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Una vocazione sacerdotale dal Perù: servire Dio in alto

03/02/2026

Padre Christiam Burgos rezando con fieles en una comunidad andina del Perú.

La testimonianza di Padre Christiam Anthony Burgos Effio mostra come la vocazione sacerdotale in Perù sia vissuta tra comunità isolate, povertà e fede profonda nel mezzo delle Ande.

Nel contesto del Perù rurale, un vocazione sacerdotale assume le proprie sfumature. Le grandi distanze, la scarsità di risorse e la forte identità culturale dei popoli andini fanno sì che il ministero del sacerdote debba essere vissuto nel disagio e senza contorni urbani. In questo ambiente, il sacerdote è una presenza attesa e necessaria, spesso l'unico punto di riferimento stabile per la Chiesa in territori vasti e difficili da attraversare.

In questo quadro, la vocazione è intesa come una chiamata personale e come una risposta a un bisogno concreto delle persone. Essere un sacerdote nelle Ande significa accettare una vita caratterizzata da continui spostamenti, dal contatto diretto con la povertà e da un rapporto molto stretto con i fedeli, che conoscono il loro pastore grazie alla sua parola, alla sua disponibilità e alla sua vicinanza quotidiana.

La testimonianza di Padre Christiam è proprio questa realtà. La sua storia personale è legata al territorio in cui è stato inviato e alle comunità che serve, dove la fede è vissuta con profondità e semplicità, anche in mezzo a grandi privazioni.

Una vocazione sacerdotale che nasce dalla Parola

Il padre Christiam Anthony Burgos Effio è nato a Lima il 26 agosto 1992 ed è un membro del Consiglio di amministrazione. Diocesi di Sicuani, È il maggiore di quattro figli ed è cresciuto in una famiglia cristiana nella regione andina meridionale del Paese. È il maggiore di quattro fratelli ed è cresciuto in una famiglia cristiana dove la fede era vissuta come una cosa ovvia.

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La fede familiare si esprimeva nelle pratiche religiose e anche come modo concreto di intendere la vita, il sacrificio e il servizio. In questo ambiente, la figura del sacerdote era rispettata e valorizzata come persona vicina alla gente, il che ha aiutato la vocazione a germogliare senza un rifiuto iniziale, anche se con molte domande.

Durante gli anni del discernimento, Padre Christiam imparò ad ascoltare pazientemente ciò che Dio gli chiedeva, senza prendere decisioni affrettate. La vocazione è maturata nel silenzio, nella preghiera e nel contatto con la realtà concreta della Chiesa locale, fino a diventare una scelta decisa.

Questo processo graduale è stato la chiave per affrontare in seguito le rinunce inerenti al cammino sacerdotale e per assumere la formazione come un tempo necessario di preparazione interiore e pastorale.

La sua chiamata alla vocazione sacerdotale avvenne all'età di 16 anni, durante un'Eucaristia in cui fu proclamato il Vangelo di San Matteo: "voi siete il sale della terra (...) e la luce del mondo" (Mt 5:13-16). Quella Parola non fu un impatto momentaneo, ma l'inizio di un'inquietudine costante che lo portò a considerare seriamente il sacerdozio come stile di vita.

«Credo davvero che il Signore abbia usato la sua parola per mettere in me l'inquietudine della vocazione, il desiderio di poterlo servire pienamente attraverso il suo popolo, nel ministero sacerdotale».

L'accompagnamento mariano: una presenza costante

Fin dall'infanzia, la fede appresa in casa e la devozione mariana - in particolare la recita della Santo Rosario- ha accompagnato il suo processo. Con il passare del tempo, si rese conto che Dio stava preparando la sua vocazione con calma e pazienza.

Conoce la vocación sacerdotal en Perú del padre Christiam Anthony Burgos Effio

Entrare in seminario: una scelta che richiede una rinuncia

La formazione sacerdotale non significava solo acquisire conoscenze teologiche e umane, ma anche imparare a vivere in comunità, a obbedire e a servire senza essere protagonisti. Questi anni sono stati decisivi per plasmare uno stile di sacerdozio semplice e vicina, particolarmente adatta alla realtà andina.

In un contesto in cui molte comunità vedono il sacerdote solo poche volte all'anno, la preparazione interiore assume un'importanza particolare. La forza spirituale, la costanza e la capacità di adattarsi alle situazioni difficili diventano strumenti indispensabili per il ministero.

Questa fase formativa ha permesso a Padre Christiam di affrontare la missione che lo attendeva in modo realistico, senza idealizzarla, ma anche senza paura.

La decisione di entrare in seminario è arrivata quando avevo già iniziato gli studi universitari e avevo definito dei progetti personali. Optare per il sacerdozio significava abbandonare i progetti legittimi e affrontare l'incertezza di un percorso impegnativo.

La prova più difficile è stata quella familiare. Per i suoi genitori, la decisione ha significato inizialmente la sensazione di perdere un figlio. Quel dolore si è trasformato, nel corso degli anni, in un processo di fede condivisa, vissuto in parallelo con la formazione sacerdotale di Christiam. Oggi, questa rinuncia iniziale è fonte di gratitudine e di profonda gioia.

Il periodo in seminario è stato fondamentale per maturare umanamente e spiritualmente, e per purificare la propria vocazione fino a farla diventare una risposta libera e consapevole alla chiamata di Dio.

Padre Christiam Burgos con monaguillos en una parroquia de los Andes del Perú.
Padre Christiam Anthony Burgos Effio con i chierichetti della sua parrocchia.

Ordinare e inviare: la vocazione messa alla prova nelle Ande

La sua ordinazione sacerdotale, celebrata alla vigilia del Buon Pastore, segnò l'inizio di un impegno definitivo. Da quel momento in poi, il ministero di Padre Christiam fu legato a una realtà pastorale estrema.

La sua diocesi si estende per oltre 16.700 km² e dispone di un numero molto limitato di sacerdoti per servire decine di parrocchie separate da grandi distanze. In questo contesto, il sacerdote accompagna spiritualmente e spesso deve assumere compiti educativi e sociali.

Comunità isolate e una fede che sostiene

Oltre alla parrocchia, Padre Christiam serve tredici comunità rurali. Alcune, come Paropata e Tucsa, si trovano a quasi 4.900 metri sul livello del mare e sono accessibili solo a piedi o con cavalli o muli. Si tratta di villaggi con gravi carenze materiali e sanitarie, ma con una fede viva che si esprime in usanze profondamente radicate.

In queste comunità, evangelizzare significa anche condividere il lavoro del campo, ascoltare, insegnare e sostenere la speranza. Lì, il sacerdote scopre che, mentre evangelizza, viene anche evangelizzato dalla fede semplice della gente.

Don Christiam Anthony accompagna una comunità in una celebrazione della fede negli altopiani del Perù.

Padre Christiam sta attualmente studiando diritto canonico presso l'Università di Università Pontificio della Santa Croce, a Roma, grazie al sostegno dei soci, dei benefattori e degli amici dell'Associazione. Fondazione CARF. Vive questa tappa non come un merito personale, ma come un'opportunità per formarsi meglio e servire la Chiesa del Perù con maggiore dedizione al suo ritorno.

La sua vocazione sacerdotale ha ancora un orizzonte chiaro: tornare sulle Ande e continuare a prendersi cura del popolo che Dio gli ha affidato.


Gerardo FerraraLaureata in Storia e Scienze politiche, specializzata in Medio Oriente.
Responsabile per gli studenti dell'Università della Santa Croce a Roma.


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