familia rimane ancora oggi un’opera in costruzione, che ci ricorda come la vita cristiana sia sempre un cammino, poiché si tratta di un progetto che Dio porta avanti.
Non viviamo, dunque, in un’opera incompiuta, ma in un tempio ancora in costruzione. La sua imperfezione non è un difetto, poiché testimonia un desiderio; non indica una mancanza, ma esprime una promessa che desideriamo onorare con coerenza. La nostra gratitudine si trasforma così in impegno, mentre collaboriamo al progetto di Dio, vale a dire all’opera alla quale Egli stesso ci chiama. Poiché siamo tempio dello Spirito Santo (cfr. 1 Co 6,16.19), quest’opera coincide con la nostra vita, che Dio concepisce come un capolavoro che dobbiamo realizzare insieme e ci chiama a collaborare con Lui (cfr. 1 Co 3,9).
A questo proposito, custodiamo nel nostro cuore le parole che il Signore rivolse al re Davide: «È forse tu che mi costruirai una casa perché io vi dimori?» (2 Sam 7,5). Al contrario, «il Signore ti annuncia che ti costruirà una casa» (v. 11).
Con questo annuncio, la Scrittura ci insegna che non siamo noi a riservare un posto a Dio, come se Egli fosse un elemento di una serie o parte di un tutto più grande di Lui. È invece Dio a darci un posto, e il posto che ci dona è il suo stesso cuore: il posto del Figlio, per noi che eravamo estranei; il posto dell’Amato, per noi che siamo peccatori.
Questa Sua volontà si compie attraverso Gesù; possiamo quindi comprendere il significato di quanto abbiamo ascoltato nel Vangelo, quando il Signore dice ai farisei: «Se non credete che “Io sono”, morirete nei vostri peccati» (Jn 8,24).
Parole forti, che non sono affatto minacce, né ricatti. Sono un invito alla salvezza, ovvero un appello alla libertà da parte di Cristo, che desidera per noi il bene definitivo ed eterno.
Di fronte alla minaccia del male, il Signore è sempre con noi, sempre dalla nostra parte. “Io sono”: questo è il Nome Santissimo che Dio rivelò a Mosè dal roveto ardente, manifestando la Sua incrollabile fedeltà. Diventato uomo, Egli si fa per noi l’Emmanuele, fonte di grazia e di perdono, di salvezza e di vita nuova.
Cari fratelli, non possiamo credere in Gesù e promuovere la guerra. Non possiamo credere in Gesù e uccidere l’innocente. Non possiamo credere in Gesù e abbandonare chi soffre, chi piange, chi fugge dalla miseria.
In questa notte, dunque, la Croce di Cristo, che corona questa basilica, è la Croce degli ultimi, che diventano i primi, dei peccatori che diventano santi, dei morti che risorgono.
Le tre facciate della Sagrada Família ne sono testimonianza: il Primo si sacrifica per noi nel periodo natalizio; con il suo sacrificio ci redime attraverso la Passione; la sua morte ci dona la vita eterna rendendoci partecipi della gloria divina. Nell’ammirare la torre di Gesù Cristo, Alcem alzò lo sguardo verso Ell, Rendiamo lode a Colui che ci rivela la verità di Dio e la verità di noi stessi.
Guardando a Cristo possiamo vedere il mondo con occhi nuovi: la torre della croce diventa allora un simbolo di carità, poiché Dio ci ama in questo modo, trasformando uno strumento di morte in un segno di speranza. Nella croce di Gesù la nostra fede raggiunge il culmine, come attesta l’iscrizione che si trova alla base della guglia: “Tu solo sei il Santo, Tu solo sei il Signore, Tu solo sei l’Altissimo”. Questa croce risplende di giorno, riflettendo la luce del sole, e risplende di notte, illuminando la città come un faro affacciato sul Mediterraneo.

Sì, la luce di Cristo risplende nelle tenebre, anche se le tenebre non l’hanno accolta (cfr. Jn 1,5.11). Tuttavia, questo rifiuto non comporta l’assenza dell’amore di Dio: «Quando avrete innalzato il Figlio dell’uomo — dice il Signore — allora saprete che Io Sono e che non faccio nulla di mia iniziativa, ma parlo come il Padre mi ha insegnato» (Jn 8,28).
È necessario passare attraverso la passione del Crocifisso per essere illuminati dalla gloria del Risorto: da sempre, infatti, il Padre insegna a donare la vita e il Figlio, che la riceve da Lui, la dona a tutti con la potenza dello Spirito Santo. Ecco perché proprio la croce è il segno luminoso del Suo amore.
È la fede che dà forma alle pietre e senso all’edificio in cui viviamo insieme. Nella nostra preghiera scopriamo, quindi, il legame originario delle cose con Dio, creatore del cielo e della terra: Egli è l’artista che ha impresso il proprio splendore nel cosmo.
Creato a Sua immagine, l’uomo risponde all’opera di Dio con la propria ingegnosità: è così che l’artista trasforma il talento in lode e la creatività in testimonianza dello stesso Creatore. In qualità di architetto animato da una fede ardente, il venerabile Antoni Gaudí ha concepito questi spazi con l’intento di narrare i misteri della vita del Signore: in questo modo ci ha proposto un pellegrinaggio spirituale, che conduce all’incontro con Cristo nato, morto e risorto per noi.
Insieme a Gaudí, di cui commemoriamo il centenario della sua scomparsa, in questo pomeriggio ricordiamo e rendiamo grazie a tutti i promotori e benefattori, agli artisti e agli operai che hanno collaborato alla realizzazione di un capolavoro architettonico, che è anche un’eloquente catechesi fatta di pietre, colori e luce.
Con saggezza, la Chiesa rinnova così la Bibbia dei poveri delle antiche cattedrali, che sono esse stesse messaggi di evangelizzazione di grande ricchezza. In questa epoca dell’immagine, risulta ancora più evidente come l’arte e la bellezza siano canali preminenti di evangelizzazione.

Cari fratelli e sorelle, la bellezza di questo tempio ci incoraggia ad apprendere sempre di più dal nostro Maestro e Signore l’arte di vivere secondo il suo Vangelo. Mentre alziamo lo sguardo verso di Lui, il Crocifisso Risorto, impegniamoci a sollevare il volto di coloro che giacciono nella polvere (cfr. 1 Sam 2,8).
E dimostriamo così che la Sagrada Familia è la chiesa più alta del mondo, non per distinguersi nelle classifiche mondane, ma per guidare i passi del popolo di Dio in pellegrinaggio in questa terra della Catalogna, con la croce che illumina il cammino, come una lampada accesa nell’attesa del ritorno dello Sposo.
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