
Il viaggio apostolico di Leone XIV in Spagna nel giugno del 2026 non è stato solo un evento diplomatico o liturgico, bensì una proposta di profondo rinnovamento per la Chiesa e la società civile.
All’insegna dello slogan «Alzate lo sguardo!», ha esortato gli educatori a diventare «nuovi fili per tessere nuove reti» nell’arte del dialogo sociale, che implica incontro e ascolto, dialogo e rispetto. Con le parole di Benedetto XVI, ha sottolineato che «la fede è amore e per questo genera poesia e musica. La fede è gioia e per questo genera bellezza» (Catechesi 21 maggio 2008). E Leone XIV si è chiesto se l’Europa potesse essere se stessa senza l’impronta della fede.
Proprio nel suo discorso di saluto alle autorità, Leone XIV rivela all’Europa, grazie alla sua grande storia di mediazione tra lingue, religioni e saperi, di unione tra l’azione storica e la lucidità della ragione morale, la vocazione ad «apprezzare la complessità e studiarla» con uno sguardo rivolto al futuro. Un compito che comporta il superamento delle polarizzazioni attraverso il discernimento, «imparare ad avanzare insieme all’altro, a crescere insieme», respingere i fantasmi, i nemici e i pregiudizi, gli entusiasmi ingenui e le paure sterili, e favorire il pensiero critico e la ricerca del bene comune.
Il contributo della Spagna si articola facendo riferimento ai santi che hanno coltivato una «mistica ad occhi aperti»: san Giovanni della Croce, con il suo percorso dalle notti oscure verso la luce; Santa Teresa d’Avila, con il percorso del «castello interiore» verso il proprio cuore, per scoprire come l’universo diventi casa; sant’Ignazio di Loyola, con la sua enfasi sul discernimento. Anche oggi l’eternità può permeare la vita quotidiana, unendo, nella ricerca della santità, la preghiera e l'impegno sociale.
Nella capitale, Luigi XIV si presentò dinanzi al Parlamento come servitore della persona umana e difensore della sua dignità. Ha ricordato che una società giusta si misura in base alla sua capacità di proteggere la vita nei momenti di maggiore fragilità: «dal concepimento fino al suo naturale tramonto». Ha ammonito che la legge perde il proprio significato se diventa merce o se ignora coloro che non hanno la forza di far sentire la propria voce. Ha difeso la famiglia e la libertà di scegliere il tipo di istruzione per i propri figli.
In ambito ecclesiale, l’incontro allo stadio Santiago Bernabéu è stato definito dal Papa come un «gol straordinario della Chiesa di Madrid». In quell’occasione ha presentato uno dei suoi principi teologici fondamentali: la Chiesa come «famiglia che apprende l’arte della polifonia», dove l’unità non è uniformità, ma un’armonia che valorizza la diversità dei carismi e le relazioni tra le «persone in carne e ossa». Ha elogiato i volontari, in quanto rappresentano il «lievito della gratuità». In una società tentata dal profitto, Leone XIV ha difeso la dedizione disinteressata come tratto distintivo della «città di Dio» che deve permeare la vita pubblica.
La tappa catalana si è concentrata sulla via della bellezza come canale di evangelizzazione. Nella basilica della Sacra Famiglia, Papa Leone XIV descrisse il tempio di Gaudí come un«»opera in costruzione« che simboleggia la vita cristiana stessa: un progetto incompiuto che richiede la collaborazione di tutti in quanto »pietre vive«. Egli ha affermato che l’arte e la bellezza sono »canali eminenti di evangelizzazione» in questa epoca dell’immagine.
Nell’abbazia di Montserrat, il messaggio si è concentrato sulla riconciliazione interiore. Contemplando la Vergine con il Bambino, Leone XIV ha esortato i fedeli a «deporre le armature» del giudizio, della critica e dell’aggressività. Propose la «forza disarmata e disarmante dell’amore» come l’unica in grado di sanare le ferite causate dall’ingiustizia e dalla divisione.
Il momento culminante del viaggio, per il suo significato profetico, è stata la visita alle Isole Canarie. Situato al centro delle rotte migratorie, Papa Leone XIV ha definito l’arcipelago come un «luogo in cui il Risorto si manifesta» attraverso l’accoglienza. È stato categorico nell’affermare che «nessun essere umano è un’isola» e che il segreto del cuore risiede nella chiamata all’incontro.
