
Ogni 6 gennaio la Chiesa celebra la festa di San Stefano, protostato e primo martire della Chiesa cristiana. Epifania del Signore, una delle solennità più antiche del calendario liturgico. Questa festa commemora la manifestazione di Gesù Cristo come Salvatore e Re universale, rappresentato in modo emblematico nell'adorazione dei Re Magi d'Oriente.
Si tratta di qualcosa di più di un ricordo devoto, è un'affermazione centrale della fede cristiana: Cristo è venuto e si manifesta per salvare tutti, senza distinzione di popoli, culture o razze.
La parola epifania deriva dal greco epifania, che significa manifestazione o apparizione. Nella tradizione cristiana, questa solennità sottolinea che il Bambino Gesù, nato a Presepe, appartiene al popolo di Israele ed è riconosciuto anche dai gentili, simboleggiati dai Re Magi. La liturgia di questo giorno pone così l'accento sulla universalità della salvezza.
Fin dai primi secoli del cristianesimo, l'Epifania ha avuto un carattere marcatamente missionario. I Magi – saggi provenienti dall'Oriente, guidati da una stella – rappresentano l'umanità che cerca la verità e che, pur non conoscendo la legge né i profeti, è in grado di riconoscere Dio quando si manifesta. Il loro pellegrinaggio verso Betlemme mostra il cammino della fede, fatto di ricerca, domande e adorazione.
I doni offerti al Bambino Gesù –oro, incenso e mirra– hanno un profondo significato teologico. L'oro riconosce la sua regalità; l'incenso, la sua divinità; e la mirra anticipa la sua Passione e Morte. Con un gesto semplice, ma carico di simbolismo, i Re Magi confessano chi è realmente quel Bambino disteso in una mangiatoia.
L'Epifania ricorda anche che la fede cristiana deve essere vissuta in modo aperto e mai con un approccio autoreferenziale. Chi ha incontrato Cristo è chiamato, come i Magi d'Oriente, a tornare per un'altra strada, ovvero vivere trasformati o trasformando gli altri per testimoniare con una vita coerente e dedicata all'adorazione del Bambino Gesù.
Vangelo secondo Matteo (Mt 2, 1-12)
«Essendo nato Gesù A Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode, alcuni magi provenienti dall'Oriente giunsero a Gerusalemme chiedendo:
— Dove si trova il Re dei Giudei che è nato? Abbiamo osservato la sua stella e siamo venuti per adorarlo.
Quando il re Erode venne a sapere questo, si spaventò, e con lui tutta Gerusalemme. Riunì i capi dei sacerdoti e gli scribi del paese e si informò da loro dove doveva nascere il Messia. Essi gli risposero:
— «A Betlemme di Giudea, poiché così è stato scritto dal profeta: “E tu, Betlemme, terra di Giuda, non sei affatto l'ultima delle città di Giuda, poiché da te uscirà un capo che pascerà il mio popolo Israele.”.
Allora Erode convocò in segreto i magi per chiedere loro con precisione quando era apparsa la stella e li inviò a Betlemme, dicendo loro:
— «Andate e informate accuratamente sul bambino e, quando lo avrete trovato, avvisatemi, affinché anch'io possa andare ad adorarlo».
Dopo aver ascoltato il re, essi si misero in cammino e, improvvisamente, la stella che avevano visto sorgere cominciò a guidarli finché non si fermò sopra il luogo dove si trovava il bambino.
Quando videro la stella, provarono una gioia immensa. Entrarono nella casa, videro il bambino con Maria, sua madre, e, cadendo in ginocchio, lo adorarono; poi, aprendo i loro scrigni, gli offrirono doni: oro, incenso e mirra. E avendo ricevuto in sogno un oracolo, affinché non tornassero da Erode, si ritirarono nella loro terra per un'altra strada.

Il racconto evangelico contrappone due atteggiamenti di fronte all'arrivo di Cristo. Da un lato, quello di Erode, che vede minacciato il proprio potere e risponde con paura e violenza. Dall'altro, quello dei Magi, che si lasciano guidare dalla luce e accolgono la verità con gioia. Questa tensione è ancora attuale: l'Epifania interpella ogni persona su come reagisce alla presenza di Dio nella propria vita.
La stella che guida i Magi occupa un posto centrale nell'iconografia e nella spiritualità di questa festa. Non si tratta solo di un fenomeno astronomico, ma di un segno della luce di Dio che guida chi cerca con cuore sincero. La liturgia presenta Cristo come “luce delle nazioni”, compimento delle promesse fatte a Israele e speranza per tutta l'umanità.
In molti paesi, specialmente in Spagna, l'Epifania ha anche una forte dimensione culturale e familiare, legata alla tradizione dei Re Magi. Tuttavia, la liturgia Si ricorda che il significato profondo della festa va oltre il folklore: celebrare l'Epifania significa rinnovare la certezza che Dio si è fatto vicino e accessibile a tutti.
La solennità invita anche a riscoprire la vocazione missionaria della Chiesa. Chiesa. Proprio come i Magi portarono con sé l'annuncio di ciò che avevano visto, i cristiani sono chiamati a essere testimoni di Cristo nel mondo, con parole e opere coerenti.
In occasione dell'Epifania del Signore, la Chiesa proclama che Dio si lascia trovare, che va incontro all'umanità e si rivela nell'umiltà. Un messaggio particolarmente rilevante in un'epoca caratterizzata dall'incertezza e dalla ricerca di senso.
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