Di fronte al dramma delle imbarcazioni di fortuna, il successore di Pietro, Leone XIV, ha condannato con severità coloro che «speculano sulla disperazione» e trasformano la sofferenza altrui in un business, avvertendoli che dovranno rispondere dinanzi alla giustizia divina. Ai migranti ha assicurato: «La vostra vita non è un rifiuto, la vostra dignità non si è dissolta nelle acque».
Una grande lezione che le Canarie hanno impartito alla Chiesa universale è stata l’invito a lasciarsi evangelizzare dai piccoli e dai poveri. Il Papa ha esortato i cattolici affinché l’integrazione non sia solo un compito sociale, ma un incontro spirituale in cui si riconosca la «misteriosa saggezza di Dio scritta nella carne» di coloro che soffrono.
Nel corso della sua visita, Leone XIV ha dimostrato una particolare predilezione per le persone dimenticate. Con i detenuti del carcere di Brians 1 (Barcellona) e successivamente nei suoi messaggi, ha ribadito che «gli errori della vita non determinano l’identità» e che il passato non deve condannare il futuro. Negli ospedali e a contatto con gli anziani, ha proposto una sorta di «magistero della fragilità», in cui la vecchiaia e la malattia ci ricordano la nostra reciproca dipendenza e il bisogno di Dio.
Nel congedarsi dal porto di Santa Cruz de Tenerife, e facendo riferimento al cuore di Cristo, che è il cuore del Vangelo, Leone XIV ha esortato ad aprire a tutti «questo mare d’amore». Ha ribadito il motto «Alzate lo sguardo!» proprio verso il Crocifisso, che è fonte di perdono, di riconciliazione e di pace.
La visita del Papa Leone XIV incoraggia i giovani a cercare sempre la verità, rifiutando altre vie: «Se vi allontana da Dio, non è verità!». Li esorta a diventare protagonisti del cambiamento sociale come «scintilla di un’umanità nuova», capace di cambiare la storia con l’amore.
Ramiro Pellitero
Docente presso la Facoltà di Teologia dell’Università di Navarra
(Pubblicato su «Religión confidencial», 17 giugno 2026)
Lo scorso giugno tale invito ha fatto tappa in tre città spagnole, articolandosi attorno a tre temi centrali: bellezza, accoglienza e unità. A Barcellona, la bellezza della Sagrada Familia, che Gaudí ha eretto come una preghiera di pietra, ha dimostrato che la bellezza è un’ulteriore via per giungere a Dio. Nelle Canarie, l’accoglienza si è rivolta verso il fratello più vulnerabile, cercando Cristo nello sguardo e nelle mani degli altri. A Madrid, l’unità si è presentata come segno di comunione e fermento per un mondo riconciliato. Tre città, tre gesti, un unico movimento: alzare lo sguardo.
Papa Leone XIV ci ha esortato a rialzarci. San Josemaría aveva indicato, quasi cento anni prima, verso dove rivolgere lo sguardo. E Cristo risorto, dall’alto della Croce e dal tabernacolo, ha continuato ad attirare tutto a sé.
La chiamata di Leone XIV L’impegno a formare persone capaci di dialogare, discernere e servire il bene comune trova una risonanza particolare nella missione della Fondazione CARF. Da decenni, questa istituzione promuove la formazione di sacerdoti, seminaristi e religiosi di tutto il mondo attraverso borse di studio presso l’Università di Navarra e la Pontificia Università della Santa Croce (Roma).
L’obiettivo è che tornino nelle loro diocesi con una solida preparazione umana, intellettuale e spirituale per rispondere alle sfide pastorali dei loro paesi. In un contesto caratterizzato dalla polarizzazione e dalla ricerca di punti di riferimento, la formazione di coloro che sono chiamati a servire la Chiesa costituisce un contributo concreto alla cultura dell’incontro, al dialogo e alla promozione della dignità di ogni persona, valori che Leone XIV ha ripetutamente sottolineato durante la sua visita apostolica in Spagna.
carf@fundacioncarf.orgFisso: +34 914 029 082Cellulare: +34 638 078 511Conde de Peñalver, 45.